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Giovedì 17 Ottobre 2019




Ilenia Lazzarin: impegnata come la sua Viola

ilenia lazzarin 2Occhi azzurro-viola come Liz Taylor, e un sorriso dolcissimo. Ilenia Lazzarin è la “nostra” Viola di Un posto al sole da quindici anni, da quando arrivò a Napoli da Busto Arsizio e da allora ha attraversato con compostezza ed eleganza il caos della vita a palazzo Palladini. Oggi è una giovane donna di 33 anni che vediamo alle prese con l’organizzazione del matrimonio con il magistrato Eugenio Nicotera.

Ilenia, si sta divertendo a fare i preparativi?

Sì, è molto divertente e allegro, con Paolo Romano finalmente stiamo affrontando un po’ di momenti spensierati e stiamo facendo molta commedia. E poi io so di che cosa si tratta: mi sono già sposata una volta per fiction con Marcello il fratello di Andrea, vengo da un precedente matrimonio con tutto il trambusto che comporta. In questo caso andiamo a sposarci in comune, è un po’ più tranquillo…

Possiamo stare tranquilli che con Nicotera andrà tutto bene?

Sinceramente me lo auguro  ma Upas sorprende sempre anche me… L’action è sempre in agguato!

Quanto ha in comune con Viola?

Ho un cinquanta per cento di similitudine e un cinquanta no. Condivido gli stessi valori del mio personaggio: la famiglia, le amicizie, l’amore… Viola crede tantissimo in queste cose, si fa paladina della giustizia, dell’onestà, morirebbe per i più deboli. Anche io sono così però, a differenza di lei, mi sento molto istintiva, sono più reattiva. Subisco fino a un certo punto poi sono meno autodistruttiva di Viola che, secondo me, ha poca autostima. Anche io combatto con l’insicurezza e ogni giorno lotto ma all’alba dei 34 anni credo sia il caso di darsi da fare e di imparare a difendersi.

Viola lavora in radio ed è una ragazza molto attiva, fa sport, non si ferma mai. Anche lei è così?

La radio è un ottimo veicolo, mi piacerebbe fare radio anche nella vita privata. Sono molto attiva sui social mentre per quanto riguarda lo sport faccio quello che posso… D’inverno lo snowboard e allenamento, palestra. Corro quando il tempo lo permette… Vivo vicino al mare.

è a Napoli da quando aveva diciott’anni, ormai è una napoletana a tutti gli effetti… Vita difficile per una ragazza lombarda?

All’inizio il cambiamento non è stato molto semplice ma soprattutto per la difficoltà ad affrontare la popolarità. Ora mi sono innamorata perdutamente della città, mi ritrovo a difenderla anche con gli stessi napoletani… Mi piace moltissimo: è ricca di risorse, di energie positive, di storia, arte, architettura. È un crocevia di culture ed è piena di umanità… è una grande città metropolitana e, allo stesso tempo, ha un grande patrimonio naturalistico: il Vesuvio, il mare, l’Appennino vicino. Dovrebbe solo cambiare un pochino la mentalità delle persone che dovrebbero caprie quanto è importante la loro città e che il turismo diventi una risorsa. Napoli meriterebbe un po’ di rispetto in più.

Con Viola la sponsorizza molto: è una sua idea o degli autori?

Degli autori ma per me è stato un enorme privilegio, ho la fortuna di vedere i posti più belli anche se devo studiare molto ma mi piace. E poi promuovo le bellezze di Napoli anche come cittadina, sui social soprattutto. Pubblico spesso post sui musei, sul parco Capodimonte e sui luoghi che ho visto come Viola e quelli che non ho visitato. Ci sono posti pazzeschi, come quello delle Animelle del Purgatorio al centro storico… Raccontano una parte della storia di Napoli, vale la pena conoscerla, andare in giro con una guida: ce ne sono di bravissime.

I suoi colleghi dicono che Upas è una grande famiglia: è così anche per lei?

Sì, abbiamo una grande fortuna, non ci sono tanti ambienti sereni come il nostro. C’è un’enorme collaborazione, cerchiamo tutti di essere produttivi sul lavoro e ognuno ha un ruolo specifico diverso, per cui non si crea competizione tra i personaggi. Siamo come una squadra di calcio, tutti con lo stesso obiettivo: fare andare bene le cose, far affezionare il pubblico. E poi siamo anche amici, metà del cast è in viaggio e l’altra metà è fissa a Napoli, ci si vede fuori a cena quando siamo liberi. In questo momento mi sento particolarmente legata a Marina Giulia Cavalli che per me è una seconda mamma e Claudia Ruffo è la mia migliore amica.

Viola è uno dei personaggi più positivi di Upas, un modello per i giovani: sente in qualche modo la responsabilità nei loro confronti?

Sì, sento grandi responsabilità: sia i ragazzini che i giovani mi seguono moltissimo e i messaggi che cerco di mandare sono quelli maturati dalla mia consapevolezza di vita, anche sui social. Mi metto sempre in gioco e purtroppo questo comporta anche ricevere delle critiche. Io le tollero ma solo quando si tratta di persone in grado di avere opinioni educate e civili, sono poco democratica invece sull’inciviltà.

È molto impegnata nel sociale?

Ho fatto tante campagne e sono ambasciatrice per la CBM (una onlus che opera nei Paesi poveri per prevenire e curare cecità e altre forme di disabilità). Ogni volta che si può sensibilizzare sulla disabilità dei bambini sono in prima linea, vado nei teatri, faccio video per le campagne, partecipo molto attivamente a questa onlus e me ne faccio garante, perché la conosco personalmente,  sono stata anche in Africa per vedere come opera.

Quali sono i temi a lei più cari?

Cerco in ogni modo di sensibilizzare sull’esistenza di universi paralleli ma non così lontani come quelli delle persone disagiate e povere, dei malati, degli anziani, delle persone che sono lasciate sole. Sensibilizzo anche sull’amore, sulla tolleranza, sul modo di comportarsi in coppia come con i genitori e con le madri, che sono le persone che ci amano di più in assoluto. Poi affronto anche temi più importanti come la questione dell’utero in affitto, sulla quale ho avuto grossi attacchi. Io non mi schiero su cose politiche ma su temi sociali come quello dell’utero mi sono schierata e sono chiaramente contraria. Spero che non sia mai approvato in Italia.

È d’accordo sulle unioni civili?

Sì e anche sul diritto delle persone omosessuali di sposarsi e di adottare i figli in orfanatrofio, bambini già nati e abbandonati, perché credo che basti l’amore per farli stare bene. Ma non sono d’accordo su tutte le pratiche di esproprio della madre e di negazione della possiblità di conoscere chi sia il genitore, perché credo che sia l’inizio dell’infelicità di una creatura, l’idea di non sapere chi sia il proprio padre o la propria madre. (Ida Palisi)

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