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venerdì 6 Dicembre 2019




Quando il gioco diventa dipendenza, dibattito sul gioco d’azzardo patologico

FedericoIl Premio Fausto Rossano non è solo un’occasione di premiare le migliori produzioni cinematografiche sul tema della salute mentale ma è anche un’occasione per sviluppare il dibattito sulle varie sfaccettature delle problematiche psicologiche. Quest’anno i temi del Premio sono le Seconde Generazioni e la Ludopatia. Nella studiosissima sede della facoltà di psicologia dell’Università Federico II si è tenuto un dibattito moderato dalla ricercatrice di psicologia clinica Valentina Boursier e Marco Rossano, organizzatore del premio, sul tema del gioco d’azzardo patologico.

L’incontro ha debuttato una performance teatrale a cura degli attori Sara Adami e Geremia Longobardi. I due si sono esibiti in un’interpretazione del Giocatore di Dostoevskij seguito da una lettura di testimonianze di giocatori patologici. A seguire è stata la proiezione del cortometraggio Hell Inside (14’) di Gaston Biwole. La storia tragica ma sincera di un giocatore patologico che, non riuscendosi a riconoscere tale, affonda nel vortice della dipendenza dal gioco e perde di vista le cose più importanti della sua vita. Un cortometraggio onesto ma difficile da guardare “un pugno nello stomaco” l’ha definito lo stesso regista. “Io volevo raccontare questa storia con i toni gravi che merita, alle volte la comicità stempera quella che è la gravità di una storia” continua il regista. Il regista Gaston Biwole, che lavora anche in un centro di accoglienza, ha lavorato a lungo sul tema della dipendenza al gioco d’azzardo. Studiando per svariati mesi i comportamenti ed i percorsi di dipendenza. “Questo non è un problema europeo, anche nel mio villaggio in Africa stiamo conoscendo una grande proliferazione di centri di scommesse. È un problema di crisi…”

Il gioco d’azzardo patologico è riconosciuto da poco in quanto dipendenza anche se accompagna l’uomo da sempre, la virtualizzazione del gioco, la sua diffusione sta creando una proliferazione della possibilità di giocare.

Gli studenti di psicologia hanno animato un dibattito molto acceso sulle dipendenze e sulle mancanze in termini di accessibilità ai servizi per chi è affetto da GAP (gioco d’azzardo patologico). ”Il problema del gioco patologico è che non basta allontanare la persona dal gioco perché il suo pensiero sarà comunque incentrato su quella sensazione, su quella volontà” racconta la ricercatrice Valentina Boursier. Un altro importante tema sul quale il dibattito ha portato molta attenzione è stata la mancanza d’informazioni accessibili sia a chi sta sviluppando una dipendenza che a chi gli è vicino.

Eva de Prosperis