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venerdì 22 Novembre 2019




Strategie per l’apprendimento, due i metodi più efficaci

Foto Pezzo 3Quando si parla di autismo sono essenzialmente due le strategie di apprendimento più diffusi: la Comunicazione aumentativa alternativa (Caa) e l’Applied behavior analysis, o più semplicemente “analisi applicata del comportamento”(Aba). Ma andiamo con ordine.

La Comunicazione aumentativa alternativa è usata per aiutare pazienti con difficoltà del linguaggio ed è molto utile anche per aiutare ragazzi autistici a trovare un miglior canale d’espressione. È bene sin da subito venir fuori da un equivoco, non è esatto parlare di Comunicazione aumentativa alternativa come di un metodo. La Caa è più che altro un insieme di tecniche, strategie e tecnologie ideate e rivolte alla persona che non parla, ai suoi interlocutori e al suo ambiente di vita. L’obiettivo è facilitare nella comunicazione queste persone, così da consentire loro di migliorare le relazioni sociali. Il nome di questa strategia svela l’obiettivo: incrementare le possibilità naturali della persona, ed è “alternativa” perché integra modalità di comunicazione che sono diverse da quelle tradizionali.

E’ importante chiarire che esistono molti e diversi approcci tecnici che derivano da esperienze cliniche, scientifiche e culturali che si confrontano fra di loro. Ecco perché è buona norma “non sposare” rigidamente una singola tecnica, ma accogliere tutti gli apporti tecnici e scientifici che possono suggerire valide soluzioni. L’esperto ha la responsabilità tecnica di scegliere e applicare l’approccio più corretto ed efficace per il singolo soggetto. Le variabili che incidono sulla scelta sono molte, ad esempio: l’età della persona, le sue capacità comunicative naturali residue, la patologia di base, le capacità visive ed uditive. Ma anche quelle motorie e le caratteristiche dei contesti di vita. In conformità a questi bisogni vengono suggerite soluzioni che la persona adotta nella propria vita quotidiana.

Gli esperti di Caa devono anche saper valutare il contesto nel quale vive la persona che ha difficoltà comunicative, la sua età e molti altri fattori individuali. Si possono però individuare almeno due approcci “standard”, uno basato sulle analisi delle difficoltà comunicative della persona e delle sue abilità residue (nel caso di ictus), e uno basato sull’analisi dei bisogni comunicativi così come emergono nell’interazione con l’ambiente di vita, dalle richieste e dalle esigenze di partecipazione che ne derivano (questa è l’analisi che si fa nell’individuo con autismo). E’ bene chiarire che non esistono limiti d’età per l’uso della Caa, anche se in Italia la si impiega  prevalentemente in età evolutiva.

Cosa diversa è l’Aba, per dirla in maniera semplice è una disciplina che punta ad applicare i principi dell'analisi del comportamento per migliorare i comportamenti socialmente significativi. In questo caso le strategie comportamentali possono essere utilizzate con persone di ogni età. È una tecnica che ha avuto e continua ad avere grande successo, perché i dati raccolti sino ad oggi indicano come bambini autistici possano avere grandi benefici attraverso gli interventi educativi Aba. Ma qual è l’età giusta per iniziare? Si deve partire in maniera precoce, ma senza anticipare troppo i tempi del linguaggio. Diciamo che l’ideale sarebbe iniziare a 4 anni. Il concetto attorno al quale ruotano gli interventi è quello di “rinforzo”. Questo significa che la frequenza e la forma di un determinato comportamento possono essere influenzate da ciò che accade prima o dopo il comportamento stesso. Il principio del rinforzo e tecniche comportamentali (shaping, chaining, fading, e così via) possono essere utilizzati per incrementare o ridurre determinati comportamenti, sviluppare e consolidare nuovi apprendimenti.

Sia che si parli di Cla, sia che si parli di Aba, l’obiettivo è sempre quello di aiutare i ragazzi autistici ad interagire più e meglio con il mondo circostante.

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