Diritto alla salute in carcere: necessario un cambio di rotta

IMG 20170301 WA0011Quello alla salute è un diritto sacrosanto per i detenuti, esattamente come per i cittadini liberi. Se ne è parlato stamattina all’interno di una tappa della terza edizione del Premio cinematografico Fausto Rossano per il pieno diritto alla salute, promosso dall’Associazione Premio Fausto Rossano e dal gruppo di imprese sociali Gesco con l’Aipa, Associazione Italiana Psicologia Analitica e l’Airsam, Associazione Italiana Residenze per la Salute Mentale.

Simbolico il luogo che ha ospitato l’evento: la casa circondariale di Poggioreale, dove ad oggi, fanno sapere, ci sono 200 persone in cura psichiatrica, vale a dire circa il dieci per cento della popolazione complessiva (quasi 2000 persone su una capienza regolamentare di 1387).

“Siamo qui a parlare di diritto alla salute che è quasi un ossimoro. L’Italia ha avuto pesanti sanzioni da parte della Comunità Europea per le torture consumate tra le mura delle nostre carceri”, ha spiegato il presidente del Premio Napoli, l’avvocato Domenico Ciruzzi. Che ha poi aggiunto: “Ma quando parliamo di condizioni inumane, di vita in celle strette o letti di contenzione, dove è la magistratura di sorveglianza?”, chiamando in causa la responsabilità di questo organismo fondamentale per il suo ruolo ispettivo. “Così come è oggi, il carcere va abolito – ha detto ancora l’avvocato penalista – bisogna utilizzarlo solo per il dieci percento dei reati, quelli davvero gravi; per tutti gli altri possono essere utilizzate misure alternative o di affidamento”.

Ed è proprio questo l’appello alle istituzioni e alla politica che arriva dai relatori e dagli organizzatori dell’iniziativa: un ricorso più massiccio alle misure alternative alla detenzione per una funzione meno restrittiva e realmente rieducativa del carcere, viste anche le basse percentuali di recidiva per chi viene inserito in percorsi di inserimento sociale e lavorativo. “Ad essere chiamata in causa, per la sua parte, è la comunità – ha anche sottolineato il docente di Diritto Penale dell’Università Federico II di Napoli, Sergio Moccia – La rieducazione diventa un processo di integrazione sociale”.

“Si tratta non solo di superare la logica degli Ospedali Giudiziari Psichiatrici, che pure sono stati tecnicamente chiusi tutti – ha detto Fedele Maurano, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl Napoli 1 Centro – ma anche delle Rems, in cui viene attualmente ‘parcheggiato’ chi è dimesso dagli Opg, strutture che risultano inadeguate per le esigenze di cura e di accoglienza di queste persone”. Insomma, bisogna andare verso un nuovo modello di cura e soluzioni innovative per fare della salute, e in particolare, di quella mentale, non un’utopia ma una realtà praticabile negli istituti di pena, laddove invece, la priorità che prevale sul resto sembra essere la sicurezza.

Nel corso dell’incontro è stato proiettato il film “Loro dentro” di Cristiana Oddone, sulle storie di vita di dieci detenuti della Casa Circondariale di Marassi a Genova, commentato dal presidente di Arci Movie Napoli Roberto D’Avascio, alla cui visione hanno assistito anche alcuni detenuti.

E, sempre oggi, nel pomeriggio dalle 16 alle 19 alla Fondazione Foqus nei Quartieri Spagnoli (via Portacarrese a Montecalvario 69), il Premio Rossano propone la proiezione di alcuni film in concorso per la sezione Laboratori dedicata alle produzioni dei centri di salute mentale; dalle 19 alle 21.30 le proiezioni proseguiranno all’AvaNposto Numero Zero (via Sedile di Porto 55) per le altre sezioni.

Per maggiori informazioni, approfondimenti e per il programma completo

http://www.napolicittasolidale.it/portal/speciale/159-premio-fausto-rossano-2017.html

M. N.