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venerdì 21 Gennaio 2022




Dalla terra alla tavola, il lavoro contro le discriminazioni

bottegasemplicipensieriLa terra, i suoi frutti e le tante opportunità. La storia de “La Bottega dei Semplici Pensieri” è tutta da raccontare. Una lotta contro le discriminazioni ma soprattutto un percorso che punta, attraverso la formazione e il lavoro, all’autonomia di giovanissimi affetti dalla sindrome di Down.

“Raccogliendo mi Trasformo”, grazie all’accordo con i contadini e con la Facoltà di Agraria della Federico II, ha permesso a diciannove ragazzi con sindrome di Down e con lievi ritardi mentali di seminare, coltivare e trasformare alcuni prodotti della terra realizzando vino, marmellate, farine, conserve, pani e dolci. Grazie all'impegno delle aziende e con l'aiuto della Facoltà di Agraria, dell'Istituto Sperimentale di Zooprofilassi del Meridione, i giovani sono stati impegnati per tutto il 2017 a cadenza settimanale - coadiuvati dalla curatrice del progetto, l'agronoma Elena Silvestri, e accompagnati da tutor - nei campi di Castel Volturno e nelle altre aziende agricole come Cantine Astroni nella semina, coltivazione e raccolta dei frutti. Lo scopo è stato quello di impegnarli in un percorso formativo a contatto con la natura per aiutarli a diventare autonomi e sempre verso una maggiore integrazione sociale che possa passare anche attraverso l'inclusione lavorativa in aziende specializzate. 

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Mariolina Trapanese è la presidente de “La Bottega dei Semplici Pensieri”, nonché mamma di uno dei ragazzi protagonisti di questa bella avventura.

Qual è la mission dell'associazione?

“La Bottega dei Semplici Pensieri è una associazione di volontariato senza fini di lucro costituita da familiari di persone down e/o con lieve deficit intellettivo. Opera dal 2012 a Quarto, in provincia di Napoli. Punta all’individuazione delle capacità personali dei ragazzi allo scopo di formarli professionalmente per avvicinarli al mondo del lavoro, con l’obiettivo di un inserimento sociale concreto per restituire ai ragazzi dignità e valore, rendendoli individui partecipi e non solo spettatori del proprio tempo. Fondamentale è anche la creazione di eventi di promozione e raccolta fondi per permettere il proseguimento e l'estensione delle attività a favore dei ragazzi”.

Qual è la reazione dei normodotati di fronte alle attività da voi portate avanti? C'è un risvolto rispetto al passato dal punto di vista culturale?

“La reazione è straordinaria ed è forse il cambiamento più grande che ha innescato l'associazione: la gente si sta educando a vedere i ragazzi in tutti i contesti e si sta rendendo conto che loro sanno essere molto diligenti e professionali nel svolgere le mansioni che gli sono affidate. Ci si è resi conto che imparano in fretta e rispettano il lavoro: la gente è diventata paziente e non protesta per l’attesa perché è accompagnata dal sorriso soddisfatto e amorevole dei ragazzi. Non è difficile oggi vedere uno dei ragazzi con sindrome di Down dietro a un bar a preparare un cocktail oppure al servizio ai tavoli di un ristorante, come sommelier oppure nel laboratorio di una pasticceria o in una cucina. Lo chef del ristorante Il Poggio, Michele Pelliccia, prepara egregiamente molti ragazzi in cucina con un incontro settimanale e i piatti cucinati da loro agli eventi di raccolta fondi spopolano. Ad esempio, i Sommelier dell'Associazione Italiana Sommelier Delegazione di Napoli li richiedono in alcuni eventi, mentre con un progetto di Garanzia Giovani due ragazzi sono stati impegnati regolarmente per sei mesi in un bar di Pozzuoli e in un ristorante di Napoli.

Chi sono i ragazzi beneficiari del progetto? Qual è il loro stile di vita?

“Sono ragazzi in età post scolare, che hanno dai 18 ai 28 anni, che dopo la scuola hanno trovato nell'associazione una reale formazione: nelle scuole di provenienza spesso vengono isolati e non resi partecipi delle attività formative al pari degli altri ragazzi normodotati. Tale formazione permette loro principalmente di essere più autonomi e impegnati in attività reali che gli restituiscono principalmente dignità e autostima. Seguono anche diverse attività di formazione con l'aiuto di professionisti di diversi settori oppure raggiungendo direttamente alcune aziende che offrono la possibilità di fare molta pratica e formazione, sostenendoli direttamente in diverse attività di promozione. Non mancano i momenti ludici, feste e eventi, cinema, teatro, musei, dove i ragazzi lasciano un po’ il lavoro e si divertono”. 

Brevissima carrellata dei progetti già svolti

"Semplicemente Chef", dove i ragazzi, formati dallo Chef Michele Pelliccia del ristorante Il Poggio, hanno gareggiato lo scorso anno con studenti provenienti da istituti alberghieri di Napoli e provincia presso Città del Gusto di Gambero Rosso per provare le loro nuove abilità di cucina, vincendo stage formativi presso diverse aziende del settore gastronomico. Il progetto "Kè Bar", invece, è una delle attività formative di eccellenza dove i ragazzi hanno avuto a disposizione la gestione di un bar reale che si trova all'interno di un istituto parificato di formazione professionale di Pozzuoli (la Multicenter School) che gestiscono in autonomia con la supervisione di tutor. Ma nella continua ricerca delle giuste inclinazioni naturali di ogni ragazzo, l'associazione mette in campo tante attività grazie a volontari e tutor, come ad esempio il teatro, la cura dei cavalli nel maneggio di Montenuovo (destinato per esempio ad alcuni ragazzi che hanno difficoltà verbali), il cucito e l'uncinetto (i ragazzi creano da soli le bomboniere solidali che servono sempre a rifinanziare le loro attività)”. F

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Come lavora l'associazione?

“L'associazione attualmente si avvale soprattutto del contributo delle famiglie dei ragazzi che versano mensilmente una quota per pagare la lor sede (che si trova a Quarto in corso Italia 388), del contributo dei volontari e dei tutor, ma anche di erogazioni liberali, contributi 5x1000, sponsorizzazione di aziende che sostengono gli eventi di promozione delle attività dei ragazzi, fondi provenienti da bandi pubblici o da altre fondazioni (come la Fondazione Grimaldi o la Fondazione Banco di Napoli) che supportano e finanziano i progetti a favore dei ragazzi”.

Come vedete il vostro futuro?

“Riuscire ad accedere a una grande struttura pubblica, magari una di quelle confiscate dallo Stato, per aprire una scuola professionale che accolga quanti più ragazzi e risorse territoriali, formative e lavorative possibile, facendo da trade union con le aziende e i contesti sociali”.

di Alessandro Bottone

www.labottegadeisemplicipensieri.it

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