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Sabato 20 Aprile 2019




Bullismo in Un posto al sole: ecco come la pensa Alberto Rossi, il giornalista Saviani in tivù

Alberto RossiAlberto Rossi nei panni del giornalista Michele Saviani racconta il fenomeno dalla parte della vittima ma con uno sguardo attento anche ai ragazzi a rischio che si trasformano in bulli e lancia un messaggio attraverso Napoli Città Solidale: “attenti ai messaggi fuorvianti sui social network, riflettete con la vostra testa”.

Mentre guardiamo in tivù gli sviluppi della vicenda, l’attore livornese – napoletano d’azione, tanti sono gli anni passati a girare qui –  ci racconta come si tratta il bullismo nel social drama più famoso d’Italia.

Alberto, con il suo personaggio sta affrontando il fenomeno del bullismo sul piccolo schermo. Come si è preparato ad interpretare questo ruolo così delicato, dal punto di vista della vittima?

Non è molto difficile, basta aprire i giornali o leggere su internet. Guardare quello che succede intorno a noi. Di eventi di bullismo, dentro le scuole e fuori, ne succedono molti. Senza contare che la rete è una cassa di risonanza notevole per fenomeni come il bullismo, che su internet riescono a prendere forza. Il nostro compito, oltre che quello di raccontare delle storie, è anche quello di parlare di problemi sociali, senza volersi fare giudice, ma portandoli alla luce.

Bullismo

Vittime sono anche gli stessi bulli, che Michele ha cercato di salvare in tutti i modi. Quale messaggio si può dare ai giovani attraverso Un Posto al Sole?

È difficile sentirmi all’altezza di far passare un messaggio alle prossime generazioni. Quello che desidero dire però, e che si evince dalla storia di Michele, è che tutti possono essere vittime di bullismo e cyberbullismo. Ma anche che si può passare dall’essere vittima all’essere carnefice e viceversa. Bisogna fare attenzione alle dinamiche del branco, da sempre presenti nel novero delle interazioni sociali tra ragazzi e bambini. È anche giusto che esistano i “leader” in un dato gruppo sociale, questo dipende dalla personalità ed attitudine di ognuno a confederare attorno a se i propri pari, ma bisogna cercare di far attenzione alle ragioni per le quali un “leader” spicca, se per un talento particolare o degli interessi, o invece per delle azioni “brutte”.

Michele è un giornalista con uno spiccato senso del dovere e della giustizia. Come si può essere giusti in questo caso e far prevalere la verità ?

Michele proverà a controbattere con tutti i mezzi a sua disposizione. Lui viene dal mondo della radio, ma per riuscire a riscattarsi e soprattutto affrontare questo delicato argomento in un’ inchiesta si spenderà in tutti i modi e con tutti i mezzi per provare ad incidere sul discorso del bullismo e parlare della condizione delle scuole di oggi. È una piccola azione di resistenza, una piccola azione che se immessa in una rete di piccole azioni può essere parte del cambiamento.

Quale messaggio sociale sta facendo passare Michele attraverso le sue azioni?

Che certe cose possono succedere e che non bisogna sentirsi schiacciati ma cercare di fare il possibile per riscattarsi e resistere alle logiche del bullismo. Di essere partecipi del cambiamento che si desidera perché il bullismo è ovunque. Io ho una figlia di 6 anni, a scuola abbiamo notato un insieme di comportamenti e dinamiche, difficili da etichettare come bullismo, ma che necessitano un’attenzione congiunta dell’istituzione scuola ma anche delle famiglie. La socializzazione dei bambini inizia in famiglia e poi viene integrata dalla scuola. Nell’istituzione scuola viene insegnato, in teoria, non solo a leggere e scrivere ma anche il codice sociale di comportamento. Se le famiglie ignorano, i piccoli segnali le dinamiche “devianti”, anche di bambini in tenera età, come l’utilizzo di parolacce o altre piccole scaramucce, la scuola può ben poco. Scuole e famiglie devono lavorare insieme, e questo da subito.

Lei fa parte del gruppo storico di Un posto al sole, com’è lavorare per questo social drama da tutti questi anni?

Mi hanno spesso fatto questa domanda: è bello. Noi siamo fortunati a lavorare in un ambiente professionale molto bello, abbiamo una grande sinergia tra di noi ed una grande capacità a lavorare insieme, dimostrata anche dal fatto che collaboriamo professionalmente da 23 anni. Ma il nostro è anche un set molto professionale. Non bisogna dimenticare che Un posto al sole è una macchina enorme che dà lavoro a poco più di 600 persone. Le new entry del social drama penso che percepiscano questa duplice realtà, un set serio ma divertente.

 Quanto le somiglia il suo personaggio?

Sebbene io e Michele condividiamo molte caratteristiche, ogni giorno dopo lavoro Michele resta in camerino ed è Alberto Rossi ad uscire per strada.  Ovviamente siamo legati, nel corso degli anni gli sceneggiatori si sono anche ispirati a me per definire delle sfumature del personaggio, ma abbiamo fatto vite molto diverse tutto sommato.

Alla fine di questa storia del bullismo, che è un fenomeno diffusissimo ormai anche sul web, se la sente di lanciare attraverso Napoli Città Solidale un appello a giovani e giovanissimi che, in qualche modo, cadono vittima dei bulli?

Non fatevi travolgere da quello che leggete online, stati attenti ai social network ed alla rete in generale, ricettacoli di messaggi fuorvianti. Riflettete con la vostra testa.

Eva de Prosperis

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