Premio “Amato Lamberti” a Ciro Scarciello

Il commerciante che ha denunciato il degrado lascia Napoli

ciro scarcielloCiro Scarciello, commerciante della Duchesca che a inizio 2017 denunciò la situazione criminale del quartiere sabato 28 luglio chiude la storica salumeria e si allontana da Napoli. A Scarciello è stato riconosciuto il Premio Responsabilità Sociale “Amato Lamberti” per la “Cittadinanza” che verrà conferito a lui e agli altri nove vincitori nell’ambito della IV edizione che si terrà a Nisida, sabato 23 settembre 2017.

“Non è che se uno va via da Napoli è un pazzo, ma evidentemente sono successe delle cose che non vanno bene”, spiega Ciro. In questa intervista abbiamo raccolto la sua accorata dichiarazione d’amore a Napoli e l’analisi lucida dei problemi irrisolti della città e delle responsabilità di cittadini e istituzioni.

Conosceva Amato Lamberti? Lei ha ricevuto il riconoscimento alla Cittadinanza nell’ambito della IV edizione del Premio a lui dedicato. Cosa vuol dire essere un buon cittadino? 

Non lo conoscevo personalmente, sono orgoglioso di ricevere questo premio. Era una persona valida. Io mi ritengo un cittadino normale. Sono un cittadino che si adopera perché a Napoli si stia bene. Voglio che la mia città sia pulita, che si guidi bene. Faccio un esempio: in tanti si lamentano dei cumuli di immondizia, ma sa quante persone “per bene” vedo depositare i sacchetti dell’immondizia la mattina invece che la sera.

Il professor Lamberti ha impegnato la sua vita per combattere la “camorra”. Oggi è difficile a Napoli pronunciare questa parola. Lei lo ha fatto. 

Ho criticato una situazione che è presente in questi quartieri da più tempo, cose molto visibili che tutti possono vedere e verificare. Quindi non credo di aver detto nulla di particolare. Solo che quando si parla di qualcosa di illecito qualcuno ti dice che sarebbe il caso di stare zitto.

E’ per questo che un cittadino esemplare va via dalla città? 

Napoli è un sogno, Napoli non ha uguali. Ma dire che a Napoli si sta bene è una bugia perché il napoletano per bene qui non può vivere. Non mi devono dire che non è vero. Non è che se uno va via da Napoli è un pazzo, ma evidentemente sono successe delle cose che non vanno bene.

Cos’è che non va in questo quartiere?

Ci sono tante cose che non funzionano. Sono zone dove non c’è lavoro, vige l’illegalità a tutti i livelli, negozi che chiudono, tanta povertà. Ci sono tanti ragazzini che a scuola non ci vanno. Padri che non lavorano. Nessuno controlla, non ci sono assistenti sociali. Se si andasse a verificare come si vive in questi circondari: non c’è una casa con un reddito fisso, si vive di espedienti. Per carità non parliamo per forza di furti o droga, ma comunque di cose che non sono nella norma. Allora i ragazzini, crescendo in questi contesti se sbagliano non è neanche colpa loro. Bisognerebbe lavorare alla base per risolvere questo problema. 

E’ stato difficile crescere i suoi figli qui?

Io ho cercato, insieme alla buon anima di mia moglie, perché sono vedovo da 9 anni, di dare dei valori ai miei figli. Ho due ragazzi grandi, una figlia che ha due lauree, un ragazzo che ha dato parecchi esami a ingegneria e poi ha deciso di andare a lavorare. Noi nel nostro piccolo abbiamo cercato di dare degli input, certo se già è difficile crescere oggi, a Napoli lo è ancora di più. Io stesso ho provato in tutti i modi a migliorarmi. Non vengo da una famiglia con un grado di cultura elevato. Io ho la terza media, l’unica laureata è mia figlia. Però siamo tutte persone oneste, abbiamo dei valori. Perciò abbiamo sempre cercato di migliorare. Tutti dovremmo fare questo. La gente deve capire che queste cose vanno combattute perché non sono cose giuste. A partire dalle scuole, bisognerebbe far capire ai ragazzi fin da piccoli i comportamenti giusti e quelli sbagliati. Bisogna essere uniti.

