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Io (NON) ci metto la faccia!

Anna, Davide e Giovanni e la lotta contro il pregiudizio nei confronti della salute mentale

io non ci metto la facciaCosa significa avere un disagio mentale? E se fosse la Società a determinare un disagio nelle persone più doloroso della patologia stessa? Il cortometraggio Io (NON) ci metto la faccia! che vede protagonisti Anna, Giovanni e Davide, é finalizzato a sensibilizzare contro il pregiudizio nei confronti delle problematiche psicologhe e psichiatriche.

Ci siamo chiesti in che modo potevamo raccontare cosa significa avere un disagio mentale e come vive chi è colpito dal pregiudizio sociale. Abbiamo trovato nella voce dei protagonisti, Anna, Davide e Giovanni, alcune risposte e tante domande rivolte a chi detiene il primato di “normalità”. La prima domanda è: “Perché Anna, Davide e Giovanni (NON) ci mettono la faccia?” Lo scopriremo ripercorrendo le loro storie di vita. Storie fatte di lavoro, amore, famiglia. Storie di perdite di orientamento e di cadute che potremmo fare tutti per motivi disparati e per periodi più o meno lunghi. L’ostacolo che accomuna e ha fatto inciampare Anna, Davide e Giovanni si chiama schizofrenia.

Tutti e tre con la schizofrenia hanno perso e guadagnato qualcosa perché la prova della malattia li ha messi a dura prova. Davide ha perso un lavoro prestigioso, Giovanni ha perso la libertà, Anna ha perso la figlia, affidata e poi adottata da un’altra famiglia. Tutti e tre raccontano come il pregiudizio sociale li ha colpiti: Davide lo stigma del contesto lavorativo, Anna la sfiducia di parenti e amici, Giovanni rivela come la malattia sociale sia considerata tra le “diversità” la peggiore, come una sorta di “stigma nello stigma”. Oggi Davide gestisce il Social Bazar “Che Follia” e Anna e Davide lavorano in un progetto di reinserimento lavorativo della Cooperativa Era come addetti alle pulizie del Centro Diurno e della Casa di accoglienza Aleph.

Con il percorso riabilitativo Davide ha guadagnato un nuovo modo più umano di intendere il lavoro e le relazioni umane, Anna ha guadagnato l’amore per se stessa, Giovanni ha riacquistato il coraggio, infatti è non avrebbe avuto problemi a mostrare il suo volto integralmente, perché, ci ha detto “ora sono sicuro di me stesso e non nulla di cui vergognarmi”.

La schizofrenia è una patologia psichiatrica, le cui cause sono ancora ignote e che può insorgere anche dopo i 30 anni. Questa, come altre problematiche della salute mentale, può essere tenuta sotto controllo grazie ai farmaci e a percorsi sociali specifici che permettono alle persone di condurre una vita serena a vantaggio di tutta la comunità. Il pregiudizio infligge una sofferenza aggiuntiva a chi ce la sta mettendo tutta per superare il proprio limite personale. Il pregiudizio infligge una sofferenza a tutti coloro che la Società etichetta come “diversi”. Eppure ogni essere umano è a suo modo diverso e può avere fragilità, difficoltà e debolezze che andrebbero comprese e non stigmatizzate. Nella Società contemporanea, in cui il disagio psicologico e psichiatrico sono in aumento proprio perché provocati anche da ritmi e modelli lavorativi stressanti, bisognerebbe interrogarsi sulla presunta “normalità” di un sistema “disumanizzante”. Al contempo bisognerebbe rendere scontati e stabili progetti di reinserimento sociale e prassi lavorative costruite sulla base delle esigenze, delle competenze e delle fragilità delle singole persone. 

Il cortometraggio Io (NON) ci metto la faccia! È stato realizzato nell’ambito dell’inchiesta VIAGGIO NELLA SALUTE MENTALE A NAPOLI pubblicata sul portale www.napolicittasolidale.it sulla base di un’idea della redazione diretta da Ida Palisi e composta da: Maria Nocerino, Alessandra del Giudice, Giovanna Amore, Giovanni Salzano e Alessandro Bottone. La regia e le riprese sono di Alessandra del Giudice e il montaggio è di Giovanna Amore.

Si ringraziano: Il progetto Aleph che si compone di un Centro Diurno e di una Casa di accoglienza è attivo dal 1988 all’interno del dipartimento delle farmacodipendenze della Asl Na1, gestito da Era Coop. Il Social Bazar “Che follia” in via Tribunali 308 gestito da Era Coop. Virginia Capuano, Alessandra De Rosa, Andrea Capuano e Michele Gargiulo per averci aiutato a realizzare questo progetto.

Alessandra del Giudice