| SEGUICI SU seguici su Facebook seguici su Twitter youtube
Giovedì 20 Settenbre 2018




Il caporalato del welfare dai colletti bianchi

di Luca Sorrentino

Responsabile Legacoopsociali Campania 

badante 1Man mano che arretra il pubblico nel garantire servizi di assistenza e cura per le persone anziane e disabili il carico ricade sulle famiglie, che devono accollarsi l’onere della cura e della spesa necessaria per garantire una dignità di vita ai propri cari.

Si legge nelle pagine specializzate dei media che il 70 per cento dell’assistenza domiciliare ad anziani e persone con disabilità  avviene attraverso il ricorse alle cosiddette “badanti”.

Il volume di risorse economiche private impiegate nel complesso si attesta su cifre a sei zeri.

Importi appetibili per chi si candida a risolvere problemi complicati, intercettando le difficoltà delle famiglie a individuare la persona adatta alla cura del proprio familiare, le necessità lavorative di assistenti - a volte anche laureate - provenienti da paesi extra UE nel trovare lavoro e anche il costo a volte pesante che le famiglie devono sostenere.

Sono sorte come funghi agenzie che offrono servizi domiciliari di “badantato” ed altro con ammiccanti insegne.

Ma come operano queste agenzie, con quali garanzie di qualità del servizio e del lavoro delle operatrici/degli operatori, è del tutto sconosciuto.

Per operare in Italia come in Campania nell’ambito dei servizi di assistenza domiciliare alle persone anziane non autosufficienti e con disabilità è necessario, per legge, essere autorizzati, iscritti in un albo pubblico consultabile dai cittadini, a garanzia di standard operativi di qualità.

Lo stesso se ci si vuole limitare a facilitare l’incontro tra operatrice/operatore in cerca di lavoro e le famiglie che necessitano di supporto bisogna essere autorizzati dal ministero del lavoro ed iscritti nell’albo  informatico delle agenzie per il lavoro.

Se si va sui siti delle istituzioni deputate al rilascio delle autorizzazioni e si consultano gli elenchi, non si trova traccia di queste agenzie.

Né qualcuno si occupa di verificare come queste agenzie operano, in quale area di legittimità garantiscono servizi, se rispettano le norme amministrative e fiscali locali e nazionali, quali garanzie di qualità e serietà offrono in un settore così delicato come la cura di persone fragili.

Eppure sono particolarmente visibili, localizzate spesso in luoghi ad alta frequentazione, con pubblicità sui media e sui sistemi comunicativi di strada molto evidenti.

Se poi si ascoltano le voci di strada sia di operatrici/operatori che di potenziali clienti si scopre che le forme di erogazione del servizio si collocano spesso nell’illegalità.

Fantomatiche associazioni di utenti offrono un servizio mascherandolo come attività associativa a cui invece di un corrispettivo si riconosce un “contributo associativo” che sfugge a qualsiasi controllo fiscale, ricorrendo a prestazioni di operatori cosiddetti “a nero”.

Il ricatto a cui sottopongono le famiglie con un minor costo del servizio e le operatrici/operatori che lavorano senza alcuna copertura assicurativa previdenziale e contrattuale è l’elemento di “sostenibilità di mercato”.

In parole povere “caporali eleganti che incassano un quota per far incontrare una persona che ha bisogno di lavorare anche a condizioni vessatorie e una famiglia che fa fatica a sostenere i costi della cura di un proprio congiunto”.

Mettendo a rischio l’operatrice/operatore, spesso cittadini extra UE con una permanenza illegale nel territorio italiano se pur impegnati lavorativamente, e le famiglie che commettono reato penale ospitando una persona priva di coperture contrattuali senza titolo di permanenza nel nostro territorio nazionale.

A noi spetta il compito di segnalare eventuali distorsioni del sistema alle istituzioni pubbliche, alle polizie locali e nazionali, e alla magistratura spetta il compito di verificare chi opera nella legittimità e chi invece approfitta di fragilità e debolezze delle persone lavoratrici/lavoratori e utenti per interessi che certo non sono della collettività.