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venerdì 22 Novembre 2019




Autismo, la miglior terapia è l'integrazione

Bambnini autismo generica«Quel ragazzo ha l’autismo». Sentendo quest’affermazione, molto comune persino tra gli addetti ai lavori, è facile comprendere quanto ancora ci sia da fare su questo tema. Partiamo col dire che l’autismo non è qualcosa che “si ha” e non è una malattia, dunque non ha senso parlare di “guarigione”.

In questo senso è straordinario il lavoro che da anni contraddistingue il Centro unico aziendale per la salute mentale e l’età evolutiva dell’ASL Napoli 1 Centro (che si occupa di tutte le psicopatologie dell’età evolutiva e dei disturbi del neurosviluppo), diretto da Luisa Russo. Il punto di vista dal quale si parte lo potremmo definire “inverso” rispetto a ciò che comunemente si fa o si pensa sull’autismo: «Siamo convinti - dice Russo - che sia imprescindibile una modifica della società per accogliere meglio i minori con disturbo dello spettro autistico, non crediamo invece nel lavoro che si basa solo sulla terapia e sul cercare di “normalizzare” la persona autistica».

Prima di affrontare il viaggio nel mondo delle iniziative e dei progetti che esistono a Napoli nell’ambito dell’ASL, sarà bene aiutare a comprendere come si arriva ad una diagnosi di autismo e come si accede ai servizi offerti dal Servizio sanitario pubblico.

Il percorso parte dalle equipe territoriali, chiamate nuclei operativi di neuropsichiatria infantile (alla Napoli 1 ce ne sono 10), tutti ad accesso diretto, e quindi senza prenotazione e senza ticket.

«Basta andare all’ambulatorio del distretto sanitario di appartenenza - aggiunge Russo - e chiedere una valutazione. Spesso i genitori arrivano su indicazione dei pediatri, ma a volte anche in maniera del tutto spontanea. Il primo appuntamento lo si ottiene entro un mese e da quel momento si ha anche la presa in cario». Non sorprende che possa nascere da questo modo di guardare alle cose un “social club” e un progetto mirato all’integrazione delle persone autistiche nella società.

L’idea, detta in due parole, è di andare incontro ai ragazzi autistici nel luogo che maggiormente frequentano (la scuola) e fare in modo che questi possano vivere la propria adolescenza integrati, come direbbe un esperto, “nel gruppo dei pari”.

Sì, perché se ci si pensa con un minimo di attenzione, non ha senso strappare i ragazzi autistici al loro quotidiano e muoverli come pacchi da un ambulatorio all’altro per cercare a tutti i costi di “guarirli”. Cercare di trasformare un bambino autistico in un bambino non autistico non ha senso, sarebbe come voler trasformare una sedia in uno sgabello o un fiore in un albero. Un bambino, o se vogliamo una persona, autistica ha solo bisogno di essere aiutato ad integrarsi nella società che lo circonda a trovare una sua dimensione. E spesso ad essere “storta” è proprio la società… Ma questa è un’altra storia. Ciò che conta è che l’impostazione voluta dalla dottoressa Russo ha dato vita ad un modo diverso di lavorare. Ha dato vita al Social club e al Pass, acronimo di Progetto adozione scolastica e sociale.

Il Pass - che oggi è attivo in tutte le scuole del Vomero e sta rapidamente allargandosi anche al altre realtà - è un progetto speciale che semplicemente (si fa per dire) mira all’inclusione scolastica e sociale dei bambini e ragazzi autistici. «In origine siamo riusciti a creare questo progetto - chiarisce la dottoressa - grazie alla collaborazione tra gli operatori del Nucleo operativo di neuropsichiatria infantile del Distretto sanitario 27 della Asl Napoli 1 Centro, le scuole dei quartieri Vomero e Arenella e i familiari di tali bambini e ragazzi».

Il lavoro con le scuole e le famiglie ha rappresentato uno degli obiettivi principali della neuropsichiatria infantile anche in passato, ma oggi si può dire che sia il punto centrale nei percorsi di inclusione di un bambino e di un ragazzo con disturbo dello spettro autistico. E questo ci porta dritti dritti ad un’altra realtà meravigliosa: il Social club. Di che si tratta? È uno spazio (in via Morghen) destinato - come si capisce dal nome - alla vita sociale dei ragazzi autistici. Un luogo che non assomiglia per nulla ad una struttura sanitaria e che trasuda gioia. Il Social club è aperto di solito dalle 8 alle 19, e propone tante attività organizzate. Le famiglie e i ragazzi che sono già stati presi in carico dalla ASL lo conoscono bene, anche perché contribuiscono con il loro entusiasmo e una partecipazione attiva al funzionamento. Tanti e sempre nuovi i progetti che nascono: l’estate scorsa un pasticcere professionista ha, ad esempio, organizzato un corso ad hoc. Una sorta di “Bake off”, per usare un riferimento caro ai giovani, dedicato a questi ragazzi speciali.

Al Social club funziona così: come in una grande famiglia, ci si organizza tramite delle riunioni e c’è spazio per tutti. La struttura ha un team d’eccezione, capitanato chiaramente dalla dottoressa Luisa Russo, con Lina Lanzaro (infermiera), la psicologa Antonella Bonaccorso e l’assistente sociale Annalisa Esposito. Non più tardi di qualche settimana fa il direttore generale dell’ASL Ciro Verdoliva ha visitato il centro e ha promesso che entro novembre 2019 arriveranno dei rinforzi per questa meravigliosa squadra e non solo. Il Social club avrà un logopedista, uno psicomotricista e due educatori professionali. Ma altri operatori andranno nei vari nuclei operativi di neuropsichiatria infantile distribuiti sul territorio. In tutto 44 operatori che serviranno a potenziare le attività.

Raffaele Nespoli

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