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Giovedì 20 Settenbre 2018




Marco Basile: “Un errore accostare Luca Grimaldi agli assassini di Cucchi o Aldrovandi”

Marco BasileGià una lunga carriera alle spalle, siculo, 44 anni, Marco Basile in Un Posto Al Sole è Luca Grimaldi, il poliziotto bello e tenebroso che ha stupito tutti, lasciando emergere il suo lato più fragile e umano attraverso la storia della sua giovane figlia, Anita (Ludovica Bizzaglia), alle prese con problemi di dipendenza.

 

Dopo il processo in cui è coinvolto anche Vittorio (Amato D’Auria) e che potrebbe di nuovo farlo rinchiudere in carcere, Luca è sul punto di partire, portando con sé Anita. Cosa succederà? Grimaldi lascerà per sempre Un Posto Al Sole o la sua storia avrà altri sviluppi? Lo abbiamo chiesto all’attore originario di Noto, reduce dalle riprese della serie “Montalbano”.

Marco Basile 1

Luca partirà con Anita o resterà a Napoli ad affrontare la situazione?

Non credo che Luca abbandonerà la scena,  vivrà un dramma, come spesso accade nelle fiction, ma ritornerà, lo vedremo alle prese con le sue fragilità, come già sta accadendo in questo momento. Il suo aspetto umano piace molto al pubblico. Solo questo posso dire, il resto lo sanno solo gli autori.

Il suo personaggio vive una “doppia morale”, in un certo senso, da “cattivo” diventa “buono”, è così?

Non è così, il mio personaggio è stato interpretato male. Anzitutto, Luca Grimaldi non è un poliziotto cattivo e aggressivo come si è voluto dipingere: è un uomo di legge che odia le ingiustizie e le persone che approfittano delle debolezze altrui. Certo, ha un carattere particolare, io lo definirei “border-line”, un tipo non senza contraddizioni, ma con una personalità forte e una sua coerenza ideologica ed emotiva. Non ha provocato la morte del giovane tossicodipendente e pusher in maniera premeditata, poi, quando affiora la sua vera storia, lo si capisce.

Marco Basile 2

Per me è bello dare il volto a questo personaggio, se fosse stato troppo lineare, tutto bianco o tutto nero, sarebbe stato molto noioso, invece così risulta interessante. Del resto, Luca ha anche un aspetto fragile, che sta emergendo come padre di una ragazza problematica come Anita che è caduta nella droga, correndo il rischio di finire come la madre. Una fragilità apprezzata dal pubblico di Un Posto Al Sole, molto intelligente e attento, cosa che non credevo, pensavo al solito pubblico “romanticone” da soap, invece, mi sbagliavo di grosso.

Cosa pensa del fatto che la vicenda del poliziotto sia stata accostata a casi di cronaca molto gravi come quello di Stefano Cucchi o di Federico Aldrovandi?

Ne penso male, penso che non sia il caso di fare questi accostamenti perché lì stiamo parlando di casi realmente accaduti, di due ragazzi massacrati e torturati, di cui non si deve offendere la memoria; così come trovo azzardato e offensivo questo parallelismo nei confronti delle famiglie di Cucchi e Aldrovandi, che hanno vissuto e continuano a vivere una immane tragedia. Rimaniamo nelle dinamiche della soap, ricordiamoci anche che le modalità sono diverse: Luca prende a schiaffi la sua vittima per strada e poi lui cade a terra e muore, è cosa diversa da prendere un ragazzo, sbatterlo in caserma, gonfiarlo di botte, fino a causarne la morte. In ogni caso, sono parallelismi inappropriati, così come quelli che mi hanno dipinto come un poliziotto violento, sul modello della scuola Diaz. Certo un social drama come Un Posto Al Sole è giusto che faccia emergere certe tematiche, ma è pure giusto tenere  sempre presente che è finzione, racconto, immaginazione. Altro discorso è se si parla di una trasmissione di approfondimento, dove, carte alla mano e con tutti gli esperti, si approfondiscono queste vicende di cronaca.

Come si trova nella grande famiglia di Un Posto Al Sole?

Mi sono trovato bene, perché credo che nell’ambiente di lavoro ci si debba rapportare con tutti, lì mi è stato più semplice perché sono come una famiglia ma in genere io non ho difficoltà, credo che chi fa questo mestiere come prima cosa si debba divertire. 

Con chi ha legato di più nel cast? 

Ho buoni rapporti con tutti, ho legato, per la vicinanza dei nostri personaggi, soprattutto con Peppe Zarbo e con i ragazzi, Ludovica Bizzaglia e Amato D’Auria, che stimo professionalmente, li trovo di una grande intelligenza. 

C’è un argomento sociale che vorrebbe portare sulla scena o una causa che ha particolarmente a cuore?

Sono sincero, non ho mai visto Un Posto Al Sole prima di lavorarci, ma so che sono state affrontate tematiche sociali diverse, ovviamente con tempistiche che sono della TV, ciò significa che nessun argomento potrà essere affrontato in profondità ma lanciato perché se ne possa almeno parlare. 

Lei è siculo, che rapporto hai con Napoli?

Ho vissuto già a Napoli, ai tempi in cui giravo “La Squadra”. Io amo questa città, la sento calda, è parte del “Regno delle Due Sicilie” e ci sto bene. Napoli è Napoli, punto, una città unica la mondo: con la sua bellezza e le sue contraddizioni, il suo immenso patrimonio di arte, cultura, teatro, cinema, e anche le sue dinamiche sociali drammatiche.

Sta lavorando a qualcosa?

Ho appena finito di girare “Montalbano”, sugli altri progetti non parlo per scaramanzia.  

Maria Nocerino 

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