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Mercoledì 29 Gennaio 2020




Il Fava Gioia sospende il progetto sul Cyberbullismo

I genitori: “Lo rivogliamo” 

fava gioiaIl caso dell’Istituto Fava Gioia di Materdei che ha sospeso il progetto sul Cyberbullismo perché “i genitori non hanno gradito la presenza di un operatore transessuale” è saltato agli onori della cronaca i giorni scorsi. Ma i retroscena della vicenda svelano diverse motivazioni.

I genitori dichiarano: “Noi rivogliamo il progetto sul Cyberbullismo”. L’assessore all’Istruzione del Comune di Napoli Annamaria Palmieri parla di un fraintendimento tra scuola e genitori e di un clima di diffidenza nei confronti dei progetti per l’uguaglianza di genere.

L’Istituto Fava Gioia di Napoli coinvolto, con un centinaio di scuole in Italia, nel progetto nazionale sul Cyberbullismo promosso dal MIUR, Ministero dell’Istruzione, e dall’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale qualche giorno fa ha sospeso l’iniziativa perché, come ha riferito la preside, i genitori avevano trovato incoerente con il progetto la presenza di una persona transessuale (operatore del progetto di Arci Gay) che raccontava la sua esperienza di vittima del bullismo.

Ma questa versione non viene confermata dai genitori.

antonello sannino

“Ho ricevuto la splendida telefonata di Stefano, rappresentante dei genitori della classe dove eravamo intervenuti io e Fabio - racconta Antonello Sannino, presidente di Arci Gay Napoli che collabora alla gestione del progetto- che mi ha detto di essere molto amareggiato non solo per la sospensione del progetto che, secondo i genitori, è particolarmente istruttivo, ma anche perché Fabio, che già da piccolo, quando si chiamava Assunta era stato umiliato e offeso, sia stato costretto a subire un’ennesima discriminazione: escluso dalla scuola dove, in qualità di operatore Arci Gay, ha raccontato la sua esperienza per aiutare i ragazzi a combattere il bullismo. Il rappresentante mi ha riferito che il gruppo genitori non ha chiesto la sospensione né ha criticato il progetto e pertanto vorrebbe che gli incontri riprendessero al più presto. A meno che non sia stato il reclamo di un singolo genitore ad aver spinto la preside a sospendere il progetto, probabilmente il timore della scuola che ai genitori fosse sgradito il progetto era infondato e la scelta di sospenderlo è frutto della mancanza di comunicazione. Mi auguro che tutto venga chiarito in assemblea”.

annamaria palmieri

Di certo l’atteggiamento dello scarica barile non depone bene per il Fava Gioia, ma cerchiamo di comprendere i motivi di un atteggiamento che appare a dir poco intollerante.  “C’è stata sicuramente un’incomprensione da parte di una parte dei genitori della natura del progetto, che si rivolgeva a tutte le forme di bullismo- chiarisce l’assessore Palmieri- . Inoltre, trattandosi di un progetto in orario curriculare non era necessaria l’autorizzazione genitoriale. Ma io sono sicura, dal momento che conosco Materdei molto bene perché ci vivo, che non è proprio delle persone che abitano il quartiere fare discriminazioni. Il quartiere si è sempre distinto per la cittadinanza attiva e per la lotta alle discriminazioni. Venerdì 10 marzo sarò al Fava Gioia a fianco ai genitori per spiegare la natura utile e l’importanza di raccontare ai ragazzi cosa significa l’esclusione. Purtroppo dall’enfatizzazione che hanno fatto alcuni media delle proteste di sparuti sedicenti comitati che qualche mese fa hanno protestato contro i progetti della Buona Scuola facendo una raccolta di firme contro l’educazione sessuale nelle scuole si è alimentata una speciosa polemica secondo la quale parlare di parità di genere metterebbe in discussione la famiglia.  Si tratta di una vicenda vergognosa che purtroppo ha lasciato delle tracce e creato diffidenza nei confronti delle istituzioni. Invece della scuole bisogna fidarsi perché i progetti che entrano nelle scuole hanno sempre a che fare con un discorso di civiltà. Poiché so che gli insegnati Fava Gioia hanno un’altissima preparazione sono sicura che questo nodo si scioglierà”. All’indomani della Giornata Internazionale delle donne, ha senso chiedersi se non serva l’istituzione di una materia curriculare sulla la parità di genere e contro le discriminazioni nella scuola. “L’educazione di genere c’è in tutte le materie- riflette la Palmieri- , è il modo in cui l’insegnante invita il bambino a guardare il mondo attraverso le scienze, la letteratura, la storia che determina la sua educazione alla cittadinanza. La scuola fornisce 365 giorni l’anno gli strumenti che consentono di distinguere ciò che è giusto o sbagliato. E’ l’ignoranza che rende le persone razziste, omofobe, maschiliste. Il vero dramma è che molti adulti sono analfabeti e non tutti i bambini vanno a scuola. Bisogna continuare a lottare con forza per abbattere del tutto l’evasione”.

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