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Mercoledì 18 Settenbre 2019




Umberto De Carolis alias Luigi Petrucci: “Nel mio personaggio c’è la dignità di chi lotta per resistere”

Luigi PetrucciUmberto De Carolis era solo il padre di Ugo, uno degli allievi della palestra di Franco, ma da quando ha aiutato quest’ultimo a risollevare le sorti della sua attività, sta avendo un ruolo sempre più importante nelle vicende di Palazzo Palladini, tra sorprese e ambiguità. Ce lo racconta l’attore che lo porta in scena, Luigi Petrucci, una carriera lunghissima tra teatro e cinema, per la prima volta in Un Posto al Sole.

Andiamo con ordine: per prima cosa, lei che ha tantissima esperienza, tra teatro e cinema, ora è approdato al mondo della televisione, come si è preparato a portare in scena questo personaggio?

Dopo aver visto il copione e in seguito a una lunga chiacchierata con la produzione creativa, mi sono appassionato a questo personaggio, l’ho trovato avvincente perché caratterizzato da un’ambiguità di fondo. Il mio è un personaggio che, almeno in questa fase, è come se avesse una doppia vita, in una scrittura che crea sospensione, che è un po’ quella tipica di Un Posto al Sole. Secondo me i personaggi più interessanti sono quelli, io mi sono preparato su questa specificità da portare in scena.

Tengo a precisare che sono molto contento di essere stato chiamato per Upas per interpretare questo personaggio: era un appuntamento che avevo da tempo e che, per un motivo o per l’altro, avevo rimandato.

 

La camorra: lei che ha interpretato anche l'imprenditore Gaetano Vassallo nella ricostruzione dell'interrogatorio per il programma di approfondimento politico Anno Zero, oggi come affronta questo tema nel suo "Umberto" che sembra preso di mira dalla criminalità organizzata? Qual è il messaggio che spera di trasmettere agli spettatori?

Quella con Anno Zero è stata una bella esperienza, un’avventura breve ma intensa, era una cosa completamente diversa: lì si trattava di restituire al pubblico la verità di una persona realmente vissuta, ricordo che il copione mi fu consegnato poche ore prima della messa in onda per paura che qualcuno potesse vedere le carte, era un’operazione molto delicata.

Per quanto riguarda il mio personaggio, beh, come sapete, a Un Posto al Sole è sempre un “work in progress”, non so come si evolverà la situazione, ma spero che “Umberto” sia capace di comunicare l’umanità, la dignità e il coraggio di resistere alle pressioni che sta vivendo in questo momento, nonostante la sua vita e quello di suo figlio siano sotto minaccia.

Dunque, come diceva prima, Umberto oggi è anche molto preoccupato per suo figlio: ma, al di là del set, crede che crescere a Napoli e in Campania sia più difficile che farlo altrove?

Io credo che sia sempre una questione di contesti: il primo contesto è quello della famiglia, poi c’è la scuola con gli insegnanti, il quartiere, la città e così via. L’importante è sempre avere il buon esempio dagli adulti per i ragazzi. Certo vivere in una zona degradata o in un contesto caratterizzato da forti difficoltà economiche non aiuta, anzi il passo da lì ad essere attratti da figure vincenti e di potere può diventare pericolosamente breve.

Ma la differenza reale tra Napoli, il Sud in generale, rispetto al resto di Italia è che la malavita qui c’è e si vede, mentre in grandi città, come Roma e Milano, la mano criminale è invisibile, non la stessa presenza sul territorio.

Lo dico con cognizione di causa: a Milano ho messo su famiglia, praticamente ho un figlio milanese e vivo a Roma da 36 anni. La mia infanzia, invece, l’ho trascorsa a Napoli, nella zona di piazza Carlo III, che non era proprio un quartiere facilissimo ai miei tempi.

Detto questo per me resta Napoli resta la città più vitale di tutte, ci sarò sempre legato: in nessuna altra città sono così affettuosi, ti guardano, ti riconoscono e ti fanno passare in rassegna il tuo curriculum artistico!

 Abbiamo visto Umberto contattare Giulia per la collaborazione a una fondazione: oltre all'impegno sociale, però, anche l'amore sembra avere la sua parte in questa scelta... Insieme, i due, riusciranno a portare avanti le loro idee?

Come sapete bene, non posso svelare nulla. Diciamo che ci sono i presupposti perché si instauri una relazione, non solo di impegno sociale, adesso vediamo se questa strada sarà percorsa oppure no. 

Lei è napoletano e sono davvero tantissimi i film in cui ha portato un pezzo della nostra città: per il futuro, se potesse scegliere un tema sociale e cittadino da poter portare in scena, magari anche sul set di Un Posto al Sole, quale sceglierebbe?

Sarebbe interessante raccontare la “lotta dei minimi”, piccoli uomini che lottano con dignità senza farsi fagocitare dalle difficoltà e dalle pressioni di certi meccanismi. Non eroi, ma persone, padri di famiglia, piccoli imprenditori, che resistono nella quotidianità senza fare gesti eroici.

È un tipo di racconto che manca, ad esempio, in una serie di successo e fatta bene come “Gomorra”, in cui è manchevole la narrazione di una Scampia che resiste con questi uomini qualunque, capaci di far capire dando il buon esempio ai figli che non esistono solo il potere, i soldi e le armi, che ci sono altri valori.

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