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Martedì 27 Febbraio 2024




Antifascismo e potere. Storia di Storie

antifascismo-e-potere“Antifascismo e Potere. Storia di Storie” narra di uomini e donne che hanno lottato nella prima metà del Novecento per la dignità e per la giustizia sociale. Il filo rosso che lega le otto storie è la cieca ferocia della “ragion di Stato” che sopprime ogni forma di dissenso, e non concede clemenza a persone anche quando in catene e inermi.

Il libro trae origine da una serie di biografie che Giuseppe Aragno aveva scritto su invito del suo amico Ferdinando Cordova, cui il volume è dedicato; il testo denota dunque l’attenzione nella ricerca e l’accuratezza nella ricostruzione dei fatti della mente di uno storico. Allo stesso tempo Aragno affida il materiale di archivio ad uno stile narrativo che conduce il lettore verso la conoscenza dell’umanità profonda e interiore delle persone di cui si racconta. Persone che hanno guardato negli occhi il cinismo del regime, e pur consapevoli delle conseguenze, hanno scelto di resistere. In un periodo segnato da un maschilismo imperante, che relegava le donne al ruolo di madri e di angeli del focolare all’interno di una mistica fascista, sono proprio le storie di donne resistenti ad impressionare per volontà e forza d’animo. Emilia Buonacosa d’ignoti viene abbandonata alla nascita dai genitori. Vive una storia d’amore con Federico Giordano Ustori, un oppositore del regime che morirà per un’infezione durante un’operazione chirurgica.  Buonacosa viene ritenuta plagiata dal militante anarchico, come riportato nei registri dei servizi segreti; la donna che per sua scelta dissente è troppo destabilizzante per quel periodo storico. Tuttavia dimostrerà di essere una donna indipendente e vera nel proseguire la sua battaglia anche dopo la morte del compagno. Arrestata, non piegherà mai la testa. Presenta un ricorso: “trovo la condanna enorme ed inumana, perché so che non ho commesso alcun atto violento, né sono capace di commetterlo.” In seguito ad un incidente sul lavoro subisce l’ asportazione del cuoio capelluto. Il regime rifiuta di darle una parrucca. Chiede, quasi morente, di poter rivedere la figlia adottiva. La risposta del regime: “la domanda per ottenere una breve licenza a favore della Buonacosa Emilia non è stata accolta.”

Tornerà a casa nel 1944, quando i suoi aguzzini capiranno di aver perso la guerra. E vedrà i suoi carcerieri fare carriera nella nuova Repubblica Italiana, nata sulle ceneri di una guerra, sotto le quali continuava a covare il germe di un potere autoritario. Sono molti i gerarchi fascisti che riuscirono a “riciclarsi” nell’Italia repubblicana, così come sono “molti i compagni di lotte di gioventù – spiega Aragno – che hanno fatto carriera politica accettando compromessi.” La storia che conclude il libro, drammatica ma con un finale di speranza, è quella di Renato Grossi che, perseguitato dai fascisti, abbandona Napoli nel 1926. Grossi, rifugiatosi a Buenos Aires, aiuta i profughi a sfuggire dalle dittature. Poi decide di partire per la guerra di Spagna. Insieme alla sorella racconterà da una radio clandestina la verità sulla guerra. L’intera famiglia verrà dispersa nei campi di concentramenti spagnoli, nelle isole di Ponza  e Ventotene sotto detenzione. Renato, per una forma di esaurimento, viene rinchiuso in manicomio in Francia. Verrà consegnato ai fascisti e il cervello subirà per anni una serie di distruttivi elettroshock. Nel dramma la speranza: Aragno racconta di aver conosciuto pochi mesi fa il nipote della sorella di Grossi. E’ un documentarista e un militante anarchico, vive in Francia e ha realizzato un documentario sulla guerra di Spagna. “Il disastro prodotto dai potenti condurrà ad un cambiamento, ma la nuova strada la dovrete trovare voi giovani – riflette il professore – si dovrà creare una soluzione per la dicotomia tra politica, l’agire nell’interesse collettivo, ed il potere, che spegne i sogni.”

Daniele Pallotta

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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