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Sabato 4 Luglio 2020




Il successo di “Un posto al sole”

Ne discutono i produttori a partire dal libro di Mario Mele

un-posto-al-sole-gruppo “Un posto al sole” è anche materia di studio, di tesi universitarie e oggetto del bel testo di Marco Mele, giornalista del Sole 24. Nella conferenza “Un posto al sole, prodotto industriale, teatro televisivo, racconto d’Italia”, svoltasi all’Università Suor Orsola Benincasa il 28 marzo, è stato presentato il libro “Un posto al sole” e si è discusso di un successo produttivo che dura da 16 anni.

La location dell’incontro. Aver scelto l’Università Suor Orsola Benincasa per la presentazione, non è casuale spiega il rettore Lucio D’Alessandro: “La creatività non è improvvisazione, si apprende, ci sono dietro dei costi, un processo industriale e una serie di competenze che possono essere studiate all’Università. Realizzare un buon prodotto televisivo significa apportare sviluppo per una città, così come è avvenuto con “Un posto al sole”.

I numeri di un successo non occasionale. Di fatto la fiction nata nel 1996 grazie ad un’idea di Gianni Minoli volta a salvare dalla chiusura il Centro di Produzione Rai di Napoli ha superato tutte le aspettative: da allora sono stati coinvolti oltre 210 gli sceneggiatori, 4.200 gli attori, 120 i registi oltre a tutto il resto del personale “dietro le quinte”.  Gli ascolti registrati dall’Auditel sono rimasti costanti negli anni con una media di 2,5 milioni di telespettatori, non scendendo quasi mai al di sotto dei 2 milioni e sfiorando spesso i tre milioni.  L’Auditel ha misurato un picco di ascolti con oltre 3 milioni di telespettatori proprio quando Upas è passata dalla fascia oraria delle18.30 a quella centrale delle 20.30.  Il 43,1 % dei telespettatori è del nord Italia, il 39,9% del centro e il 17 % di sud e isole (dato che va ponderato considerando che il 50% della popolazione italiana vive nel nord Italia e l’altro 50% nel territorio restante), ciò dimostra che Upas è una fiction nata a Napoli, ma con un pubblico italiano.

Il sito web, con 28 milioni di pagine visitate all’anno, attira soprattutto giovani e negli anni ha visto ampliarsi la fascia di navigatori di altre aree geografiche del mondo (il 14,9 % nel 2011).un-posto-al-sole-book

“Quando è nato “Un posto al sole” l’auditel rilevava 7 canali, 7 “negozi” in cui i telespettatori potevano “comprare” i loro programmi preferiti- ricorda Franco Matteucci, direttore del marketing della Rai- oggi l’auditel rileva oltre 200 canali: siamo nell’ipermercato della televisioni. La straordinarietà di Upas è che il pubblico le è rimasto fedele nonostante la moltiplicazione dell’offerta. Inoltre è stato il primo programma a penetrare nel web, mentre la Rai trascurava clamorosamente le potenzialità della rete”.

Il sito web di Un posto al Sole. Federica Castaldi, responsabile del sito e della comunicazione di “Un posto al sole” fin dagli esordi, sottolinea il valore aggiunto del sito web di Upas: “al terzo anno abbiamo avvertito la necessità di far entrare gli spettatori nella casa di Un posto al Sole, mostrando ad esempio cosa fanno gli attori quando non recitano o come realizziamo la fiction. Inizialmente abbiamo pensato al portale come alla bacheca del caffè Vulcano fino a che non è nato il forum. Ogni mattina studio le reazioni dei telespettatori su internet: tanti giovani frequentatori del forum  ufficiale hanno creato chat e pagine di fb dedicate. Tantissimi utilizzano il nostro marchio illegalmente: da bar a ristoranti, a siti internet. E’ emblematico che quando mi sono connessa al sito appena creato ho dimenticato di inserire “rai” nell’indirizzo e mi è apparso un sito di tende da sole che sfrutta il nostro marchio”.

Upas: modello di qualità da riprodurre. Francesco Pinto, direttore del Centro di Produzione Rai di Napoli nel1999 ha sfidato “rivali” forti come i telegiornali spostando “Un posto al sole” dalle 18.30 alle 20.30.  “Andare in onda in prima serata significava anche fare un salto di qualità- spiega Pinto- , e visto che l’auditel è cresciuto ci siamo riusciti. Inoltre ho introdotto lo stacco pubblicitario che ha fatto impennare il fatturato della Rai”.

Un posto al Sole rappresenta infatti il 13% degli incassi della Rai nei giorni feriali. 

Alla provocazione di uno studente che domanda se “Un posto al sole” possa essere considerato il “Beautiful italiano” Pinto risponde deciso: “è molto meglio: Un posto al sole è un modello innovativo capace di rappresentare la realtà sociale, perché non tratta solo le “storie private” come Beautiful, ma ha altre due strutture narrative portanti: la “commedia” e il “sociale”, per questo è un programma etico, considerato un punto di riferimento valoriale dai telespettatori”.

“Sono orgoglioso di “Un posto al sole” - spiega Pinto- , ma sono anche molto perplesso del fatto che nonostante il successo la fiction, che ha introdotto la produzione seriale in Rai, non sia diventata per l’azienda un modello produttivo e che un'altra fiction di gradissimo valore come “La Squadra” sia stata chiusa sebbene fosse prodotta con una qualità altissima e un costo bassissimo. Non vorrei che il patrimonio acquisito in tanti anni rimanga isolato, perché “Un posto al sole” durerà per sempre, l’azienda non si sa”.

Il libro di Marco Mele. Proprio per comprendere e celebrare il successo di Upas  Marco Mele, giornalista del Sole 24, nel2010 ha pubblicato con l’editore Testepiene il libro “Un posto al sole”  con prefazione di Pippo Baudo. Nel testo gli attori di Upas e tutti coloro sono fisicamente e intellettualmente “dietro le quinte” rivelano come è nata e come si produce la fiction che da 16 anni e quasi 3.500 puntante appassiona 2 milioni e mezzo di fan. Il giornalista del Sole 24 ore, che con la televisione italiana ha in comune l’anno di nascita, il 1954, analizza il fenomeno Upas in tutti i risvolti: da quelli umani, a quelli economici, a quelli organizzativi, scovando dati interessanti come quello dell’auditel che vede la Lombardia davanti alla Campania per numero di telespettatori.

“Ho voluto fare un libro su Un posto al Sole insieme alle persone che vi partecipano e che lo seguono- rivela l’autore- , per dire che è un prodotto di serie A, che si presta alla cultura digitale contemporanea: se una miniserie è ingestibile su un tablet, la fiction è fruibile. Il futuro della televisione è delle fiction seriali. E’ assurdo che la Rai debba riconfermare “Un posto al sole” anno dopo anno. Io le farei un contratto decennale”.

Alessandra del Giudice

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