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Martedì 4 Agosto 2020




Marina Giulia Cavalli: “Ecco come la dottoressa Bruni avrebbe affrontato la pandemia”

marina giulia cavalliRazionale, saggia, con un grande senso del dovere e un cuore enorme. La dottoressa Ornella Bruni è uno dei personaggi più amati dal pubblico di Un Posto Al Sole (le cui riprese, ricordiamo, sono sospese per la pandemia, mentre ora stanno andando in onda le repliche della sedicesima stagione). A raccontarci come il medico più popolare della televisione italiana avrebbe affrontato questa situazione critica di emergenza mondiale è l’attrice che le dà il volto da ormai oltre 20 anni: Marina Giulia Cavalli.

Come avrebbe affrontato la dottoressa Bruni la pandemia secondo lei?

In maniera ligia, attendendosi alle indicazioni degli scienziati, insomma nel suo stile. Lei ha un grande senso del dovere, quindi, immagino che si sarebbe lanciata in questa situazione, aiutando gli altri, anche mettendo a rischio la sua incolumità. Magari ci sarebbe anche stati scontri con la famiglia, che avrebbe voluto proteggerla ma sarebbe comunque prevalsa la sua generosità e il suo mettersi al servizio degli altri, probabilmente.

Naturalmente, siamo nelle mani degli autori e non so come avrebbero potuto far sviluppare la storia ma io mi immagino che, con un pizzico di avventura e fantasia, avrebbe perfino potuto dare il suo contributo alla scienza, cercando cure alternative e impegnandosi attivamente per trovare un vaccino! Insomma, fosse per me, sarebbe una supereroina! O addirittura, si sarebbe potuta ammalare e, ai primi sintomi, avrebbe potuto prendere quei farmaci che invece arrivano solo a chi arriva moribondo all’ospedale nella realtà, ma questo è un mio personale punto di vista…

Invece, Marina Giulia Cavalli, come la affrontando l’emergenza coronavirus?

Vivo come tutti, in questa bolla di sospensione, da qualche giorno ho anche smesso di seguire le notizie, perché ho capito che è bene informarsi per quel che serve, intanto da comune cittadina e non facente parte del governo non posso farci niente. Sono allibita dal cambio continuo di opinioni dei governi, penso ormai che stanno messi peggio di noi quelli che devono decidere, non ci resta che aspettare e vedere che succede, ma ho la sensazione che non stiamo proprio in mani sicure.

Come sta vivendo questa quarantena?

In realtà, avevo tanti buoni propositi, scrivere, leggere libri, studiare ma, come accade a molti, poi la giornata vola via e non riesco a fare tutto. In particolare, mi distraggono le telefonate di persone che non sentivo da tempo, è come se ci fosse una riattivazione di vecchi rapporti in questo momento: la sensazione di non poter fare le cose, nella mancanza di condivisione di relazioni di amicizia e lavoro, si trasforma in altro, così si cerca vicinanza con il telefono o con i Social. In più, seguo più da vicino i miei interessi di ricerca spirituale che sto coltivando da ormai 5 anni, anche se è il “mondo dell’aldilà”, se così si può dire, mi ha sempre affascinato…

Si riferisce alla “ricerca di senso” che l’accompagna da quando ha perso tragicamente sua figlia Arianna? 

Sì, anche se non userei il termine "perso". Da qual momento ho fatto ancora più mia la consapevolezza che la nostra vita non si riduca ad una sola esperienza terrena ma che siamo parte di un progetto molto più grande. C’è una dimensione parallela dove vivono le anime, una realtà da cui proveniamo e a cui tutti siamo destinati dopo il fine vita. Un disegno di un Dio universale, non quello antropomorfo come talora e taluni immaginano, ma una energia divina primaria, una forza intelligente di cui dobbiamo cogliere i segnali su questa terra. Ovvio che questa prospettiva mi ha aiutato a vivere il mio dolore quando mia figlia nel 2015 è andata via per leucemia, ma anche ad affrontare la morte di amici e familiari, nel corso del tempo.

Che similitudini ci sono tra lei e il personaggio che porta in scena a Un Posto Al Sole?

Ornella è certamente più razionale di me, ma mi assomiglia per altri aspetti, perché io ho inevitabilmente portato un po’ di me in questi anni nel suo modo di affrontare le cose, non tanto nelle azioni che fa la Bruni, perché quelle sono da copione. Ad esempio, io che ho grossi dubbi sulla validità e sulla quantità dei vaccini obbligatori, mi sono trovata a dire delle cose molto precise per bocca di Ornella, che li difendeva a spada tratta, ma ho cercato di dare un senso più possibilista. Noi siamo molto seguiti e bisogna stare molto attenti ai messaggi che diamo. Io personalmente, penso che piuttosto che ai vaccini contro il morbillo o altre malattie che noi da bambini abbiamo affrontato e superato tranquillamente, bisognerebbe pensare a nuove e più efficaci cure per il tumore, per cui non ci sono stati progressi sufficienti in questi decenni. Capire ad esempio come sopravvivere oltre alla malattia, alle chemio, spesso troppo devastanti…Ora non ne parla più nessuno, pare che si muoia solo di Covid…

Lei è nata negli Stati Uniti e vissuta in Piemonte. Come è il suo rapporto con Napoli da donna del Nord?

Io vengo a Napoli per lavorare, poi ho casa a Roma. Solo nei primi anni, quando lavoravamo di più noi “storici” e non c’erano ancora i treni veloci, abitavo qui, ma ogni tanto mi capita anche di fermarmici. Ad esempio in alcuni periodi ho affittato un appartamento in qualche zona che mi va di conoscere un po' meglio, visto che la trovo una città strepitosa, che ti nutre e ti sorprende.

Il suo è un personaggio rassicurante, è contenta del riscontro che riceve dal pubblico?

Sì, i riscontri positivi mi fanno piacere ma come attrice mi piacerebbe che Ornella intraprendesse nuove sfide, fosse più attiva e propositiva, non solo la spalla su cui tutti vanno a piangere o la persona in cui tutti trovano incoraggiamento…

Secondo lei ci sono temi sociali ancora da affrontare in Un Posto Al Sole?

Di temi ne sono stati trattati tanti ma personalmente mi piacerebbe raccontare delle storie sulla sanità, ad esempio, approfondire la questione dei costi esorbitanti dei farmaci, alternativi alle chemio, a partire dall’enorme spreco di denaro pubblico della nostra sanità che spesso sperpera per cose non necessarie, costruisce ospedali e macchinari che poi restano abbandonati. Ho già proposto, ma non sono stata ascoltata finora, il racconto di tutto questo attraverso un personaggio a cui il pubblico potrebbe affezionarsi che potrebbe rimetterci la vita proprio perché non arriva un farmaco. Una storia del genere potrebbe avere una ripercussione sociale notevole, secondo me, e raccontare questo uso errato di risorse pubbliche nell’ambito della salute sarebbe di interesse collettivo.

Le manca il set?

Se io pensassi di non tornaci più, mi mancherebbe. Ma questa vacanza forzata ha anche i suoi aspetti positivi: sento sollievo per i viaggi che non devo fare, i ritardi, la frenesia della routine, il rispetto di orari e appuntamenti precisi, questi aspetti francamente non mi mancano, l’unico problema è che comincio ad abituarmici!

Maria Nocerino

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