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Martedì 7 Febbraio 2023




Ho scelto un nido privato fuori dal quartiere

BiscegliaAntonella Bisceglia, madre di Mariachiara e assegnista di ricerca al Dipartimento di Scienze Politiche della Federico II, vive nel quartiere San Lorenzo

Che tipo di scelta hai fatto per l’educazione di tua figlia come madre lavoratrice e perché ti sei rivolta a un nido privato non nella tua zona?

Io sono la figlia degna di un sistema di servizi di tipo familista e se non ci fossero state reali contingenze, non avrei mai iscritto mia figlia Maria Chiara ad un nido, ma avrei fatto affidamento al supporto della mia famiglia. È stata una scelta sofferta, non solo per un ostilità di natura emotiva e culturale, ma anche per lo sconforto di fronte ad un sistema di offerta di servizi all’infanzia, asfittico, che non tiene conto dei tempi di conciliazione lavoro-famiglia. Gli attuali servizi all’infanzia pubblici non permettono di conciliare la vita lavorativa di persone, che non sono inserite nel mercato del lavoro del pubblico impiego. È un sistema di servizi che nasce solo per soddisfare i bisogni di una piccolissima fascia della popolazione, quella costituita da persone che hanno la fortuna di avere un calendario lavorativo, in linea con quello delle festività nazionali. Tale situazione, diventa ancora più complicata e sconfortante se pensi all’inefficienza di molti servizi pubblici che riguardano la nostra città, esempio il trasporto pubblico. Anche laddove avessi pensato di iscrivere la mia piccolina ad un nido pubblico (e non gratuito a meno che tu non sia disoccupato e/o un lavoratore a nero), la mia vita sarebbe diventata una mission impossibile.

Per cui, pur abitando a via Foria, ho scelto un nido distante dal mio quartiere. Per quasi due anni, ho accompagnato la mia bambina al un nido privato “La Pentola d’Oro”, al corso Vittorio Emanuele per poi andare a lavorare a Santa Lucia. Una struttura che mi ha consentito di lavorare dal lunedì al venerdì fino alle 17,30, ma anche di lavorare fino ai primi di agosto e l’ultima settimana di dicembre. Certo i costi non sono irrisori, ma quando vedi che la tua bimba è serena, si diverte e le difficoltà sembrano aver trovato uno spiraglio di luce, anche tu riesci a trovare anche tu un po’ di serenità. Ovvio che, se non avessi avuto la macchina, anche questa soluzione sarebbe stata impossibile. Sai quante volte ho pensato mollare tutto e andar via da Napoli? In questa città, devi avere necessariamente un piano B, a meno che non vivi in un quartiere dove il livello culturale è alto e il sistema dei servizi è sviluppato rispetto al resto della città.   

Dove porti tua figlia quando uscite o uscivate?

Come tutti i bimbi, mia figlia adora i parchi e le giostrine, e quindi quando posso, porto la bimba a giocare al parco Virgiliano, che negli ultimi tempi è diventato una grande vergogna, e la manutenzione delle aree dei bambini è praticamente inesistente. Se i tempi me lo permettono, poi qualche volta andiamo al Parco del Poggio sui Colli Aminei, che ti dirò è tenuto abbastanza bene, oppure in un parchetto giochi pubblico a Portici. Non andiamo spesso al Bosco di Capodimonte, che pur essendo caratterizzato da ampissimi spazi verdi non sono state pensate aree per i bimbi, con giostrine annesse. Abito, poi vicino all’Orto Botanico e a meno che non sono organizzati eventi specifici per i bambini, andare lì non è proprio l’ideale per una bambina che vuole divertirsi.

Al di fuori di questi parchi, nel centro non ci sono spazi adatti ai bambini, e se per caso incontri un piccolo spazio pubblico pensato per loro, vedi solo squallore e degrado. L’inesistenza di una cultura del senso civico purtroppo rispecchia esattamente l’architettura della nostra città, ma anche la strutturazione e gestione dei servizi pubblici cittadini.

Ci sono ristoranti che hai trovato particolarmente accoglienti?

Nessun ristorante pensato per i bambini, forse solo uno che si trova a Santa Lucia, ma dove per  una pizza e una bibita spendi come se avessi mangiato un pranzo completo. Ho trovato qualcosa, fuori città, ma nulla a che vedere con ristoranti che ho trovato in altri paesi europei e non ti parlo solo delle capitali del Nord Europa dove le città sono fatte a misura di “famiglia”, ma anche dell’Europa dell’Est. Proprio l’anno scorso in una vacanza invernale siamo stati in un ristorante a Sofia, dove era prevista un’area esclusiva per i bambini con animatore. Mia figlia non parla inglese, ma ti assicuro che ci si è divertita molto e noi abbiamo pensato di stare su un altro pianeta, perché ci siamo rilassati, abbiamo mangiato e abbiamo pagato il giusto.

Il tuo quartiere secondo te è a misura di bambino?

No, come il resto della città.

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