Una stagione caratterizzata da una grande illusione: quella della fine degli intrighi, quella che elegge i magistrati paladini della giustizia contro una politica corrotta. Siamo a Milano ed è il 1992. È la stagione di Tangentopoli, ricostruita da Goffredo Buccino, giovane cronista del Corriere della Sera, in un saggio dal titolo “Il tempo delle Mani Pulite” (editori Laterza).
Il libro sarà presentato giovedì 2 dicembre alle 17.30, nello spazio libreria LaterzAgorà nel Teatro Bellini di Napoli. Insieme all’autore interverranno la storica Simona Colarizi; Dino Falconio, notaio e tra i soci fondatori dell’associazione Astrea sentimenti di giustizia; il giornalista del Corriere della Sera Marco Imarisio e Conchita Sannino, giornalista del quotidiano La Repubblica.
«Obiettivo della nostra associazione – spiega Dino Falconio – è quello di indagare il tema della giustizia non da un punto di vista scientifico, ma umanistico. Abbiamo chiamato al confronto portatori di saperi, come scrittori e giornalisti, perché siamo convinti che il tema della giustizia si comprenda meglio inquadrandolo secondo prospettive diverse. Ed è proprio questa l’ottica con la quale affronteremo questo argomento, con la quale proveremo a capire le dinamiche di Tangentopoli. Un periodo storico importante che ha prodotto un cambiamento della realtà sociale, politica ed economica del Paese. Dal 1992 in poi c’è stata una vera e propria mutazione del Paese, una situazione sociale molto più esplosiva. L’Italia sembrava destinata alla rifondazione, a una rinascita, quasi come se fosse una nuova resistenza, ma invece il risultato è quello di una crisi profonda».
E proprio sul tema di Tangentopoli sarà incentrato il nuovo racconto di Dino Falconio contenuto in Agendo 2022 di Gesco Edizioni.
«Tangentopoli - dice Alfredo Guardiano, segretario dell’associazione e giudice di Cassazione in sezione penale - ha determinato il crollo del vecchio sistema dei partiti, ha spianato la strada a forze politiche completamente nuove. Ha determinato anche un diverso rapporto tra l’opinione pubblica e la magistratura. Le Procure della Repubblica sono state individuate come difensori della legalità, come portatori di un profondo cambiamento sociale e politico. Oggi quel patrimonio di popolarità che la magistratura aveva nel Paese in quel periodo è completamente svanito. Il ruolo della magistratura penale continua ad essere vitale per la sopravvivenza dello Stato, ma va ricondotto nel proprio ambito di competenza, lontano dalla politica».
Mani Pulite: le illusioni di una generazione tradita
Trent'anni fa un giovane giornalista del “Corriere della Sera” viene assegnato alla sala stampa del palazzo di giustizia di Milano. Siamo nel 1992 e la grande Storia ha deciso di mettersi improvvisamente in movimento e di farlo proprio a partire da qui. Nasce Mani pulite e a raccontarla è una banda di giornalisti ragazzini, i “mozzi” delle diverse redazioni lasciati a seguire quelle che in un primo momento erano apparse come indagini senza futuro. Come un romanzo di formazione, li vediamo confrontarsi con i protagonisti di quei giorni, alle prese con la ruvida genialità di Di Pietro e le enigmatiche strategie di Borrelli, gli iperbolici paradossi di Davigo e l'amara saggezza di Colombo. Attorno, imprenditori e politici, avvocati e spioni, faccendieri e boiardi compongono una polifonia che non fa sconti su errori e orrori, dagli eccessi negli arresti alla catena di suicidi. Un'Italia dove si staglia la figura drammatica di Craxi e già emerge quella affabulatrice di Berlusconi; l'Italia scossa dagli attentati a Falcone e Borsellino e dalle stragi del '93; quella della gogna per la Prima Repubblica in diretta tv al processo Cusani. È un racconto che abbraccia la vita di redazione di un grande giornale e le avventure sulle tracce dei latitanti di Santo Domingo. Trent'anni dopo, sarà solo la delusione di un gioco a somma zero.
Donatella Alonzi