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venerdì 9 Dicembre 2022




“Diritto di nobiltà” e barriere mentali

disabilita 2Nella storia di Anna, una donna con disabilità di oltre 70 anni, raccolta dall’avvocato Costantinos Varvarigos, le barriere architettoniche fanno da specchio a barriere ancora più crudeli, quelle della mente (e del cuore) di alcune persone, nella fattispecie dei condomini di un palazzo storico e nobiliare della cosiddetta Napoli “Bene” (mai aggettivo fu più inadeguato come in questo caso).

In un palazzo cinquecentesco di piazza Vittoria con cortile di 500 metri quadrati, vivono persone abbienti, istruite, “normodotate”, che rappresentano una minoranza più fortunata rispetto alla  maggioranza dei napoletani. Affacciate sul cortile si diramano due aree: c’è l’ala “nobile” con tanto di larga e comoda scala e ascensore e l’ala che nell’antichità era della servitù (un’epoca, il 1500, in cui c’erano cittadini di serie “A” e cittadini di serie “B” in fondo non così lontana da oggi) con una scala molto stretta dove è impossibile installare l’ascensore. In questa parte più umile, al IV piano, da 50 anni vive Anna (nome di fantasia) che oggi ha oltre 70 anni ed è invalida al 100%. Ebbene, “sono circa 10 anni – racconta Costantinos Varvarigos, legale della donna- che Anna è prigioniera di casa sua perché non può scendere le scale inadatte anche a predisporre un montacarichi o una pedana mobile per carrozzina, tanto che quando sta male e viene chiamata l’autoambulanza non c’è neanche il passaggio per la barella e Anna viene avvolta in un telo come un animale e trascinata per le scale”.

La salvezza di Anna, l’unico modo per permettere alla donna di esercitare il diritto primario e semplice di non vivere in una prigione è, o meglio sarebbe, installare un ascensore. Uno di quelli piccoli e trasparenti dall’ingombro minimo di 1.20 m per 1.70 m. In molti edifici della Napoli dei vicoli, della Napoli povera è praticamente impossibile installare l’ascensore a causa dei cortili inesistenti, di vanelle anguste e di vicoli inospitali, nella Napoli “Bene” ci sono palazzi come quello dove vive Anna che avrà pure una scala stretta ma poi ha 500 mq di cortile. Si, avete capito bene. Insomma non ci sono barriere architettoniche, né limiti della Soprintendenza che impediscono l’installazione di un ascensore. L’unica barriera che sussiste è quella mentale dei condomini che ritengono che installare un ascensore possa deturpare il loro bel palazzo o che l’affaccio secondario della loro abitazione di lusso (gli affacci principali sono tutti sulla splendida piazza Vittoria e sul mare) possa essere compromesso dall’ascensore che permetterebbe ad un’invalida di vivere. Anna non ha altre case dove trasferirsi, un’altra signora con invalidità sostanziosa del secondo piano, della stessa scala (di serie) “B” è stata costretta a trasferirsi a Caserta e torna di tanto in tanto grazie al sostegno familiare.

Il fantomatico condominio dopo anni di battaglie si era finalmente convinto di installare l’ascensore nell’intercapedine tra il suo palazzo e un palazzo adiacente, ma i condomini del condominio a fianco si sono ribellati e neanche a torto. Avranno pensato: “ma con 500 metri quadrati di cortile, proprio attaccato a noi lo dovete costruire l’ascensore?” D’altra parte il palazzo della Napoli “Bene” ha pensato: “Se riguarda il palazzo a fianco, il diritto alla proprietà viene dopo il diritto alla salute della persona con disabilità, ma se tocca al Mio bel palazzo viene prima il Mio diritto alla proprietà, rispetto ad Anna”. Una legge in questo caso chiara c’è, la 13 dell’89, e dice che non dovrebbero esserci eccezioni perché “il diritto alla proprietà” viene dopo “il diritto alla salute”, inoltre la sentenza della Corte di Cassazione n. 7938/2017 afferma che nel compiere tale verifica, il giudice di merito dovrà tenere conto del principio di solidarietà condominiale, secondo il quale la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato implica di per sé il contemperamento di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche, oggetto di un diritto fondamentale, che prescinde dall’effettiva utilizzazione da parte di costoro degli edifici interessati”.Ma ciò che conta è l’interpretazione della legge da parte dei giudici che hanno maneggiato il destino di Anna.

