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Sabato 4 Luglio 2020




“L’ironia è il mio modo di stare al mondo”

Intervista a Davide Devenuto

davide-devenutoDavide Devenuto e il suo alter ego Andrea Pergolesi si incrociano dentro e fuori dal set: durante il percorso a Un posto al sole l’attore ha regalato parti di sé al personaggio tanto da “conoscerlo meglio di chi l’ha scritto”. Eppure Davide Devenuto, che ad Andrea ha regalato la sua ironia, si dichiara però “molto più affidabile” di lui.

Cosa significa Un posto al Sole per te?

Ha rappresentato la popolarità oltre ad avermi dato una stabilità rara in questo tipo di lavoro. In otto anni ho familiarizzato con il set e la troupe, con molti sono diventato amico. La serialità mi ha dato la possibilità di interpretare un personaggio più completo e interessante, diverso da tutto ciò che avevo fatto in precedenza. Potrei scrivere un paio di romanzi su Un posto al sole.

Cosa ti piace di Andrea e in cosa ti somiglia?

Mi piace il fatto che affronti in modo ironico le difficoltà, preferendo fare una battuta piuttosto che drammatizzare, anche se dietro la sua leggerezza ci ho sempre letto una grande profondità. Il linguaggio ironico è anche il mio modo di stare al mondo. Penso di essere ironico e autoironico,  anche se magari l’ironia che fanno gli altri su di me la accetto meno.
La maggior parte delle persone che mi conoscono non notano le differenze tra me e lui, nel tempo ci siamo molto avvicinati: ci sono momenti in cui sento di conoscere il personaggio meglio di chi l’ha scritto.

Ti ritrovi anche nella leggerezza sentimentale di Andrea?

Io rispetto ad Andrea penso di essere più serio e affidabile nelle cose a cui tengo. Ad esempio credo che dopo un tradimento sia quasi impossibile recuperare un rapporto. Infatti trovo poco verosimile la storia di Andrea e Arianna. Ma una fiction si basa anche sulla commedia sentimentale, per quanto in Un posto al sole, questo sia un aspetto meno predominante che in tante altre fiction. C’è di fatti anche una grande attenzione al sociale.

Si affronta anche un tema difficile come quello della camorra…

La camorra è un discorso troppo grande per affrontarlo in modo approfondito in una fiction, di fatto anche in Un posto al sole il tema è semplificato attraverso personaggi super eroi che si battono senza paura. Secondo me sarebbe più onesto raccontare il disagio e la paura di tante persone che convivono a stretto contatto con la criminalità, senza avere la possibilità di ribellarsi. La camorra affonda le sue radici in una sub cultura determinata dalla povertà, dal mancato sviluppo industriale, dall’assenza  di opportunità di lavoro. La responsabilità di queste carenze è delle istituzioni che non sono credibili poiché non si impegnano a creare un’economia solida.

C’è chi sostiene un collegamento tra musica neomelodica e camorra, cosa ne pensi?

Non necessariamente esiste questo legame. Affrontando il tema dei neomelodici in modo ironico, Un posto al sole vuole semplicemente sorridere di un aspetto culturale che coinvolge tanti ragazzi del sud. A me sembra curioso e folcloristico che tanti ragazzi abbiano in camera i poster dei neomelodici, piuttosto che quelli di cantanti internazionali. Ma è la realtà. 

Tanti giovani sognano di diventare delle star come Toni Bollore, cosa ne pensi?

Secondo me quello di diventare attori o cantanti è un sogno che consente a tanti giovani di uscire dalla condizione insormontabile di degrado in cui vivono. I giovani mi chiedono come riuscire a fare una comparsa in Un posto al sole, ma spesso ho l’impressione che apparire in tv per loro sia come vincere un terno al lotto, che di fondo non siano motivati da una reale passione per la recitazione. Se ci fossero alternative valide e chi studia e si impegna riuscisse a trovare un lavoro che lo soddisfa ci sarebbero meno ragazzi interessati al successo.

Chi è seriamente interessato a fare l’attore pensi abbia l’opportunità di formarsi adeguatamente in Italia?

Non credo si debba necessariamente andare all’estero. Ci sono insegnanti bravissimi a Roma che si sono formati all’estero, io ho studiato grazie ad alcuni di loro il metodo dell’Actor’s studio americano. E ci sono insegnati stranieri che vengono a tenere degli stage brevi a Roma a costi abbastanza accessibili. Confrontarsi con loro, anche per un tempo limitato, può arricchire molto il bagaglio di un giovane attore.

Qual è il tuo rapporto con Napoli?

Costantemente contraddittorio, provo un sentimento di amore odio verso la città. Da un lato Napoli mi affascina per il suo essere solare, vitale, al di sopra delle regole, dall’altro mi innervosisce chi sfiora la prepotenza e la maleducazione. Ho scelto di restare a vivere a Roma anche per questo, eppure quando arrivo alla stazione e prendo il motorino per raggiungere la Rai per me è ancora uno choc constatare il modo in cui le macchine ti vengono addosso. Rispettare di più il prossimo gioverebbe ai cittadini e ai turisti di una città così bella.

Alessandra del Giudice

Davide Devenuto, classe 1975, inizia a studiare recitazione nel 1997, frequentando, per tre anni, la scuola di Beatrice Bracco, sotto la cui regia debutta nel 1998 in teatro con la commedia Woody si racconta; successivamente partecipa a dei seminari con Michael Margotta e frequenta dei laboratori con Geraldine Baron, entrambi membri dell'Actor's Studio.
Dopo alcuni ruoli secondari in cinema e in televisione, diventa noto grazie al ruolo di Andrea Pergolesi, interpretato, dal febbraio del 2005.

Ha lavorato nel cinema in: Amorestremo, regia di Maria Martinelli (2001); Un Aldo qualunque, regia di Dario Migliardi (2002);Nazareno, regia di Varo Venturi (2007).
E in tv: La squadra, registi vari (2002); Il maresciallo Rocca 4, regia di Giorgio Capitani - Episodio: L'uomo sbagliato (2003); Terapia d'urgenza, regia di Gianpaolo Tescari, Lucio Gaudino e Carmine Elia (2008); L'ispettore Coliandro: Mai rubare a casa dei ladri, regia dei Manetti Bros. (2009); 6 passi nel giallo - Gemelle, regia di Roy Bava (2012).

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