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Giovedì 29 Febbraio 2024




Riccardo versus Roberto: volete sapere come non bisogna comportarsi? Come Ferri!

riccardo polizzy carbonelliAffascinante, abile, cattivo. Arrogante, ambizioso, aggressivo. È Roberto Ferri, perfido per antonomasia. Quanto di più lontano, insomma, da Riccardo Polizzy Carbonelli che pure gli presta il volto in “Un Posto al Sole” da 14 anni. Attore  teatrale e televisivo, Riccardo è un uomo comunicativo e ironico e una chiacchierata con lui è capace di far apparire più buono persino Roberto. Non ci credete? Leggete pure!

Come ci si prepara ad interpretare un cattivo?

Con grande distacco, ironia e serietà: il personaggio di Roberto Ferri è molto distante da me, ma come professionista abbraccio il suo carattere. La preparazione è certosina perché “Un Posto al Sole” viaggia a dei ritmi molto veloci e bisogna essere pronti, nel modo migliore possibile, per mostrare il proprio lavoro. A maggio saranno 14 anni che lo interpreto: ho allora, dalla mia, la memoria emotiva del personaggio che, per quanto lontano, mi è familiare.

C’è mai stato un momento in cui questa distanza ha portato ad un confronto con gli autori?

L’arte del dubbio è fondamentale e ci sono state, in passato, delle situazioni e delle scene che hanno visto un ragionamento tra attori e autori. In questo però io sono un po’ diverso, ma un riscontro può sempre esserci. Ricordo, ad esempio, quando il mio personaggio, dopo una dichiarazione d’amore a Greta, imbastiva una liaison con la suocera: un aspetto per me importante perché mi interessa sempre la coerenza  del personaggio e la domanda da farsi sempre è “che messaggio sto mandando?”.

E qual è il messaggio che allora vorrebbe esplicitare attraverso la sua interpretazione di Ferri?

Beh, vorrei che la sua fosse una funzione di avviso. Del tipo: “come non ci si deve mai comportare? Come Roberto Ferri!”. Penso, ad esempio, al modo in cui il mio personaggio affronta l’omosessualità di Sandro: un padre dovrebbe, invece, preoccuparsi della felicità e dell’incolumità dei suoi figli e le minoranze vanno tutelate non perché siano espressione di una parte “meno sana” rispetto ad un’altra ma perché è necessario proteggerle. Parafrasando Spencer Tracy in “Indovina chi viene a cena?”, per chi deve sfidare dei pregiudizi, l’amore deve essere ancora più forte. Ferri, allora, è il contraltare che mette in evidenza il buonsenso di questo approccio.

E se ci fosse la possibilità, per un giorno, per Ferri, di essere buono? Quale causa lo appassionerebbe?

Un paio di anni da, all’inizio della crisi economica, Ferri ebbe un ruolo importante nel far sì che la famiglia si raccogliesse attorno ad un problema, quindi questo è un primo argomento importante. Poi, se in futuro fosse possibile, mi piacerebbe anche che il suo approccio all’omosessualità fosse diverso. Ma pensandoci meglio, c’è una storia che potrebbe vederlo portatore di un messaggio positivo: qualche anno fa ci fu un episodio in cui i cantieri Palladini furono al centro di un’esplosione dolosa con la morte di un operaio, c’era in ballo una questione sullo smaltimento dei rifiuti tossici. Ferri, il cui lato che più apprezzo è il non essersi mai nascosto o sottratto, potrebbe allora impegnarsi, un domani, pur mantenendo la “cazzima” di sempre, in un’opera di sensibilizzazione sul tema ambientale per la serie: “mi siete antipatici tutti, ma viva l’ambiente”. È una cosa che vedrebbe contento anche me: amo molto il Pianeta, la mia Italia – perché il problema dello smaltimento è un problema italiano – e al tempo stesso anche tutto quello che riguarda la cura del posto in cui viviamo, la sua manutenzione.

Ambiente, tutela del patrimonio paesaggistico, architettonico e culturale, ma c'è un tema sociale che le piacerebbe venisse affrontato nelle prossime puntate anche oltre il suo personaggio?

“Un Posto al Sole” si batte da anni sul fatto che la collettività è importante, che l’individualismo spinto non è una risposta, che siamo tutti speciali ma nella nostra unicità dobbiamo saper tenere nel conto gli altri e quanto condividiamo con loro. Non bisogna essere né cattolici né impegnati per capire, ad esempio, che l’ascolto degli altri è necessario ed è quello che fa il personaggio di Giulia con il suo Centro, o Raffaele con la sua capacità di compenetrarsi dei problemi. Il rispetto per le vite e le cose che dividiamo con gli altri è importante, quindi penso anche al ruolo di Viola Bruni nel sensibilizzare gli spettatori all’arte e alle bellezze di Napoli. E questo è un messaggio sociale che valica, ovviamente, il set: guardando alla mia sfera personale, mi rendo conto che ogni volta che aiuto una persona a portare un bagaglio su un treno, ad esempio, penso che quel mio gesto potrebbe un giorno essere ricambiato da qualcun altro, per la mia famiglia.

Raffaella R. Ferré

La foto è di Giuseppe D'Anna\Fremantlemedia

Ecco “Napoli, non un luogo comune: il nuovo video del Comune di Napoli” in cui Riccardo Polizzy Carbonelli è un turista in visita a Napoli, un business man d’eccezione che ci fa conoscere meglio la nostra città, vivendola:

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