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Giovedì 17 Ottobre 2019




Raffaele Imparato alias Ugo de Carolis: “Preferisco interpretare uno sfigato piuttosto che un fighetto”

Raffaele ImparatoUgo Alvini de Carolis alias Raffaele Imparato, da marginale sta diventando un personaggio sempre più centrale in Un Posto al Sole. Un po’ più basso della media dei ragazzi della sua età, Ugo, per riscattarsi dalle sue insicurezze, testardo e determinato, comincia a frequentare la palestra di Franco Boschi, dove incontra nuovi amici e soprattutto comincia ad essere un po’ più sicuro di sé.

Prima amico di Nico, poi fidanzato della sua ex, passando per frequentatore assiduo della palestra di Franco, Ugo ora è soprattutto il figlio un imprenditore minacciato, le cui vicende sembrano sempre più intricate…Cosa ci riserverà il tuo personaggio?

Sicuramente avrà un’evoluzione ancora più forte e centrale, non solo rispetto al rapporto padre-figlio, ma non posso svelare nulla, diciamo solo che vi riserverà delle sorprese…

Nel popolare social drama Rai interpreti il classico bravo ragazzo, proveniente, tra l’altro da una famiglia benestante dei quartieri alti di Napoli. Nonostante paure e insicurezze, Ugo sta crescendo sempre più, soprattutto grazie alle nuove frequentazioni, a partire dalla palestra di Franco. Ci sono delle affinità tra te e il tuo personaggio?

Ugo si è formato nella palestra di Franco, dove più che crescere fisicamente, sta crescendo mentalmente. Potremmo definirla per lui quasi una palestra di vita, che ha fatto in modo che si affrancasse dall’etichetta di “sfigato” per diventare uno che nella vita se sa cavare da solo.

Quanto alle affinità tra me e il mio personaggio, io vivo di continui ‘contagi’, cerco sempre di trovare un equilibrio tra Ugo e Raffaele, perché credo che la timidezza, come la forza e la rabbia, possano avere diverse sfumature. Io sto crescendo con il mio personaggio e finisco, per certi versi, per somigliare a lui anche perché cerco di mettere sempre un po’ di me in quello che faccio.

Certo, mi sento molto distante da lui nella sua parte ‘macchiettistica’ ma Ugo è un bravo ragazzo, educato e sensibile, e in questo ci somigliamo molto. Una cosa che invece ci differenzia profondamente? Lui si è laureato in tempi record, io nella vita sono uno studente fuori corso: sto per laurearmi in Logopedia a Napoli. Riesco ad essere preciso sulla scena, dove studio ogni minimo dettaglio, e non altrettanto all’università, forse perché davanti al pubblico sento forte il peso della responsabilità, mentre lo studio è una cosa mia, chi ci perde sono solo io. Ma anche lì, quando, ad esempio, devo tenere una lezione in una scuola in cui sono chiamato ad insegnare qualcosa ai miei ‘piccoli’ allievi, divento puntuale e meticoloso perché si tratta di rispettare un impegno ed essere all’altezza delle aspettative degli altri.

C’è qualcuno dei temi sociali trattati in Un Posto al Sole a cui sei più legato o qualche argomento che vorresti fosse approfondito in qualche modo?

Credo che tutti i temi trattati fino a questo momento siano importanti. Certo non credo che una soap possa avere un valore educativo ma ha sicuramente, come nel nostro caso, il ruolo di sensibilizzare, compito in cui Un Posto al Sole riesce da anni. Credo che sia importante trattare del rapporto tra padre e figlio, un argomento che indirettamente stiamo affrontando proprio attraverso il mio personaggio, cercando di dare anche un messaggio positivo: contano i valori, le persone e non i muscoli, l’apparenza fisica. In fondo, Ugo è uno sciatto, non cura il suo aspetto, un po’ come la vigilessa Mariella. Se devo dirla tutta, mi sento più a mio agio interpretando uno sfigato piuttosto che un fighetto perché credo di dare di più con questo tipo di interpretazione in una società tutta basata sull’immagine.

Raffaele tu sei giovanissimo, hai 25 anni. Sappiamo che da piccolissimo ti sei avvicinato al teatro, ma c’è qualcosa che avresti voluto fare a parte la carriera artistica?

Ho sempre avuto una passione profonda per questo mestiere, se mi sono avvicinato alla Logopedia, è perché ho avuto delle difficoltà io all’inizio della mia carriera e mi sono detto ‘perché non affrontarle direttamente attraverso lo studio?’. Ho capito la vera importanza della relazione tra ritmo e voce grazie a Carlo Cerciello, il mio maestro al Licantropo, che mi ha aperto la strada e fatto appassionare alla voce, al linguaggio e poi successivamente alla comunicazione. Pensare che ora in quel piccolo teatro in cui ho mosso i primi passi, vado a tenere delle lezione di Logopedia ai bambini e ai ragazzi. Per me è davvero una grande soddisfazione!

Maria Nocerino

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