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Il Femminismo Ieri e Oggi

Le donne oggi tra passato e futuro

Intervista a Stefania Tarantino

stefania tarantinoStefania Tarantino è ricercatrice all’Università Orientale di Napoli e assistente presso la cattedra si Storia della Filosofia dell’Università Federico II. Si occupa soprattutto delle filosofe del XX secolo.  Fa parte della corrente-rivista on line Adateoriafemminista ed è cantante del gruppo Ardesia che ha la finalità di divulgare testi femminili attraverso la musica.

L’esperienza del Femminismo degli anni ‘90

La percezione della diseguaglianza tra donne e uomini l’ho avuta fin da bambina intorno agli 8-9 anni osservando la differenza di trattamento tra ragazzini e ragazzine in famiglia, nei luoghi di socialità, tra gli amici. Ricordo che con un’amica in adolescenza abbiamo fatto un lavoro insieme per scardinare la dinamica familiare per cui il fratello non aiutava a casa e poteva uscire quando voleva e lei no. Alla fine ottenemmo  che anche lui si dovesse fare il letto e che lei potesse uscire. Crescendo mi resi conto che non mi riconoscevo nei saperi che la scuola mi trasmetteva. Mi iscrissi a Filosofia negli anni ’90 subito dopo i movimenti della Pantera e dal momento che anche all’Università il sapere trasmesso era essenzialmente di stampo maschile costruii insieme ad altre donne il gruppo di studio Frammenti in cui leggevamo testi di donne da “Le tre ghinee” di Virginia Woolf a “Cassandra” di Christa Wolf  ai libri di Marguerite Duras. Quando mi trovai a studiare la Fenomenologia dello Spirito di Hegel facendo delle ricerche trovai “Sputiamo su Hegel” di Carla Lonzi e scoprii il suo pensiero attuale ancora oggi. In quegli anni c’era la consapevolezza che ciò che le nostre madri avevano fatto prima non era scontato e che bisognava sempre vigilare sui diritti conquistati, non abbassare mai la guardia. In seguito ho sempre fatto parte di collettivi, lavorando sulla ricerca di nuovi linguaggi, cercando di sradicare il machismo interno alle donne stesse che crescendo in un mondo fatto dagli uomini a misura d’uomo ne sono imbevute talvolta inconsapevolmente. Perciò è necessaria la “decolonizzazione dal patriarcato” all’interno della donna stessa come dice Carla Lonzi.

Come sono le donne oggi e quali battaglie sono ancora necessarie?

Le lotte degli anni ‘70 per la giustizia, l’autonomia e la libertà sono assolutamente servite al riconoscimento di diritti fondamentali. Noi nate negli anni ’70 ci siamo trovate  a vivere in una società dove c’è un’uguaglianza giuridica, sociale e politica, sul piano simbolico. Oggi una donna ha lo stesso diritto di un uomo a lavorare, uscire la sera, senza essere giudicata perché donna. Ma l’uguaglianza sul piano concreto non è pienamente raggiunta e la società è tutt’ora segnata dal machismo: basti pensare che a parità di mansione gli stipendi di donne ed uomini non sono uguali e non c’è stata una modifica dell’impianto lavorativo, costruito dagli uomini per gli uomini, nel senso delle esigenze femminili. Le donne hanno esigenze biologiche diverse dagli uomini: hanno il ciclo, diventano madri. Pertanto bisogna raggiungere l’uguaglianza nella differenza. Se nel 2017 fai un colloquio e ti chiedono “Hai intenzione di fare figli?” o diventa un caso quello di una donna assunta benché incinta significa che siamo lontani dall’uguaglianza. Allo stesso tempo non si è riusciti a scalfire la radice dell’impianto culturale patriarcale e bisogna fare un grande lavoro sui saperi, sui linguaggi, per scardinare la tradizione teologico politica che vede ancora la donna passiva.

Le donne nel mondo sono unite oggi dallo slogan “Non una di meno”. Cosa significa?

La brutalità maschile in Argentina ha sollevato l’indignazione e il grido unito delle donne. Da questo è nato il movimento “Ni una menos” che in breve è diventato internazionale. Significa che oggi tanti nodi irrisolti sono venuti al pettine. A dimostrarlo un’incredibile violenza maschile ovunque. E’ come se il patriarcato non accettasse i cambiamenti che hanno portato all’indipendenza femminile e reagisse con la violenza. Ma se la violenza fisica, cruenta, è più visibile, ci sono tantissime forme di violenza subdole. Ad esempio il fatto che una donna sia pagata meno è una violenza. Che una donna sia messa di fronte all’out out di fare la manager lavorando 10 ore al giorno o di fare la madre è una violenza. Il fatto che una donna non possa uscire liberamente di sera perché può essere infastidita o aggredita è una violenza.

E gli uomini dove sono nella lotta delle donne?

Penso che gli uomini debbano fare un loro percorso di autocoscienza, come le donne hanno fatto da sempre. La liberazione dal modello patriarcale che li vuole virili, machi riguarda anche loro. E’ importante che gli uomini si rendano conto che la profonda ingiustizia politica, sociale, storica è anche un loro problema e che sentano l’esigenza di raggiungere una giustizia per tutti e per tutte. Per un uomo stare con una donna consapevole e non sottomessa dovrebbe essere un motivo di dignità. Credo che gli uomini debbano fare un lavoro con gli altri uomini e in relazione con le donne, cercando di mettersi in ascolto, invece di voler parlare per le donne come avviene in certi casi. Ci sono ancora molti uomini che attaccano le donne per mantenere una posizione di supremazia. Basti pensare all’euro deputato polacco che ha detto: “Le donne sono meno intelligenti e devono guadagnare di meno”.  Il fatto che l’Euro Parlamento abbia preso disposizioni contro il deputato sospendendolo è positivo perché 70 anni fa non sarebbe successo. Tuttavia dobbiamo ancora lottare pretendendo che un politico del genere sia licenziato poiché può rappresentare nessuno benché mai le donne.

Come si colloca Napoli nella lotta delle donne?

A Napoli La casa delle donne è un punto importante per la comunità delle donne, perché è un luogo dove si fa politica delle donne, e tutto il sapere mancante nella cultura patriarcale viene condiviso con letture, incontri, momenti di riflessione. Così sono importanti consultori, centri antiviolenza, luoghi di aggregazione e condivisione dove le donne possano sentirsi protette e agire liberamente i cambiamenti della loro vita. Una priorità assoluta è raggiungere l’autonomia economica delle donne, obiettivo ancora lontano soprattutto nelle fasce più deboli. Infatti se le donne non hanno i soldi per andare via di casa accettano una situazione di violenza. Bisogna creare più servizi per le donne e i bambini dai nido, agli asili, al tempo prolungato a scuola. Là dove le donne sono ancora divise tra due fardelli: vita materiale e vita professionale bisogna fornire i servizi e luoghi dove la vita materiale sia alleggerita. E infine si deve rendere il vissuto della città più sereno con illuminazioni, controlli, affinché le donne possano circolare serenamente per strada di giorno e di notte.

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