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Domenica 22 Maggio 2022




La Presente e Futura Casa delle Donne di Napoli

Intervista a Chiara Guida dell’ Assemblea delle Donne di Napoli per la restituzione

casa donneUn luogo fisico, politico e simbolico per le donne di Napoli: è un sogno che finalmente pare concretizzarsi nell'appartamento di Rampe San Giovanni Pignatelli di proprietà del Comune di Napoli che le donne chiedono di destinare come bene pubblico ad uso civico collettivo di genere.

Ne parliamo con Chiara Guida dell’Assemblea delle Donne di Napoli per la restituzione, coordinatrice italiana del premio di drammaturgia femminile La scrittura della differenza, e membro del direttivo nazionale della Società Italiana delle letterate.

Giovedì 21 aprile la porta della futura Casa delle Donne a Rampe San Giovanni Pignatelli è stata forzata ed alcuni manifesti piegati. Ci racconta cosa è accaduto?

Ci siamo recate alla Casa per la riunione settimanale di gestione, ma non siamo riuscite ad entrare: la serratura era stata sostituita dopo una vera e propria effrazione della porta d’accesso. La corrente è stata riattaccata illegalmente alla luce delle scale del condominio, come a preparare l’occupazione del sito. Il gesto non ci spaventa, continueremo con più determinazione la battaglia per dare alle donne della città lo spazio fisico, politico e simbolico che aspettano da decenni.

Qual è il percorso che vi ha portato a Rampe San Giovanni Pignatelli?

Parte da lontano, ma le tappe fondamentali sono state due: nel 2011 la costituzione di un associazione nata proprio per il progetto della casa delle donne da cui ha anche preso il nome e successivamente nel 2013, quando nasce l’ "Assemblea delle donne di Napoli per la restituzione” attraverso una auto-convocazione di tutte le realtà femminili e femministe presenti in città. La prima riunione si tenne in un bar! Eravamo talmente tante che ci rendemmo conto di quanto fosse importante avere un luogo nostro. Ottenere questo luogo, la casa delle donne. Capimmo che sarebbe stato il primo passo di qualsiasi nostra futura battaglia collettiva. Così, a partire da questo obiettivo, si è costituita una assemblea itinerante che poi ha preso la sua forma definitiva nel 2014. L’Assemblea è composta da donne di varie generazioni, alcune con una lunga esperienza di militanza e di impegno alle spalle, altre più giovani, per età e per impegno, provenienti dai più diversi percorsi e realtà associative quali, ad esempio: La casa delle donne a Napoli, l’Udi di Napoli, Agape, Arcidonna Napoli, le Kassandre, le Donne in nero di Napoli, Il comitato per la difesa della 194, Collettivo 105, l’Assemblea Mano, Le tre Ghinee-Nemesiache, Arcilesbica Napoli, Coop.Sociale Xenia, Terra Prena, il gruppo Dopopaestum di Napoli, Adateoriafemminista, Comitato Brancaccio, Se non ora quando, e altre. Per molto tempo è rimasta disattesa la nostra storica richiesta di avere una Casa delle donne anche a Napoli come in tante città italiane. Finalmente quando l'interlocuzione con l'amministrazione comunale è diventata più frequente, grazie alla collaborazione con l'assessore al patrimonio, abbiamo individuato un appartamento del Comune a rampe Giovanni Maggiore Pignatelli che aveva tutte le caratteristiche adatte per riunirci realizzare le attività che vogliamo animare quali cineforum, performance di teatro, mostre etc.

Cosa manca perché lo spazio venga attribuito alle donne di Napoli?

Il 6 febbraio 2015 abbiamo effettuato il primo sopralluogo, da allora abbiamo dato luogo a delle aperture simboliche e abbiamo invitato le donne napoletane a partecipare all'assemblea che si tiene il giovedì pomeriggio dalle 16.00, così che nella percezione della città la casa venga intesa bene comune. Abbiamo chiesto al Comune di Napoli di riconoscere la Casa delle Donne quale bene comune per uso collettivo di genere. Sarebbe la prima volta in Italia che un bene viene riconosciuto con questa specifica finalità. Teniamo molto, e stiamo lavorando perché che questo obiettivo si realizzi prima della fine di questa consiliatura.

Sono tanti i luoghi già assegnati alla collettività in questi ultimi anni dall'amministrazione comunale e la richiesta di una Casa delle Donne parte da lontano…

Infatti, noi già collaboriamo con le diverse realtà che lavorano sul tema della restituzione di beni abbandonati alla collettività, come nel caso dell’ex reclusorio di Santa Fede oggi Liberata, per dare altra vita agli spazi collettivi, convinte come siamo sempre state, che la liberazione dei corpi e delle menti di donne e uomini si costruisca attraverso l’agire collettivo e la riappropriazione e  la condivisione di spazi. Agiamo cioè il principio del diritto alla città, ma attraverso un punto di vista di genere.

