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Mercoledì 21 Ottobre 2020




Ragazzi fuori: cosa succede a Nisida

Nisida foto dal sito antigoneQuattrocentoquarantanove, un numero venti volte inferiore rispetto al 1940: sono tanti i minori attualmente detenuti nei 16 istituti di pena dedicati in Italia. Nel terzo rapporto di Antigone - l'associazione che da anni si occupa di giustizia, di diritti umani e di carceri -  a cura di Susanna Marietti e realizzata in collaborazione con l’ISFOL - anche l'IPM di Nisida.

Nel 1940 erano 8.521, oggi sono 449. La maggior parte di loro - secondo i dati del primo semestre 2015  - arriva qui tra il culmine dell'adolescenza e la sua conclusione. Ma qual è la loro vita? E a Nisida, la nostra “l’isola che non c’è”, luogo fuorimano e mal collegato con i mezzi pubblici che da proprietà del Duca di Amalfi è diventata lazzaretto prima e casa di rieducazione negli anni Trenta, chi sono e come funziona la vita dei 47 ragazzi di cui 8 stranieri presenti al momento della visita di Antigone?

Il primo dato raccolto sul territorio napoletano è in contrapposizione rispetto a quello di Roma, Bologna o Milano: evidenzia come, nelle regioni in cui le condizioni socio-economiche e culturali sono più basse, ancora molti ragazzi italiani finiscano in carcere. Negli II.PP.MM. delle città del centro nord sono prevalenti giovani stranieri mentre a Nisida  (così come ad Airola, in provincia di Benevento) la maggioranza è italiana: 39 di cui 34 dalla stessa Campania, 2 ragazzi dalla Sicilia, 1 dell’Emilia Romagna, 1 dalla Puglia e 1 dal Lazio.  Gli stranieri arrivano dalla Romania (4 di cui 3 domiciliati in Campania), dall’Albania, dall’Egitto, dal Marocco e dalla Tunisia (uno per ogni Paese). I minorenni sono, in totale, 14 a confermare un dato comune che vede i giovani tra i 14 e i 17 come componente di minoranza della popolazione carceraria. 33, invece, i maggiorenni: tra loro anche molti ragazzi di età compresa tra i 21 e i 25 anni, i "giovani adulti" interessati dal decreto legge 26 giugno 2014 n. 92: 11 ragazzi - 4 di loro hanno già una famiglia e dei figli; 3 arrivano da carceri per adulti - e una ragazza, tutti di nazionalità italiana.

Ma quali sono i reati che hanno commesso? Analizzando la storia dei presenti in Istituto, i reati più ricorrenti sono rapina aggravata e spaccio. Il loro livello di istruzione evidenzia anche la frattura con il sistema scuola: i giovani italiani (14-17 anni) detenuti a Nisida che non hanno terminato l'obbligo scolastico sono 16; gli stranieri con scarsa conoscenza della lingua italiana o senza alcuna alfabetizzazione scolastica sono 4 . Ma in Istituto, oltre ai corsi scolastici  ( 4 ragazzi  - 3 uomini, una donna- hanno terminato la Scuola Primaria;  6 - tutti italiani - hanno conseguito la licenza media e 10 - 9 maschi, una femmina  - la scuola secondaria superiore ) si punta molto alla formazione civica dei ragazzi e a proporgli un’alternativa nel modello di vita - accanto ai vengono organizzati incontri con scrittori e personaggi di spicco sia dal punto di vista culturale che politico con cui discutono di diversi temi. Nella programmazione 2015 si specifica, ad esempio, che “le insegnanti, oltre a svolgere il tradizionale percorso didattico, realizzano una serie di progetti d’innovazione" il tutto anche "in concertazione con altre figure professionali, quali educatori, volontari, membri dell’associazionismo". C'è un laboratorio teatrale -  il teatro come evento sociale condiviso come voleva Eduardo De Filippo -  ed attività sportive ma nel caso di una sanzione disciplinare, la partecipazione alle attività didattiche si interrompe (a proposito di "eventi critici" tra il 2014 e il 2015 se ne sono registrati 8, di cui due mancati rientri). Per quanto riguarda i percorsi di formazione professionale interna ed esterna, al sud si riscontra una maggiore attenzione: se altrove ci sono anche ragazzi che frequentano l'università tra i giovani adulti detenuti (sono 3, uno fa Scienze agrarie, uno Scienze infermieristiche e uno il Politecnico di Torino) le certificazioni conseguite dai ragazzi di Nisida negli ultimi due anni sono varie e vanno dalla qualifica professionale della Regione Campania di "Addetto alla Panificazione" a quella di Pizzaiolo. Ceramica, Arte Presepiale, Tecniche estetiche e di make up artistico, i corsi sono davvero molti eppure non si hanno notizie di quanti ragazzi abbiano effettivamente trovato lavoro a seguito della formazione ricevuta proprio in IPM: c'è un singolo caso confermato di un ragazzo impiegato come pizzaiolo a seguito della formazione in Istituto.

Da questo viaggio nei 16 penitenziari italiani per minori, quello che emerge, insomma, è ancora un forte scollamento tra la vita dei ragazzi dentro e fuori dagli Istituti: per quanto i dati siano confortanti, infatti, c'è ancora molta strada da fare perché gli IPM siano percepiti in maniera diversa dal carcere. "L’intero arco delle norme va completamente adattato alla condizione di minorenne", si legge nel rapporto di Antigone, e sono quattro le innovazioni normative e operative su cui bisogna concentrarsi, ovvero lo staff, la struttura, l'uso di internet e il  rapporto dentro-fuori: "In molti paesi europei le carceri minorili non esistono più da tempo e l’Italia, che in passato aveva in questa materia un primato di cui andare orgogliosa, oggi potrebbe tornare ad allinearsi alle esperienze più avanzate".

RRF

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