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Lunedì 10 Dicembre 2018




Lucio Allocca: “Anche un anziano esemplare può cadere nella trappola del gioco”

otelloRisulta immediatamente simpatico come il suo personaggio, con cui ormai, da un po’ di anni, la gente lo identifica, riconoscendolo come Otello di Un Posto al Sole, nonostante Lucio Allocca possa vantare una lunga carriera artistica e collaborazioni prestigiose come quella con i fratelli De Filippo.

Un affetto enorme che neanche la recente svolta un po’ borderline del suo personaggio – il vigile simbolo di rettitudine è caduto nella dipendenza da gioco – è riuscita a scalfire. A raccontarlo è proprio l’attore, che sentiamo al telefono mentre per strada, nel suo quartiere, il Vomero, viene continuamente fermato da fan e curiosi.

Lei sta portando in scena un tema molto delicato: il gioco patologico  - una problematica che proprio al Sud e dove c’è più povertà, è paradossalmente più diffuso, come dimostrano recenti ricerche - É una grande responsabilità, come si è preparato ad affrontare questo ruolo?

Sinceramente all’inizio, ho avuto delle riserve, lo ammetto. Sono andato a parlare con gli autori, perché non mi capacitavo che proprio un personaggio come il mio, simbolo di legalità e onestà, dovesse personificare questa problematica, una debolezza umana, in fondo. Ma loro mi hanno convinto spiegandomi che per affrontare questo tema, serviva proprio un anziano insospettabile e retto, come lui. Nessuno è perfetto: tutti, in un momento di fragilità, possono cadere in tentazione. Mi sono reso conto così che solo Otello effettivamente poteva risultare credibile per raccontare questa storia, e siamo stati ripagati, la cosa sta funzionando, la gente, chi in un modo chi nell’altro, si sente vicina a questa tematica…

Del resto, il racconto è assolutamente verosimile: lo abbiamo visto quando siamo andati a girare le scene in città, con queste signore che erano andate a fare la spesa e si giocavano anche pochi euro. 

Dunque, crede che la sua storia stia riuscendo a sensibilizzare il pubblico su questo argomento? 

Credo di sì, sta piacendo e riuscendo, lo vedo dai commenti delle persone. Sono passati dal chiedermi come stessi, dopo i miei recenti problemi di salute, a come andrà a finire questa storia del gioco di Otello…Ma soprattutto capisco dagli sguardi che il messaggio sta arrivando, è come se le persone si identificassero, ci fosse un po’ anche della loro storia personale e familiare in quello che sta portando in questo momento sullo schermo il mio personaggio…

Strettamente legato al gioco, c’è anche un altro tema sociale importante: quello della solitudine delle persone anziane che, dopo la pensione, hanno difficoltà a relazionarsi con una nuova quotidianità…

Esatto, io dico sempre: diamo a questi anziani la possibilità di un nuovo reinserimento sociale, affinché, soprattutto chi sta bene in salute, possa essere ancora utile agli altri. Io ho 75 anni e mi occupo ancora di formare giovani a teatro. In questo momento, mi appoggio nella sede di un’associazione culturale al Vomero, e stiamo lavorando sulle “Memorie” di Carlo Goldoni, che ha vissuto questo dramma della dipendenza da gioco, in prima persona, tanto per restare in tema.

Come si evolverà la storia di Otello: riuscirà a uscire dalla dipendenza da gioco?

Sì, Otello si riscatterà, prenderà coscienza di quello che sta succedendo nella sua vita grazie soprattutto alla vicinanza dell’ambito familiare e amicale. Avranno un ruolo centrale amici come Guido e parenti come Michele, ma sarà determinante soprattutto il rapporto con la nipote, perché Otello si renderà conto che proprio per dare il buon esempio a Rossella, non può permettersi di continuare a vivere così. Tutto tonerà presto alla normalità. 

Come sta prendendo il pubblico questa svolta del suo personaggio?

Sono sempre affettuosi nei miei confronti, continuano a chiamarmi Otello e da come mi chiedono le evoluzioni, capisco che c’è un coinvolgimento personale rispetto a questa problematica che, comunque, avrà una risoluzione.

Quale altro argomento crede che si debba affrontare in Un Posto al Sole?

Sono davvero tanti gli argomenti già trattati, credo che si debba affrontare con sempre rinnovata forza la piaga della disoccupazione giovanile, questi giovani laureati che soprattutto al Sud non trovano lavoro sono un problema serio. Questo è un tema che noi tutti suggeriamo di frequente agli autori, che sono sempre sensibili, tanto è che, in qualche modo, lo stiamo affrontando con la storia di Diego, il figlio di Raffaele: pur di farlo lavorare e tenerlo vicino al padre il condominio gli offre un part-time.

Quali impegni sociali la vedono in prima linea?

Io sono ambasciatore di Amnesty International che si occupa di diritti umani, e dell’associazione Albero della vita, che svolge attività a favore dei bambini più sfortunati. Oggi che sono nonno, sono anche più sensibile a questi temi.

Maria Nocerino

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