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Lunedì 27 Settenbre 2021




Massimiliano Buzzanca: “La mia opportunità per far valere il mio nome più del cognome”

IMG 7469Un padre “ingombrante” ma che ama alla follia e una nuova sfida che sta affrontando con grande entusiasmo. Massimiliano Buzzanca, figlio d’arte e avvocato “pentito”, è nel cast di Un Posto Al Sole nei panni di Igor Volpicelli, neurochirurgo che lavora insieme a Ornella Bruni (Marina Giulia Cavalli) e insegna Neurologia all’università al corso che frequenta Rossella (Giorgia Giannatiempo).

Lui, figlio del grande Lando, 58 anni compiuti da poco, approdato alla recitazione da circa 20, ha alle spalle una carriera consumata in teatro nei ruoli di protagonista e in tv interpretando grandi fiction italiane. Fino ad un anno fa quando viene scritturato per il ruolo del dottor Volpicelli, un personaggio serio ma cui Buzzanca cerca di dare un po’ della sua ironia…

Come definirebbe il suo personaggio?

Un personaggio che un po’ mancava, serio ma non troppo, un luminare nel suo campo, una sorta di padre della medicina, lui insegna a Rossella come affrontare il suo lavoro e incarna importanti questioni come le malattie degenerative, dalla demenza senile all’Alzheimer, cose di cui un neurochirurgo deve occuparsi. Igor presta il volto a temi che diventano quanto mai importanti soprattutto in tempi di pandemia, è una opportunità incredibile per me, anche quella di ringraziare interpretandoli, in un certo senso, i nostri angeli custodi, perché prima o poi ognuno di noi ha a che fare con la vecchiaia e con malattie del genere. Un Posto al Sole riesce ad affrontare questo tema. Sarebbe anche divertente farlo venire fuori dal punto di vista narrativo, che storia può esserci dietro alla vita di un luminare, un neurochirurgo di questa portata? Per il momento la sua storia si intreccia soprattutto con quella di Rossella e della malattia di Filippo, a cui sono tornati i dolori di tre mesi fa, poi vedremo se ci saranno altri sviluppi… 

Come è stato accolto nella grande famiglia di Un Posto Al Sole?

Con molti di loro avevo un già un rapporto pregresso di amicizia e stima, penso a Riccardo Polizzy Carbonelli, Alberto Rossi ed altri, con cui ci vedevamo anche durante le partite di beneficenza, sono colleghi che ho visto crescere umanamente. Tra quelli cui sono molto legato c’è Nina Soldano, la conosco dai temi delle trasmissioni di Arbore, in cui ci siamo incrociati. Certamente, quello della serialità di prodotti come Un Posto Al Sole è un mondo diverso dalla fiction, che è quello da cui provengo.

C’è qualcuno con cui ha legato di più?

Dovendo girare molto con Riccardo e Michelangelo (Tommaso), sono legato a loro ma, come ho detto prima, anche a Nina Soldano, che conosco da molto, e a Marina (Giulia Cavalli), con cui pure giro molto scene. 

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Come si è avvicinato alla recitazione?

Mi sono avvicinato alla recitazione da piccolo, a otto anni leggevo Paperino, Topolino e il copione di mio padre, mi ricordo i miei primi spettacolini imbarazzanti, però a me piaceva tutto questo, non vedevo l’ora di stare davanti al pubblico. Poi, però, ho preso un’altra strada, sono diventato avvocato, mi sono dato alla carriera legale per dieci anni, ero specializzato in diritto d’autore e contrattualistica internazionale. Mi capitava perciò di stare in studio con una marea di produttori, registi, attori, io davo del tu a persone a cui l’avvocato titolare del mio studio dava del lei, mi ritrovavo ad “assistere” da amici di mio padre…Insomma era scritto sin da allora un cambio di rotta. Nel 2000 ho mollato tutto e ho intrapreso la carriera artistica…Sono “solo” venti anni che faccio l’attore, ci sono arrivato quando ero un po’ più adulto della media dei giovani attori. 

Col senno di poi, è contento della sua scelta?

Se potessi tornare indietro, comincerei molto prima a fare l’attore. Avrei dovuto, appena maturato, fare l’accademia e cominciare a studiare, perché, arrivandoci già adulto, mi sono ritrovato un po’ indietro. Mi ricordo che i primi anni facevo provini per protagonisti, mi dicevano che non avevo il nome, solo il cognome, e che non avevo fatto la cosiddetta gavetta. D’altro canto, ero così bravo, mi dicevano, non prima di avermi fatto i complimenti per la bravura di mio padre, che non potevano darmi piccole parti. A un certo punto, dissi: “Datemi tutto, anche poca roba, fate finta che mi chiamo Mario Rossi”. Da lì è cominciata davvero la mia avventura in questo mondo, quando mi sono liberato dall’essere “figlio di” e sono andato avanti da solo, grazie soltanto alla mia caparbietà. 

Come prese la sua decisione di abbandonare l’avvocatura e lanciarsi nel mondo dello spettacolo suo padre?

Malissimo. Io mi sono imposto, per un anno non mi ha parlato, pensava che potessi prendere una batosta, ma io volevo fare l’attore. Ora resta una figura ingombrante, anche se ho un amore e un rispetto professionale straordinario verso mio padre, dovrebbero farne statue in tutta Italia! Ancora oggi, ogni volta che vado sul set mi dicono quanto è bravo, finalmente però oggi lo dicono anche di me! Ma ce ne è voluto di tempo, questo è un mestiere non facile, soprattutto quando ci arrivi in modo un po’ accidentato come è accaduto a me. Anche se in teatro ho sempre avuto ruoli da protagonista, ad esempio, solo 3 anni fa sono entrato da protagonista in uno sceneggiato televisivo. Ora Un Posto Al Sole mi sta dando una grande opportunità: quella di dimostrare davvero chi sono e il fatto che sia un prodotto collegiale, in cui non c’è un mattatore unico, aiuta tanto. 

Che riscontri sta ottenendo grazie al popolare social drama Rai?

È incredibile, Un Posto al Sole è visto davvero da persone di tutte le età. In particolare, la fascia dai 50 in su è quella di chi si è legato ai vari personaggi, avendoli vissuti dall’inizio. Credo che con il mio personaggio, che dà voce a temi come le malattie degenerative, si voglia avere un occhio di riguardo verso questa fascia di età. 

Progetti futuri?

Sto preparando uno spettacolo teatrale, che dovrebbe andare in scena a partire da Roma, la mia città, questo inverno; nel mentre mi hanno contattato un po’ di produzioni cinematografiche, ma finché non vedo non credo. 

C’è un tema sociale che porterebbe in scena attraverso il suo personaggio?

Come una lama, Un Posto Al Sole ha già attraversato quasi tutti i temi sociali in questi anni. Con il mio personaggio, sto portando in scena un argomento molto difficile da trattare, quello delle malattie mentali degenerative, come la demenza senile e l’Alzheimer, il tema, insomma degli anziani, che sono la nostra memoria storica ma anche il futuro che si regge sul passato. 

Maria Nocerino 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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