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Giovedì 12 Dicembre 2019




Madre Teresa di Un posto al Sole

Carmen Scivittaro si racconta

carmen scivittaro 2La dolce e rassicurante Teresa, nonna per antonomasia di Un posto al Sole è Carmen Scivittaro che scopriamo enfant terrible, maschiaccio e infine grande attrice di teatro. Curiosa e attenta ai giovani e ai problemi sociali, ha un "libro" nel cassetto.

Sul set è una nonna presente e moderna, e nella vita?

Non ho avuto figli, ma ho una nipote, figlia di mio fratello, a cui sono molto legata, è una bimba bellissima che a nove anni già fa canto, le piace un po’ di tutto, dipingere e allo stesso tempo è molto oculata, un po’ già adulta. Sono una zia curiosa e presente ma non opprimente. Vengo da una generazione in cui i figli si facevano senza troppi pensieri, oggi necessitano una programmazione maggiore a causa della precarietà economica, anche se negli ultimissimi anni c'è un'inversione di tendenza proprio per la delusione che c'è fuori nel mondo lavorativo, anche nel nostro campo, non si punta più solo alla carriera di attore, ma c'è una maggiore voglia di stabilità affettiva.

Come era lei da bambina?

Da bambina avevo un carattere terribile: giocavo a pallone, non con le bambole. Però leggevo molto e inventavo storie, infatti più che l'attrice avrei voluto fare la scrittrice infatti quando ho lavorato in radio ho scritto anche i monologhi che interpretavo. Chissà magari un giorno pubblicherò un mio libro.
Ancora oggi sono un po’ un maschiaccio, mi piace lo sport, il rock. Non è un caso che, a parte poche carissime amiche, ho tanti amici uomini, trovo che tra loro abbiano un tipo di complicità maggiore delle donne, difficilmente sono in competizione.

Ed è grazie ad un suo amico che ha iniziato a fare tv…

Ho iniziato a fare l'attrice in un piccolo teatrino al Vomero, il T 70, con Umberto Serra e una generazione strepitosa di giovani che volevano fare teatro in modo serio. Fu Marzio Honorato a vedermi in uno spettacolo e a segnalarmi a Nino Taranto che cercava una ragazza per Mestiere di Padre di Viviani.  Alla fiction non ero interessata, ma Marita D'Elia, che all'epoca lavorava nella ricerca di personaggi per un Posto al Sole, mi vide recitare nella certosa di Santa Chiara, in uno spettacolo sulla follia che ho amato moltissimo, con la regia di Cristina Donadio. Così alla fine nel 1996 mi chiamarono per fare la madre di Silvia e nel '97 ebbi il contratto.

Quando ha iniziato era più facile fare l'attore?

C'erano tutti i teatri stabili e un'apertura enorme. Avevi l'opportunità di lavorare con grandi registi e c'erano tante produzioni e dunque tanti provini.  La crisi ha appiattito tutto, è sparita la parte romantica ed è venuta meno anche la qualità dell'offerta teatrale.

Come era fare fiction all'inizio e come è cambiato il lavoro a Un posto al Sole?

Quando arrivai nel '96 e vidi come giravano dissi "non fa per me", era tutto troppo veloce e, a me che sono pignola, sembrava impossibile sostenere quei ritmi. Ma le sfide mi attraggono, così sono rimasta.
Col tempo la macchina di Un posto al sole è diventata precisissima, è un'esperienza unica, unarivincita di idee, artistica, di organizzazione per Napoli che si è dimostrata al di sopra di tante produzioni del nord. I contenuti oggi sono sempre sociali, anche se è cambiato il modo di porli.  Prima c'era una gioia e un'allegria di fondo che è diminuita, prevaleva il dramma familiare mentre oggi c'è una maggiore scientificità, un maggiore rapporto con i fatti di cronaca che ricorda la Squadra.In questo periodo si è allentato il filone del Centro Sociale, mentre prima c'erano un contatto maggiore con la città meno istruita e talvolta violenta, sebbene non si cadesse mai nello stereotipo. Se gli attori storici vengono quasi tutti dal teatro, per i giovani che man mano arricchiscono il cast, spesso Un posto al Sole è una delle prime esperienze, uno dei pochi luoghi dove apprendere il mestiere.

Come sono i fan napoletani?

Ci seguono con un'atenzione spasmodica, ti riconoscono dalla voce. I partenopei  coltivano un rapporto carnale con tutto. Nel sud del mondo c'è il caldo che induce alla fantasia, all'emotività e talvolta alla rassegnazione.
Tra nord e sud Italia c'è ancora una grande differenza. Quando lavoravo a Milano a volte mi dicevano "Ma veramente sei napoletana?" Uno dei pregiudizi è proprio che i napoletani non siano lavoratori o non siano precisi. Mentre il successo di Un Posto al Sole dimostra il contrario. Direi che mi sento più napoletana quando vado fuori che quando sono città, è lontano che riscopro l'attaccamento alla mia terra.

Come considera la tv oggi?

Credo ci sia stato un abbassamento culturale voluto perché più le persone sono ignoranti più sono manipolabili. C'è tanto sensazionalismo, tanti talent, la politica entra ovunque, ma pochi parlano di problemi reali. La  Gabanelli con Report è una delle esperienze migliori, più rare e a rischio. Poi c'è tanta informazione sul web, ma si tratta di notizie spesso non verificate.

Un posto al sole affronta temi sociali scottanti in questo momento storico, come l'immigrazione, ma lo fa talvolta in modo contraddittorio. Pensiamo alla vicenda della badante….

Non è una storia che è andata avanti a lungo ed è stata trattata in modo comico con mano leggera per evitare che diventasse uno stereotipo. La simpatia e l'esperienza di Giacomo Rizzo hanno reso la vicenda esilarante. Alle persone piace passare dalla commedia alla tragedia. E in Upas c'è di tutto, ma affrontato con leggerezza. Mi è piace molto la storia del ristoratore e della figlia turchi che ha messo in luce l'incontro con una cultura diversa da quella italiana. In vent'anni sono stati trattati infiniti temi, l'unica cosa che giustamente non può essere toccata è la politica. 

Cosa pensa della gestione dei rifugiati nella realtà?

I migranti sono un tema difficile, il ristorante turco di Upas mostra che bisogna accogliere, ma sarebbe difficile fare attraverso la fiction un discorso più approfondito e parlare delle migliaia di persone morte in mare. I migranti sono persone che scappano da guerre terribili in paesi dove l'Europa è andata per motivi di interesse economico. Pensiamo alla Tunisia che non è stata attaccata perché possiede il petrolio. In ogni caso da sempre le popolazioni si spostano e attivano scambi culturali per questo alzare i muri non ha senso.

E' di particolare attualità il tema delle coppie omosessuali. Tema affrontato anche da Un posto al Sole….

Infatti, e già molti anni fa attraverso la storia del matrimonio tra due ragazze, che venne raccontata con con allegria, ma di fatto sanciva la dignità di un rapporto d'amore. In questo senso la fiction è stata all'avanguardia rispetto alla realtà.

Alessandra del Giudice

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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