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Dal momento che le condizioni di Anna peggiorano di anno in anno l’Avv. Varvarigos propone un Ricorso d’urgenza chiedendo l’installazione di un ascensore di 1.20 m per 1.70 m trasparente, nel cortile del fabbricato. La causa è rigettata una prima volta sostanzialmente perché “limita la proprietà privata” e l’avvocato propone il Reclamo ma c’è un rimpallo tra i giudici: il presidente del collegio si tira fuori per un conflitto di interessi (è amico e testimone di nozze di un altro condomino del fabbricato non favorevole all’installazione), la palla passa ad un altro presidente ma dello stesso collegio; un altro giudice del collegio si astiene perché aveva già deciso nel primo grado, dunque infine, un giudice relatore dello stesso collegio (la legge infatti non prevede che si cambi sezione anche quando c’è incompatibilità di uno dei giudici con la causa)si pronuncia in modo negativo aggiungendo anche una condanna a pagare circa dodicimila € di spese legali al condominio.

Ma al danno si unisce la beffa, perché il giudice aveva anche richiestola perizia sulla disabilità di Anna (che è già stata accertata con sentenza dallo stesso Tribunale qualche anno prima) con un costo inutile per una perizia medicadi circa 2.000 euro, per affermare ciò che le carte ufficiali già dicevano: è invalida al 100%. Dopo di che aveva chiamato un perito ingegnere che dichiara che l’ascensore violerebbe la proprietà privata della Napoli “bene”. Altra contraddizione sollevata da Varvarigos: il posto auto dove sorgerebbe l'ascensore è illegittimo, perché si trova proprio fuori la scala B e se si incendia l'auto, non c'è via di fuga. Infatti i Vigili Urbani hanno diffidato l'amministratore a porre tutte le auto a 1.5 m dalle pareti eppure il consulente tecnico del tribunale afferma che il posto auto davanti alla scala ...."va salvaguardato”. Racconta l’avvocato che nella relazione il consulente tecnico scrive: "La realizzazione dell’ascensore, proposto dalla parte istante, implica direttamente la eliminazione del posto auto E, bene condominiale che va di certo salvaguardato; inoltre l’impianto costituirebbe ostacolo per le vie di esodo per tutti i codomini della scala B, costretti ad aggirare l’intero castelletto ascensore per poter fuggire". “Dunque sarebbe l'ascensore dell'invalida che impedirebbe le vie di fuga mentre l'auto no!” Dopo un anno e mezzo di causa “d’urgenza” il diritto di proprietà vince sul diritto alla salute, la tutela del posto auto vince sulla tutela della vita e Anna paga tutte le spese senza alcuna “attenuante”. Il giudice aveva anche chiesto al perito ingegnere di trovare delle alternative per l’ascensore ma, questi ha risposto, valutando il parere dei condomini, che non ce ne sono perché di fatto ogni condomino non vuole cedere un millesimo del suo “orticello”, non uno spicchio di luce, né una parte della vista (interna) sul cortile, né il posto auto (abusivo).

L’avvocato Constantinos Varvarigos ha ora intrapreso per conto della donna la Causa Ordinaria che sarà molto più lunga, sperando che le sue condizioni non peggiorino costringendo Anna a vendere la casa dove ha vissuto 50 anni, come paradossalmente suggerito dallo stesso giudice alla prima udienza. In questa storia emblematica la legge della “maggioranza” dei “normodotati” che decide in modo prepotente rispetto ai diritti elementari della vita delle persone con disabilità è contraddetta, e così è contraddetto l’istinto solidale nei confronti di chi, rispetto ad un certo funzionamento o possibilità esperienziale, è meno dotato di noi. La minoranza che ha deciso è quella dei ricchi che ovviamente sono anche potenti.  “La domanda è questa- chiede Varvarigos-: possibile che nel 2018 con tutte le normative sulle barriere architettoniche che ci sono e i passi avanti nella lotta per i diritti umani fatti a livello mondiale non si abbia una tutela per la salute di una persona con disabilità? Proprio l’8 dicembre 2017 il presidente della Repubblica Mattarella ha lanciato il monito per eliminare le barriere architettoniche. Io ho scritto alla presidenza e mi hanno risposto che non possono interferire con la magistratura. Eppure io mi chiedo: Dove sono i diritti umani? Dove è la solidarietà verso chi è più debole?Possibile che la Giustizia non sia riuscita a trovare un’alternativa ad uncomodo diniego di un diritto. La sentenza viola il principio di solidarietà secondo cui ognuno dovrebbe limitare parte dei suoi diritti per il prossimo. Invece ha vinto l’egoismo di chi ha già tutto e non vuole rinunciare a niente”.

Alessandra del Giudice 

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