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Martedì 25 Febbraio 2020




Guardare oltre le sbarre

Marina Giulia Cavalli: il volontariato e il progetto di Secondigliano

marina-giulia-cavalliBella è bella, brava è brava, Marina Giulia Cavalli, la determinata e sensibile dottoressa Ornella di Un posto al Sole, è anche impegnata in prima linea nel sociale. Dopo la magistrale interpretazione della perdita della memoria, vuole raccontare dei prodotti del carcere di Secondigliano.

Come ha fatto ad interpretare in modo così realistico i disturbi della memoria dovuti all’incidente di Ornella?  
Ho parlato a lungo con la mia amica Cinzia che ha avuto disturbi simili a causa di un altro problema medico, lei è partita da zero poiché non ricordava più nulla e piano, piano ha recuperato la memoria. Le ho detto che mi sarei ispirata a lei. L’iter nella vita è chiaramente molto più lungo rispetto a quello della fiction, ma anche Cinzia ce la sta facendo.

Cosa bisogna fare secondo lei per superare certi traumi?

Lo stimolo, la forza, la voglia di vivere sono caratteriali, se una persona è combattiva ed ama la vita riesce ad avere la meglio sugli incidenti di percorso che arrivano nella vita. Chiaramente superare certe difficoltà fisiche è una questione di grande esercizio ed è importante lo stimolo delle persone che ti stanno vicino e ti spingono a migliorarti.

Interpretare una dottoressa in Un posto al sole l’ha portata ad avere un atteggiamento particolare rispetto alla medicina?

Ho misurato la pressione, elargito bicarbonato e analgesici, portato notizie dei pazienti al primario e dialogato con i pazienti. Nulla di più: il mio personaggio non necessita una preparazione specifica come quella di una serie girata in ospedale. Ornella fa il medico come attività, ma la maggior parte delle scene che gira riguardano la famiglia, il fatto che sia medico è in secondo piano e riguarda soprattutto il sostegno umano ai pazienti. Non mi dispiacerebbe affrontare qualche caso medico e talvolta l’ho suggerito agli autori, ma loro preferiscono non essere influenzati anche perché devono già tenere le redini intrica tedi tutte le storie. Nelle nostre teste siamo personaggi unici, è tenero, da attore, ma poi non è fattibile.

Ma se lo fosse, quale storia vorrebbe raccontare?

La prima che mi viene in mente è quella di un progetto di agricoltura bio che vede coinvolti i detenuti di Secondigliano: l’idea mi è venuta proprio due giorni fa perché un mio amico che lavora come volontario nel carcere mi ha portato cassettina di ottima verdura biologica che i detenuti, riuniti in una cooperativa sociale, coltivano all’interno del carcere; il ricavato delle vendite va alle famiglie più disagiate. Parlerò dell’iniziativa con gli attori e gli autori coinvolgendoli nel sostegno dell’attività e allo stesso tempo mi auguro possa diventare il tema di una puntata.

Lei è già stata protagonista di campagne sociali…

Già sono stata impegnata in uno spettacolo realizzato con i carcerati al Mercadante nel ’99, tante volte ho promosso la ricerca per donatori di midollo osseo dell’Admo, poiché io stessa sono stata donatrice e continuo a donare sangue e piastrine. Quando mi si chiede di partecipare ad una campagna sociale lo faccio volentieri se condivido le motivazioni.

Lei, come Ornella, ha una giovane figlia. Cosa significa essere genitori oggi e cosa devono fare le famiglie per proteggere i propri figli da rischi sociali, quali il coinvolgimento nella malavita o nella prostituzione, temi che pure in Un posto al sole sono stati trattati?

Ornella sembra una più responsabile, con mia figlia è lei che elargisce consigli a me nonostante sia appena maggiorenne. E’ sempre stata più saggia di me, lei è più riflessiva, io sono più istintiva. Ma in generale penso che i rischi che corrono o meno i figli sono legati ai valori che la famiglia ha trasmesso loro. La prostituzione di ragazzine può riguardare anche le famiglie borghesi e dipende dal poco valore che si da ai sentimenti, che si da al sesso, all’amore e dal troppo valore che si da agli oggetti. Bisognerebbe trasmettere ai giovani l’idea che la propria identità è preziosa e fare sesso è preziosissimo, mentre vivere in modo superficiale l’intimità significa calpestare le cose più belle che si ha. Ma forse è anche una questione di karma: ci sono persone portate a triturare tutto ciò che incontrano, è il loro destino, devono percorrere una strada, la loro storia ha bisogno anche di quello.

Crede che la storia di Viola e Nicotera durerà nonostante i sacrifici?

Dipende da quanto è grande l’amore e quanto lo è il pericolo. La stessa persona può rinunciare a tutto per amore o essere guardinga in un’altra storia.

Recentemente è stata a New York per il Festival della Canzone Napoletana, quali sono le emozioni che ha provato, visto che lei è nata negli Stati Uniti?

La mia famiglia è piemontese e io sono nata a Portland, ma i miei genitori hanno fatto un’emigrazione al contrario ritornando in Italia dopo la mia nascita. Per tantissimi italiani però non c’è stato un ritorno, ecco che i naturalizzati americani, a New York soprattutto siciliani, calabresi, napoletani e della Basilicata, provano una grande nostalgia per l’Italia e noi di Un posto al sole siamo un pezzettino di ciò che li tiene legati alle loro origini. Ecco che siamo stati gli ospiti d’onore al Festival, così come lo siamo in tante iniziative americane che vedono gli italiani emigrati protagonisti.

Progetti per il futuro?

Ho lavorato in altre due fiction negli ultimi due anni, quest’anno ho fatto solo Un Posto al Sole, che mi continua a divertire. Il mio sogno nel cassetto è quello di lavorare al cinema per una bella sceneggiatura.

AdG

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