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Domenica 15 Dicembre 2019




Addio a Carmine Spadafora

CarmineA volte è difficile trovare le parole adatte, quando muore una persona cara. Carmine Spadafora lo era per moltissimi colleghi e amici giornalisti. Ci ha lasciati all’improvviso, e di lui avremo sempre in mente il sorriso buono, l’ironia, la gentilezza innata.

I funerali si terranno mercoledì 20 novembre 2019 alle ore 12 presso la chiesa di piazza Immacolata a Napoli.

Vogliamo salutarlo con il ricordo di un grande direttore e amico, Antonio Sasso.

Addio Carmine, un giornalista di razza

di ANTONIO SASSO

Quello che purtroppo si temeva da qualche tempo in qua e che affetto, stima e amicizia non ci potevano mai fare accettare o pensare che accadesse, è accaduto. Carmine Spadafora, il collega di tante battaglie e di comuni esperienze giornalistiche, una persona di grande  affabilità ci ha lasciato, dopo una lunga malattia dalle alterne sorti, tra saltuari ottimismi e improvvisi aggravamenti. Per dirla alla maniera stringata e completa da cronista, di cui era un fuoriclasse. Rileggo commosso il suo ultimo whatsapp, quando dieci giorni fa cercavo di contattarlo telefonicamente: “Scusa Antonio, non mi sento bene. Ti chiamo appena posso”. Ma Carmine non mi ha chiamato più. Aveva compiuto 64 anni nel giugno scorso ed era in pensione “forzata” da diversi anni. Da quando aveva deciso di lasciare la sua casa vomerese per trasferirsi nella tranquilla Telese. Entrato nel giornalismo prima nel settimanale “Tuttanapoli” e successivamente a “Napoli Oggi”,  attraverso  quel percorso, che si dice della gavetta, fatto di una militanza, di un quotidiano impegno, calato nelle esperienze più varie nello star dietro agli eventi, spesso nel saperne prevedere addirittura le dinamiche in città come Napoli dalle annose problematiche, Carmine si è subito segnalato e imposto come un giornalista di razza,che puntava  la notizia, la seguiva, ne raccontava  il contesto dov’era maturata, la circostanza che l’aveva creata e solo dopo una scrupolosa verifica e aggiornamento di ogni particolare, la licenziava per la pubblicazione. Per riprenderla poi il giorno dopo e dar conto al lettore di un seguito, che riteneva  indispensabile per una vera completezza dell’informazione. Un lavoro scrupoloso, che ho avuto il privilegio di apprezzare da vicino prima nel “Giornale di Napoli”, dove nel 1987 ottenne il praticantato sotto la direzione del grande “maestro” Orazio Mazzoni, poi nel 1990 nel rinato “Roma” dell’editore Pasquale Casillo. La sua “casa”, però, divenne per anni la Sala stampa della questura di Napoli. Erano i tempi del capo della Mobile Matteo Cinque, poi promosso questore, del funzionario Francesco Di Ruberto, e di tanti giornalisti giovani come Enzo La Penna, Maurizio Cerino, Luigi Sannino e Michele Giordano, e meno giovani tra cui Egidio Del Vecchio e Giovanni Virnicchi. Ma l’unico vero “angelo custode” di Carmine Spadafora è stato senza dubbio Salvatore Maffei, lo storico maestro di giudiziaria, patron ancora oggi di quel gioiello che è l’Emeroteca Tucci. Era molto scrupoloso e attento, con uno spirito di servizio ineguagliabile da tutti riconosciuto e apprezzato, da diventare il tratto distintivo della sua poliedrica personalità, che, nel corso degli anni, si è arricchita con la collaborazione a “Il Giornale” di Montanelli, come vice di Antonello Velardi, a “Panorama”, a “Dipiù”, con le agenzie Ansa e Adnkronos, per quattro anni a “Studio aperto” di Mediaset. È stato autore di interessanti reportage, resoconti e commenti politici di notevole riferimento nel dibattito locale, su cui non ha mai fatto mancare  il suo contributo di chiarezza, dettato costantemente  dalla necessità di far capire ogni vicenda e di non tradire mai, per una faziosa visione delle cose, una missione professionale, sempre onorata anche quando le prime avvisaglie di una salute malferma potevano consentirgli legittimamente qualche assenza giustificata. Carmine amava questa professione e la faceva amare anche a chi gli stava accanto: sentirlo a telefono “sbucciare” una notizia, come era solito dire Bruno Stocchetti, grande cronista capo del “Roma” di Achille Lauro, per descrivere il modo con cui deve essere lavorata con cura e attenzione. Ci mancheranno di lui la franchezza del carattere, l’amabilità e la lealtà della sua amicizia, mai venute meno e messe in forse da immancabili incomprensioni quando si fa lo stesso mestiere e il suo alto riferimento professionale, che sapeva esprimere anche con qualche battuta per il timore di finire da cronista di strada a cronista in cattedra, cosa che lo immalinconiva togliendo al mestiere il fascino dell’imprevisto. Da lassù continuerà a seguirci con la sua innata curiosità ma anche a tifare per la sua Inter, un amore giovanile che non ha mai tradito. Addio Carmine, amico e collega, un fuoriclasse riservato, non Ti dimenticheremo mai per quello che hai regalato al giornalismo stando sempre nei banchi con il tuo taccuino ricco di appunti. Antonio Sasso

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