Viste le tante realtà femminili e femministe presenti a Napoli è pensabile un luogo simbolico oltre che fisico che le accomuni tutte?

La pretesa non è di unire tutte le donne, ma avere un luogo che ogni donna può attraversare. Questo è necessario perché la battaglia per la parità di diritti delle donne non è affatto conclusa. Non è retorico parlare di discriminazioni. Nonostante un presunto raggiungimento di parità simboleggiato dal protagonismo delle donne assurte alle massime  cariche istituzionali dello Stato la vita delle donne non  è affatto migliorata.  E’ evidente da un punto di vista statistico: le bassissime percentuali di donne che lavorano rispetto ad altri paesi europei sottolineano che la partecipazione delle donne nella società è ancora disattesa. Forse non è un caso che proprio  l'unica funzionario dell'Istat- una donna guarda caso - che aveva orientato il suo lavoro di ricerca  verso le donne e in generale verso i soggetti sociali più deboli mettendo in risalto il grado di disuguaglianza soprattutto di genere presente nella società italiana sia stata rimossa dal suo incarico nelle scorse settimane. Altro esempio illuminante, denunciato dalla società italiana delle letterate, è che nei programmi scolastici su cui ci si prepara all'esame per il concorso a cattedra, in nessun programma di arte o letteratura compare un solo nome di donna autrice  o artista, con le tante che si potrebbero menzionare e studiare. O ancora che ci sono tante direttrici di piccole case editrici, donne che lavorano duramente per farsi spazio in un ambiente difficilissimo ma che rimangono ai margini. Si aggiunga che l'unica legge, la 194, che  sancisce su un piano normativo l'autodeterminazione delle donne  continua a essere messa in discussione.

Quale sarà il ruolo della Casa delle Donne a Napoli?

La Casa delle Donne è necessaria perché c’è bisogno di un luogo autonomo ed originale di donne e per le donne, ma non solo per loro. Un luogo per fare e pensare con altre e con altri, per costruire saperi femminili e femministi, un luogo aperto all’insegna dell’accoglienza e dell’incontro, di divulgazione e di trasmissione della cultura e delle pratiche delle donne.
In questo senso la Casa delle Donne non ha un valore solo simbolico. L’obiettivo è avere uno spazio per rassegne di letteratura, cinema, teatro, per attività culturali e artistiche. In tanti luoghi in cui si fa arte e cultura le donne non possono accedere per impossibilità materiale o economica, spesso banalmente perché non lo permettono i loro tempi di vita e di lavoro. La  Casa delle donne vuole anche rimuovere gli impedimenti spaziali e temporali per la piena partecipazione alla vita sociale.

Quanto pesa oggi la questione occupazionale sulla vita delle donne e sulla disuguaglianza di genere? 

Tantissimo. La condizione femminile del lavoro è sempre stata caratterizzata dalla precarietà e dalla "messa al lavoro" della propria vita. Oggi questo vale anche per gli uomini, in questo senso si è parlato di femminilizzazione del lavoro. Tutti questi aspetti sono una realtà che deve essere raccontata e deve avere un luogo di elaborazione di genere.
Del resto,  siamo ancora in presenza di uno Stato, intenso come impianto normativo e disciplinare, fortemente familista che difende una famiglia che non esiste più, anche perché non esiste più la società che questo Stato presuppone, non esiste più il capofamiglia, né un'età di procreazione. L’Italia è, tra l’altro, un paese invecchiato e con forti indici di denatalità. Nel momento in cui si distrugge con i tagli quel minimo di welfare che dava alle donne e agli uomini la possibilità di assegni familiari, asili o ludoteche,  tante donne sono costrette a restare in casa ad accudire anziani e bambini.

Non servirebbe coinvolgere anche gli uomini per cambiare la società? 

Certo, noi non siamo affatto chiuse a iniziative o a collaborazioni con gli uomini. La stessa  assemblea è molto varia. Ma ribadisco che c’è la priorità di di identificare un luogo fisico e simbolico, che sia di riconoscimento politico per le donne.  Questo non vuol dire che è chiuso. E’ assolutamente aperto ma parte dalle donne. Non crediamo all’agibilità di luoghi segnati dal neutro, o da presunti universali. Siamo consapevoli che esistono rapporti di forza, stratificazioni culturali, che bisogna lottare per rimuoverli partendo anche dalla consapevolezza che negli ultimi anni si sono fatti passi indietro piuttosto che in avanti.

Alessandra del Giudice

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