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Lunedì 9 Dicembre 2019




Luisa Amatucci: “La mia Silvia ha ancora tanto da raccontare”

amatucciLuisa Amatucci debutta a teatro già a 8 anni con Lina Wertmüller che la dirigerà anche nel film “Io speriamo che me la cavo” e nel 1996 in “Ninfa Plebea”. Nello stesso anno è protagonista insieme alla zia Isa Danieli (di cui è anche omonima anagrafica) della commedia “Ferdinando” di Annibale Ruccello. Proveniente da una grande famiglia di artisti, l’attrice napoletana si divide nel tempo tra cinema, televisione e teatro (dove incontra sulla sua strada anche Eduardo De Filippo, e lavora, tra gli altri, con Sandro Bolchi e Stefano Amatucci, suo fratello).

Ma da oltre 20 anni Luisa Amatucci è per tutti Silvia Graziani di Un Posto Al Sole, da sempre tra i protagonisti principali, una delle anime pulsanti del social drama più longevo della Rai. Silvia è sempre stata una persona sensibile ai temi sociali. Il suo personaggio è, spesso e volentieri, quello che fa da tramite o sprona alla discussione, visto il suo carattere aperto, espansivo, solare, quando non è lei direttamente a portare in scena un tema di attualità. L’abbiamo vista ad esempio, negli anni, confrontarsi con argomenti come la violenza di genere, l’alcolismo, le difficoltà di conciliare famiglia e attività lavorativa (visto che è storicamente alle redini di Caffè Vulcano), non perdendo mai credibilità e forza interpretativa. Amatissima dal pubblico, è la madre di Rossella (Giorgia Gianetiempo) e compagna di vita di Michele (Alberto Rossi). 

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Silvia ora si trova alle prese, insieme ad altri, con la storia di Carla, la transgender aggredita proprio al Caffè Vulcano. Cosa pensa si debba ancora fare contro i pregiudizi e le aggressioni verso le persone etichettate come diverse?

Credo si debba fare ancora tantissimo su questi temi, anzitutto il razzismo. L’Italia ha ancora molto da fare in questa battaglia contro il pregiudizio verso il diverso, dovrebbe imparare l’accoglienza verso altre culture ed etnie, senza appunto giudicare prima di conoscere. 

Lei è un volto storico: non possiamo non chiederle quanto si contaminano personaggio e realtà?

Certamente, dopo 24 anni c’è un po’ di contagio. Ma non è tanto Silvia che dà a Luisa, casomai Luisa che ci mette del suo in Silvia, per cui inevitabilmente ci sono delle affinità e delle contaminazioni. Questo è un lavoro che si fa quotidianamente, ogni giorno vestiamo i panni del nostro personaggio, cercando sempre nuovi stimoli e, come attori, ritrovando in quello che proponiamo sempre nuovi obiettivi da raggiungere. Ovviamente in questo momento c’è molto spazio per le nuove storie ma speriamo che anche per i personaggi più di vecchia data, come appunto il mio, vi siano a breve nuove vicende e quindi nuove sfide attoriali da affrontare. Siamo degli artisti, abbiamo bisogno di metterci alla prova continuamente: detto questo, naturalmente io sono felicissima del mio personaggio, del riscontro che ha ottenuto negli anni e dei temi che sono stati narrati alla gente attraverso le vicende personali di Silvia, perché l’attore deve anche mandare dei messaggi. 

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Quali sono stati i temi sociali che Silvia ha impersonato e ce ne sono altri che lei vorrebbe portare in scena?

Silvia ha affrontato principalmente due tematiche sociali: la dipendenza dall’alcol, perché per un bel po’ di tempo ha avuto un problema di alcolismo, e la violenza di genere, che comunque è un argomento molto caro agli autori, tanto è che è stato affrontato tantissime volte e da diverse angolazioni. Ecco: la violenza sulle donne è uno di quegli argomenti che di tanto in tanto va riproposto. E come ho detto sopra, un altro tema di grande attualità è quello del razzismo, anche quello non dovrebbe mai essere perso di vista. 

Secondo lei un prodotto come Un Posto Al Sole riesce davvero ad entrare nelle case degli italiani e a portare questi temi?

Assolutamente sì, credo sia la grande forza di questa squadra e per questo sono felice e orgogliosa di farne parte: Un Posto Al Sole, con tutte le persone che ci lavorano, non solo gli attori ma anche i lavoratori “invisibili” che sono dietro alla creazione quotidiana di questo format, riesce, in una striscia preserale, a parlare a tutti con garbo di temi di scottante attualità. 

Come si sente nel cast di Un Posto Al Sole dopo tanti anni?

Beh, è una seconda famiglia, in pratica. Ci conosciamo da anni, ovviamente si va più d’accordo con alcuni, con quelli con cui si gira di più…

Quindi, con chi ha legato di più in questi anni?

Ma, con la mia “famiglia” sulla scena naturalmente. Alberto Rossi e Germano Bellavia, ad esempio, sono tra le persone con cui ho legato di più, ma perché con loro condivido di più.

Maria Nocerino 

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