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Domenica 22 Maggio 2022




La deportazione della carta

le case dei mattiGiovedì 19 maggio, la presentazione dei volumi "Le case dei matti" e "Il policlinico della delinquenza" darà il là ad una discussione importante sulla memoria e la storia attraverso gli archivi manicomiali aversani. Ne parliamo con la professoressa Candida Carrino, archivista, storica e ricercatrice.

La presentazione dei volumi sono un pretesto per raccontare “Carte da legare”, il progetto della Direzione generale archivi del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo portato avanti proprio da Carrino. Fortemente voluto da Misa de Divitiis, allora Soprintendente Archivistico per la Campania, il progetto è nato per proporre una visione organica di tutela del patrimonio archivistico di queste istituzioni.

"Ancora negli anni Novanta del secolo scorso, tranne in poche situazioni virtuose, questo patrimonio era sostanzialmente trascurato e in molti luoghi correva un serio rischio di dispersione, quando non di distruzione. L'attenzione delle Soprintendenze archivistiche e le iniziative di alcune realtà che avevano accompagnato la dismissione delle strutture con la messa in sicurezza degli archivi hanno trovato nel progetto un luogo istituzionale di sintesi e di risorse economiche", spiega Carrino.

Oggi, il rischio denunciato è quello della dispersione di un patrimonio che racconta la nostra storia e quella di un territorio e che è, inoltre, testimonianza di una pratica terapeutica repressiva, che con la legge Basaglia il nostro paese ha abolito. Ma che valore hanno gli archivi manicomiali nella nostra vita?

"Gli archivi manicomiali hanno molteplici valori: sono un'anagrafe, prima di tutto. Le persone lì ricoverate avevano una rete familiare, parentale. Oggi ci sono nipoti, figli, che hanno voglia di capire e ricostruire, trovare radici, riappropriarsi di memorie offuscate, di storie vissute con vergogna. La gente è alla ricerca di informazioni sul proprio passato. Gli archivi manicomiali sono importantissimi poi perché la storia della psichiatria è la storia dei manicomi: è lì che troviamo traccia e vediamo concretizzate nelle pratiche le teorie psichiatriche. Un esempio può essere l'esame della dietistica, l'idea che alcuni alimenti fossero considerati terapeutici come gli agrumi, una cosa che sembra piccola e invece è la storia di una comunità e del territorio".

Perché queste storie riguardano anche la nostra terra?  

"Perché, ad esempio, i contenitori manicomiali qui in Campania avevano una media di 4mila persone al loro interno e per loro bisognava provvedere a molte cose, ad esempio al vitto. E comprare del latte per 4mila persone, significava anche spostare l'economia di un territorio. Non solo: anche il lato edilizio, vista la costruzione di padiglioni su padiglioni, faceva della presenza del manicomio sul territorio, una forma di ricchezza".  

Oggi qual è l'urgenza, la necessità per salvaguardare questi archivi?

"C'è un problema di risorse economiche: il recupero dei documenti già esiste, l'archivio è presente ma va valorizzato e promosso perché importante per la ricerca, importante per il territorio. Solo attraverso l'accesso e lo studio ricostruiamo la storia sociologica della nostra regione. Purtroppo, però, questo lavoro già fatto, vagliato e validato dal Ministero dei Beni Culturali e dalla Soprintendenza archivistica della Regione Campania, corre il rischio di essere buttato via.

La rete manicomiale va costruita: oggi, invece, i fondi necessari sono stati spostati.

La questione si fa anche più urgente e necessaria se pensiamo agli Ex Ospedali Psichiatrici Giudiziari che non sono sotto la tutela della Soprintendenza ma afferiscono al Ministero della Giustizia. Il materiale cartaceo, i documenti, gli archivi degli OPG sono a rischio di una seria dispersione. Mi pongo questo problema perché c'è un progetto ministeriale di prendere tutto questo patrimonio e portarlo a Ventotene: sicuramente si tratta di un luogo importante, simbolo, ma quali sono i costi? Se un ricercatore di solito non può vedersi garantito un pasto, un panino, potrà facilmente raggiungere e consultare questo archivio per il tempo necessario, di solito molto lungo? Un ragazzo che ne ha bisogno per una tesi di laurea come farà? Sicuramente gli archivi verrebbero centralizzati, è vero, ma gli archivi sono una cosa viva e l'unico modo per tutelarli davvero è permettere che siano vissuti dalle persone. La deportazione della carta è uno sbaglio, così come lo è pensare che la digitalizzazione sia una strada maestra: quel materiale è coperto da privacy per molti versi".

L'appuntamento con la discussione e la presentazione dei libri è per giovedì 19 maggio, ore 16:30, nella Sala Virgilio dell'ex O.P.G. “Filippo Saporito” . Il primo libro, "Le case dei matti. L’archivio dell’ospedale psichiatrico “S. Maria Maddalena” di Aversa 1813-1999" di Candida Carrino e Raffaele Di Costanzo, edito da Filema, è l'inventario dell'archivio della struttura. Il secondo è "Il policlinico della delinquenza. Storia degli ospedali psichiatrici giudiziari italiani", a cura di Gaddomaria Grassi e Chiara Bombardieri, edito da Franco Angeli. Perché questi testi sono importanti?

"Perché sono narrazioni da cui si può partire per ricostruire altre storie. Non si tratta di un ragionamento idealistico: pensiamo che Dumas ha scritto dei "matti di Aversa", che costantemente mi arrivano lettere che mi fanno molto felice in cui mi si dice che l'archivio è stato necessario per la ricostruzione del passato, personale o collettivo. Il secondo libro, invece, parte dal database dei documenti dell'Opg e una parte consistente è incentrata poi proprio sull'Opg di Aversa". 

Scarica il programma dell'iniziativa

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