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venerdì 10 Aprile 2020




La Regione Sociale

L’assessore alle politiche sociali Lucia Fortini spiega le linee guida del Piano Sociale

lucia fortiniNel Piano Sociale Regionale 2016-2018 approvato a fine dicembre 2015 si narra una Campania devastata da diseguaglianze sociali e disoccupazione. Notevole lo sforzo di riorganizzazione e programmazione dell'assessore alle Politiche Sociali e all'Istruzione Lucia Fortini che ci espone gli sforzi messi in campo per far fronte ai debiti lasciati della passata amministrazione e i nuovi strumenti finalizzati a rimodulare il welfare campano.

La prima parte del Piano Regionale 2016-2018 è dedicata ad un'attenta analisi della situazione economica e sociale della popolazione Campana basata sull'analisi dei dati Istat in particolare nel decennio 2004-2014 in un contesto globale che ha visto incredibili mutamenti per quanto concerne: il lavoro, i percorsi di vita, le dinamiche di composizione e ricomposizione delle famiglie.
Quattro sono gli assi del Piano Regionale della Campania: “Sistema regionale integrato”; “Integrazione con il Sistema socio-sanitario, Disabilità, Non Autosufficienza”; “Povertà e Inclusione sociale”; “Prevenzione e interruzione del circolo vizioso dello svantaggio sociale".
Sulla base degli indirizzi e gli obiettivi del Piano i Comuni associati in Ambiti programmeranno l'offerta del prossimo triennio e realizzeranno gli interventi e i servizi sociali di zona.
" Per la prima volta abbiamo approvato il Piano Sociale entro il 31 dicembre- racconta Lucia Fortini-. Abbiamo voluto sottolineare che c’eravamo nonostante i tempi stretti e la pesante eredità della scorsa amministrazione. La Regione Campania negli ultimi 5 anni ha accumulato 150 milioni di debiti nei confronti dei Piani Territoriali locali. Un’enormità: nel nostro bilancio regionale ci sono 20 milioni di euro, quindi si capisce bene 150 che misura sono. Con uno sforzo sovrumano abbiamo iniziato a liquidare i primi 32 milioni. Non riusciremo a liquidare tutto quest’anno, ma volevamo dare un segno che la Regione Campania c’è e pensa agli ultimi".
Ed è proprio per creare un welfare più solido e meno precario che nel Piano la Regione suggerisce gli enti pubblici cambino il loro modo di lavorare, prendendo atto del mutamento della funzione pubblica di cui devono assumere pienamente titolarità: da erogatori (sia pur indiretti) dei servizi, essi devono, più consapevolmente e responsabilmente, trasformarsi in soggetti che indirizzano, coordinano e valutano l’azione di privati, cooperative e volontariato.
"Il Piano indica una strada,  non obbliga i vari piani a seguirla perché se non coinvolgi i soggetti che dovranno implementarle, le politiche falliscono. Voglio che le scelte siano fatte insieme.
Intanto per noi risultano centrali due punti: la ristrutturazione dei piani di zona e i voucher.
I piani di zona devono costituirsi come Aziende di Servizi
per dare continuità e forza al welfare. Quando c’è l’unione di comuni di fatto è un solo comune capofila che gestisce i servizi dell’intero piano territoriale e se è sotto il patto di stabilità è capace di bloccare l'erogazione dei servizi di tutto l’ambito territoriale. L’agenzia di servizi può assumere personale al contrario dei comuni che non sempre hanno la possibilità di assumere gli operatori. Consideriamo ad esempio il paradosso degli assistenti sociali che per anni fanno lo stesso lavoro, ma sempre precario. E' chiaro che chi viene pagato 5 euro l’ora con contratti di 6 mesi deve pensare a risolvere i suoi problemi prima di quelli degli utenti".
Il problema budget è centrale poiché le Aziende di Servizi dovranno poter contare su introiti certi per fare delle scelte forti e a lungo termine. Nel frattempo però la Regione, che deve onorare i debiti del passato, si troverà a operare dei tagli sul budget sociale.

"Per ora ci sono 17 milioni in legge regionale, spero di poter fare una variazione di bilancio. Negli ultimi anni il budget per le politiche sociali è sempre sceso, ora si è stabilizzato su questa cifra.
La capacità economica delle Aziende di servizi dipenderà dai Comuni e dalle Regioni, il problema è che lo stanziamento è annuale e questo non avvantaggia la programmazione di medio e lungo termine. Su questo problema stiamo lavorando, ma è un percorso lungo da fare".La scelta dei cittadini. Un altro punto centrale del Piano Regionale è l'introduzione dei voucher o buoni servizio, che daranno al cittadino la possibilità di scegliere i propri erogatori di servizi. "Sceglie il cittadino di quale cooperativa o associazione servirsi- dice l'assessore-. Questo crea sana competizione perché se richiedi un servizio e non sei soddisfatto l’anno seguente puoi cambiare.
Inoltre per me, da metodologa, risulta fondamentale creare un sistema informativo per monitorare e programmare i servizi: se io non so cosa sta andando bene o se non conosco la tipologia di utente non potrò pianificare".
Uno degli obiettivi principali del Piano Regionale è il sostegno alle famiglie povere e all'infanzia in continuità con le scelte nazionali. La SIA, sostegno all’inclusione attiva, è la misura messa in campo recentemente dal Ministro Poletti; di stampo universalistico dedicata alle famiglie con un reddito molto basso partirà dal sostegno alle famiglie con figli minorenni. "La Campania con oltre 112 milioni di euro è la regione che avrà più risorse in Italia.
Dal mio punto di vista è qualcosa di straordinario e all'avanguardia rispetto al reddito minimo,  misura piuttosto fallimentare poiché durava tre anni e non era legata ad un reale reinserimento. La SIA partirà per tre anni, ma l’idea è renderla strutturale, inoltre sarà collegata ad un percorso personalizzato per includere le persone socialmente e lavorativamente".
Anche la Regione guarda all'infanzia. "E' una priorità del presidente De Luca aprire 200 asili nido sia con fondi sociali europei che con fondi pac (piano di azione per la coesione, risorse che servono per garantire servizi ai soggetti più deboli, come i giovani e gli anziani non autosufficienti) perciò stiamo mettendo su una task force che aiuti Comuni e piani ad aprire gli asili. Il progetto si inserisce nella riforma della legge107/2015 che trasforma il servizio a domanda individuale in cui il soggetto è obbligato a pagare, in un servizio per l'infanzia, per il quale è lo Stato a pagare integralmente al posto delle famiglie più povere". 
Altra azione fondamentale della Regione per l'infanzia è Scuola Viva, misura approvata la settimana scorsa in Giunta: mettiamo a disposizione 100 milioni di euro per le scuole campane, 50 mila euro a scuola,  per aprire le porte il pomeriggio e tenere dentro i ragazzi e invitare anche le famiglie, con progetti di musica, teatro, sport: tutto ciò che può servire ai ragazzi ad esprimersi. A gestirli parrocchie, cooperative, associazioni. Inoltre servirà a pagare chi spesso nelle associazioni di volontariato lavora con passione e impegno senza percepire nulla, cosa che non trovo giusta.

Daremo punteggio alle scuole che si trovano in zone disagiate, penso a Napoli e Provincia dove c'è il più alto tasso di dispersione scolastica. Saranno poi le scuole, le associazioni e le cooperative a determinare il successo o l'insuccesso di un progetto. Scuola Viva ha durata triennale perché non è possibile continuare a fare progetti che durano un anno: significherebbe sprecare 4, 5 mesi ogni volta per programmare, fare il bando e la graduatoria".

Alessandra del Giudice

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