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Sabato 4 Luglio 2020




“Tra Lucio e Otello è simbiosi”

Allocca, racconta il suo “posto al sole”

lucio-alloccaIronico, così come nella fiction, ma anche modesto, Lucio Allocca, bravissimo e simpatico attore napoletano, dopo aver girato il mondo è tornato “a casa” per interpretare Otello Testa, uno dei personaggi più amati di Un posto al sole.

Come è stato il passaggio alla fiction per un grande attore di teatro come lei?

Sono arrivato ad “Un posto al sole” 6, 7 anni fa dopo 2 anni nella fiction “Lui e lei” di Rai 1, prima avevo partecipato per un anno a “Una donna per amico” e a “Padre Pio”.

Qui la memoria è più complessa, poiché ogni giorno si girano più scene rispetto ad altre fiction dove si gira ogni settimana. A me, che ho girato tanto in Italia e all’estero, ha fatto molto piacere tornare a casa e curare un po’ la mia famiglia. Un posto al sole mi diverte molto, non lo dico perché è il piatto in cui mangio. E poi ho ritrovato tanti vecchi amici e compagni di teatro.

Cosa pensa della vena “melo” e di quella “commedia” in Un posto al sole?

Palazzo Palladini è un po’ “il Castello dei destini incrociati” , un libro di cui non ricordo l’autrice, dove i destini si incrociano, accadono guai su guai. Io faccio parte dei personaggi della comedy che dovrebbero tirare su, quando il tono della storia va giù. Ma non diciamolo troppo in giro, se no rischio di essere cacciato- afferma ironico Allocca.

Otello ha la sua stessa ironia, cos’altro?

Ormai non mi firmo più Lucio Allocca, ma Otello, tanto la lotta con la bilancia la faccio, voglio fare lo sportivo, la motocicletta l’ho già portata. C’è quasi una simbiosi con il personaggio, ma mi va bene, mi diverto. Riguardo all’ironia, sono bravi i ragazzi che scrivono i dialoghi e le storie, senza Un posto al sole perderebbe la sua originalità e la sua freschezza.

Otello e Teresa dimostrano che l’amore esiste ancora ad una certa età…

Qualche giratina di testa l’ho avuta, per una vigilessa a Sorrento, ma si trattatava di un infatuazione momentanea e platonica. Se togliamo anche la fedeltà tra due persone più che adulte, cosa resta? Ora il gruppo di famiglia di Otello è stabile e così quello di Silvia e Michele. Anzi, credo che dovremmo veicolare maggiormente messaggi positivi, trasmettendo ai telespettatori più fiducia nei sentimenti.

La famiglia resta un punto fermo, soprattutto in questo momento di crisi. Io sono andato via di casa prestissimo, mio figlio a trenta anni sta ancora con me. I giovani non possono lasciare la famiglia a causa della precarietà. Bisognerebbe assolutamente fare qualcosa per i giovani: defiscalizzare le aziende piccole o grandi che assumono, fare corsi di specializzazione veri.

Nella soap interpreti un nonno, ti piace questo ruolo?

Nella vita sono nonno da due anni e mi diverto molto. Credo che le nonne, dopo i figli si prendono sulle spalle la responsabilità dei nipoti, mentre i nonni hanno un ruolo più ludico.

C’è un tema che le piacerebbe fosse trattato in Un posto al sole?

Mi piacerebbe si trattasse di più il rapporto con gli spazi del nostro territorio. Ad esempio si potrebbe raccontare dei reperti archeologici a piazza Municipio: i due vigili potrebbero scoprire che qualcuno vuole trafugare un reperto e così affrontare questo tema.

In generale spero che Un posto al sole adotti una prospettiva più orientata al cambiamento, la  condanna eterna a restare nella malavita non mi piace. Ad esempio mi auguro che per Nunzio ci sia un riscatto, che riesca a trovare una posizione nella società.

Lucio Allocca, ha insegnato recitazione presso l'Accademia di Arte Drammatica al Bellini ed attualmente insegna nella scuola di cinema Pigrecoemme e dirige il Laboratorio Permanente dell’Attore al “Theatre de Poche” di Napoli. Ha lavorato in teatro con Eduardo e Peppino De Filippo, M. Scaccia, M. Galdieri, V. Puecher, R. Carpentieri, A. Pugliese, L. Salvati, Tato Russo, G. Dall’Aglio, M. Martone, U. Gregoretti e altri. Ha partecipato a tanti film, tra i quali “Il portaborse”, “Arriva la bufera”, “Morte di un matematico napoletano” e “La passione di Cristo”.

Alessandra del Giudice

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