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Mercoledì 1 Dicembre 2021




ViaggiagendO - Buenos Aires

agendo-2014-Buenos-AiresVi proponiamo in esclusiva nei mesi estivi, uno per week-end, alcuni dei racconti di viaggio appositamente elaborati da giornalisti e scrittori per agendO 2014, l’agenda che Gesco edizioni dedica ogni anno ad un tema diverso e pubblica a sostegno di un progetto sociale.
Questa settimana andiamo in Argentina con Luca Romano.

Il Bauen Hotel a Buenos Aires non è solo un albergo. Quell’enorme corpo di vetro sulla centralissima Avenida Callao riflette lo spirito di una nazione con alle spalle un passato doloroso e in mente un’idea possibile di futuro. Un turista che si trovi da queste parti dovrebbe visitarlo, anche se non lo elegge a dimora, e conoscerne la storia, per non fare come quegli ospiti superficiali, pochi per la verità, che consegnano ai siti web di viaggio referenze lamentose per una porta difettosa e un rubinetto guasto. Fu tirato su in poco tempo, cinque stelle da aggiungere a quelle del pallone, in arrivo a dar lustro all’Argentina e ai suoi generali nell’estate del 1978. Sulla facciata furono affisse le lettere cubitali B.A.U.E.N, “Buenos Aires Una Empresa National”, paradosso di una proprietà privata costruita con soldi pubblici; all’interno ogni sorta di comfort e ogni genere di lusso a disposizione di ricchi turisti e dei tanti giornalisti accorsi per i Campionati del Mondo. Abbagliati dal luccichio dorato del grande evento tanti cronisti non videro o non vollero vedere l’angoscioso e disperato girotondo di centinaia di donne a Plaza de Majo, in rappresentanza di migliaia di madri che chiedevano di conoscere la sorte dei figli fatti sparire dai militari. Non udirono, resi ottusi dai boati dello stadio Monumental, le urla dei ragazzi torturati fino alla morte nella vicina Scuola di Meccanica, macchina di morte che inghiottì un’intera generazione. Talvolta lo sport può riscattare le ingiustizie e trasformarsi in epica, quell’estate non fu così. L’Argentina vinse la finale battendo l’Olanda di campioni capelloni e libertari che trasformavano sul campo la trasgressione nel calcio totale, mix di spregiudicatezza e manovra corale, simbolicamente tutto ciò che il regime odiava. La foto dell’ultimo atto immortalava il capitano Daniel Passarella ritirare la Coppa dalle mani di una divisa baffuta, il generale Jorge Videla, principale artefice e beneficiario di un’organizzazione in cui anche il Bauen Hotel aveva svolto al meglio il suo compito di rappresentanza. Sarebbe stato così anche per gli anni successivi, con la fine della dittatura e le prime crepe nel muro di omertà dei militari a dar sostegno ad una democrazia ancora acerba. Nel calcio si imponeva un nuovo idolo, Diego Armando Maradona, e all’euforia Mundial negli anni ‘90 si affiancava l’ebbrezza per un progresso economico che prometteva di non avere limiti. Il Bauen dava corpo al sogno di gloria argentino, vestendo abiti sempre più costosi per accogliere politici e imprenditori da tutto il mondo, ambasciatori del nuovo Eldorado. Pure allora si sarebbe potuta scorgere oltre l’apparenza una sostanza diversa, prestando ascolto alle parole dei lavoratori, magari proprio quelli dell’albergo, che raccontavano di come quel successo fosse perseguito attraverso speculazioni finanziarie, salari ridotti e limitazioni dei diritti sindacali: un Paese lanciato a tutta velocità su un binario morto, verso lo schianto che sarebbe arrivato con il default del 2001. Le insegne dell’Hotel si spensero, i suoi proprietari scapparono razziando il poco che rimaneva e il Bauen si sarebbe avviato verso un oblio, forse meritato, se non fosse stato per la caparbietà dei suoi ex dipendenti che lo hanno occupato e da oltre un decennio lo tengono in vita. All’inizio erano in venti, avanguardia del movimento delle Imprese recuperate dagli ex operai che in tutta l’Argentina garantiscono sostentamento a 16 mila famiglie. Il Bauen ne è oggi il quartier generale, dove le diverse esperienze si incontrano, fanno rete e elaborano comuni strategie. Occupa 160 soci lavoratori, pronti a investire il 90% dei profitti nella manutenzione dell’albergo, le mansioni sono assegnate a rotazione tenendo conto delle condizioni di ognuno e un intero piano è destinato a prezzi popolari agli alloggi dei dipendenti più bisognosi. L’ospitalità è garantita anche se non c’è più lo sfarzo di un tempo. Il corpo di vetro dell’hotel non appare più altero ed estraneo, è parte integrante della città e dei suoi abitanti. Allora pazienza se un tubo gocciola o una tenda è risarcita, sono piccole cicatrici che scompariranno.

Consigli di viaggio:

Il Bauen si affaccia su Avenida Callao, una delle principali strade di Buenos Aires, in una posizione strategica per partire alla scoperta della città. Si può cominciare da Plaza de Mayo con la Catedral e la Casa Rosada. Meritano una visita i quartieri San Telmo con la Plaza Dorrego e il più popolare La Boca, dove si esibiscono i migliori ballerini di tango. A Puerto Madero ci sono alcuni dei migliori ristoranti e, da non perdere, il barrio della Rocoleta con la chiesa di Nuestra Señora del Pilar.

Nel 2014 agendO è stata dedicata alla Terra. E’ in preparazione agendO 2015 che sarà dedicata al Cibo e uscirà a settembre.
Potete richiedere agendO 2014 e prenotare agendO 2015

scrivendo a: comunicazione@gescosociale.it, o telefonando allo 081-7872037 int. 220.

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