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Mercoledì 21 Ottobre 2020




Il GRIDAS non si tocca! Nuovo appello per scongiurare lo sfratto

gridasIl GRIDAS (gruppo risveglio dal sonno) è un'associazione culturale senza scopi di lucro che si propone di svegliare le coscienze assopite. L’associazione fu fondata a Scampia nel lontano 1981 dall’artista di strada Felice Pignataro, che ne diede la sua impronta originale grazie ai coloratissimi murales realizzati con gli altri membri del gruppo per rendere visibili le battaglie più importanti portate avanti nella periferia Nord di Napoli.

A più riprese, in tutti questi anni, questo punto di riferimento per il quartiere, in cui organizza da quasi 40 anni l’ormai famigerato Carnevale, ha rischiato di chiudere o di cambiare sede. Così, non stupisce se, ancora oggi, il centro rischia lo sfratto a causa di un contenzioso con l’Acer, l’agenzia regionale che ha assorbito gli ex IACP (Istituto Case popolari della Regione Campania), che contesta all’associazione, con sede nel rione Monte Rosa, l’occupazione abusiva.

Da qui l’ennesimo appello della moglie del compianto fondatore, Mirella La Magna al sindaco di Napoli perché intervenga, in maniera definitiva, risolvendo questa vecchia vicenda: “Perché il GRIDAS non muoia soffocato dalla burocrazia e da rimpalli di responsabilità nasce dall’ennesima delusione nel vedere disattese ancora una volta le nostre speranze”.

“Ci avevamo creduto che nel tavolo tecnico convocato il 9 settembre che doveva vedere riuniti insieme membri del Comune e dell’A.C.E.R., si potesse una volta per tutte trovare una soluzione all’annosa vertenza che vede il GRIDAS imputato da più di dieci anni, reo di volersi ostinare a restare nel posto dove Felice Pignataro l’aveva fondato nel lontano 1981, per continuare la strada intrapresa con lui nel centro sociale di via Monte Rosa, difeso in tutti questi anni dalle mire di chi voleva farne altro. Ci avevamo creduto che quella soluzione tanto invocata stesse finalmente per trovarsi e si uscisse dall’incubo di uno sfratto che ci pende sul capo da anni. E invece no. All’incontro, ancora una volta l’A.C.E.R. non si è presentato”, scrive la donna in una lettera rivolta al Comune di Napoli.

E intanto si avvicina minacciosa la data del 26 ottobre, che dovrebbe essere l’ultima udienza prima della sentenza del processo civile, iniziato l’11 maggio 2016 e protrattosi per una decina di udienze fino all’ultimo appuntamento del 20 maggio scorso, spostato a causa del Covid. Prossimo appuntamento il 28 settembre, “ma temiamo che i tempi stretti, resi ancora più incerti dal particolare periodo a ridosso delle elezioni in cui ci troveremo, possano rendere molto poco sicuri i risultati che si potrebbero conseguire”, precisa nella nota diffusa anche sui social Mirella.

“Riteniamo – continua - che, a questo punto, l’unica possibilità che resta perché venga finalmente riconosciuta la valenza artistica e sociale dell’opera di Felice Pignataro sia una presa di posizione chiara e unilaterale da parte del sindaco, che dichiari la sua precisa volontà di rivendicare il possesso dell’edificio da parte del Comune, dando a noi del GRIDAS la possibilità di presentarci all’udienza avendo in mano un atto amministrativo inequivocabile che ponga fine a questo processo”.

Il GRIDAS è stato peraltro riconosciuto come patrimonio comune. “Ricordiamo – si legge nel comunicato apparso sui canali dell’associazione - che il GRIDAS è stato dichiarato Bene Comune con delibera 51 dell’8 febbraio 2018 e che nella lettera del 30 gennaio 2019 viene considerato un’opera di urbanizzazione secondaria, da acquisire nella proprietà del Comune senza ulteriore indugio, per la quale non risulta dovuto alcunché, tanto meno il costo di costruzione, come richiesto dallo IACP”.

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