Secondo lei le istituzioni fanno abbastanza in questo senso?

Penso al nostro sindaco che è una persona per bene. Dico che a Napoli è molto difficile anche per loro, non è che hanno tanto potere. Però dico: almeno provateci, per lo meno dove vedete che c’è l’esigenza, non aspettate che succeda l’irrimediabile. Sono 40, 50 anni che le istituzioni non hanno messo mano a questo quartiere. Quindi viene fuori la bambina sparata, il morto ogni sei mesi. Io penso che la camorra vada combattuta alle radici, non deve far paura perché lo Stato è più forte di tutto. Ma se si lascia solo colui che si permette di dire certe cose, di denunciare si rischia che questa persona avrà poca forza. Qui sono venuti tutti quelli che potevano venire, sindaco, assessori, qualcuno della Regione, sono stati tutti presenti. Il problema è: con quali risultati? Lei li può vedere i risultati. Io ci ho provato a restare. A Napoli si dice “Mentr’ ò medico studia ò malato muore”. Ci vuole tempo. Probabilmente faranno pure, ma ci vuole tempo. E la gente non ha la forza di reggere.

Ha detto che tanti negozi chiudono perché non ce la fanno. Prima era diverso?

Io sto qui da 30 anni. Prima per quanto non ci sia stato un commercio legale al 100%. Questa è la famosa Duchesca dove è nato il pacco, il commercio del falso. Ma ai vertici c’erano degli equilibri dove si riusciva a gestire delle cose. Poi le cose sono cambiate. Non c’è stato nulla di perfetto, ma le cose sono peggiorate. Se lei esce qui fuori vedrà tanti negozi chiusi o fatiscenti, strade mal ridotte, cattiva illuminazione, parcheggi abusivi, prostituzione la sera, spaccio di coca. Sono tutte cose che fanno male.

Lo Stato deve intervenire innanzitutto per capire come vive questa gente. Deve rivalutare i luoghi, creare commercio, borghi che diano la possibilità di lavorare onestamente. Il mio sogno è sempre stato che nella strada alle spalle di Dante sorgessero tante botteghe tipiche, la boccaleria, la tripperia. Lei si immagina se quest’area fosse trasformata in un piccolo borgo turistico.

Nonostante tante difficoltà all’estero arriva l’immagine di una città in ripresa grazie al turismo. Cosa ne pensa?

Oggi se si pubblicizza una strada, i turisti faranno quella strada. Penso ai Decumani che si sono evoluti, i commercianti che stanno là miglioreranno sicuramente i loro fatturati. Ma Napoli va vista tutta. Io mi trovo in un quartiere che è Centro Storico, c’è l’Annunziata, c’è la ruota, siamo a 100 metri da piazza Garibaldi. Per me Napoli, non perché sono napoletano, è una delle città in assoluto più belle al mondo. I turisti a Napoli ci devono venire e noi dobbiamo fare in modo che questi vengano. Dobbiamo lavorare tanto, tutti quanti, il cittadino normale e le istituzioni. Dobbiamo cambiare la nostra mentalità, tutti quanti. Dal commerciante, al vigile urbano, allo spazzino. Dobbiamo iniziare a vivere in modo più civile tutti quanti. Questo è l’unico modo. Il turista che viene a Napoli impazzisce perché Napoli ha qualcosa in più. Questo mi fa stare male, perché da un lato amo Napoli, dall’altro sono uno di quelli che la abbandonerà.

Sabato chiude il suo storico negozio. Dove andrà?

Lavorerò altrove. Farò qualcosa di diverso, sempre nell’ambito del food, ma non avrò più un negozio. Per scaramanzia non lo voglio dire.

Alessandra del Giudice