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Martedì 18 Giugno 2019




"Capire l'Amore"

Raffaella De Simone parla del primo progetto del Sud sull'educazione sessuale e affettiva 

IMG 3445L’educazione sessuale “è obbligatoria in tutti i paesi dell’Unione – si legge in Policies for Sexuality Education in the European Union, report pubblicato nel 2013 dalla Direzione generale per le politiche interne del Parlamento Ue – tranne che in Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Regno Unito”.


In Olanda e nei paesi scandinavi l'educazione parte a 4 anni. In Italia alcuni progetti sono stati attivati nelle scuole al nord in collaborazione con la Asl, al sud il primo progetto pilota di "educazione affettiva e sessuale" lo ha ideato e lo dirige Raffaella De Simone, ginecologa e consulente sessuale, membro della FISS Federazione italiana di sessuologia scientifica.
Si chiama "Capire l'Amore" ed è partito a gennaio in due scuole medie di Ercolano (De Curtis e Ungaretti) e consta di 11 incontri.

Quali sono i punti cardine del suo progetto? 

Il "Progetto di educazione alla sessualità e all'affettività per l'adolescenza" ha un'impostazione olistica poiché, comprende non solo la sfera dell'educazione sessuale. I punti cardine sono stati sviluppati a partire dallo studio delle linee guida dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che descrivono quali sono le competenze degli educatori e gli obiettivi da dover realizzare per le fasce d'età in questo ambito. L'originalità del progetto, che mette in gioco le mie due mie competenze di ginecologa e consulente sessuale, è riassunto dal nome che gli ho dato: "Capire l'amore". Non si tratta di un progetto di prevenzione, ma di promozione, lo scopo è valorizzare la personalità dei ragazzi, far emergere le loro risorse interiori per fargli vivere al meglio l'affettività e le emozioni.

Come mai un progetto così innovativo è partito proprio ad Ercolano? 

In Italia ci sono delle proposte di legge per introdurre l'educazione affettiva e sessuale a scuola, ma non c'è nulla di definito, tutto è lasciato all'organizzazione locale.
Il progetto pilota che ho sviluppato è la prima volta che si sperimenta in tutto il sud Italia: esistono dei progetti al nord ma normalmente sono di competenza delle unità territoriali Asl e si svolgono in un apposito spazio dedicato alle scuole con figure competenti ognuna delle quali realizza un incontro con i ragazzi. Al sud questo tipo di progetti non si attuano e l'educazione affettiva viene lasciata all'organizzazione e al buon cuore di alcuni insegnanti. Io sono stata supportata dall'amministrazione di Ercolano che si è insediata in estate: durante la settimana del benessere sessuale ho aperto sportello pubblico nella Asl in cui ho prestato consulenza gratuita ai cittadini e devo dire che con grande sorpresa ho registrato una grandissima affluenza. Solitamente ci si vergogna di parlare di problematiche legate al sesso, ma poiché le persone mi conoscevano e stimavano già come ginecologa e perché da 5 anni dirigo insieme ad un'insegnante di matematica "Sex on radio" una rubrica nell'ambito di Radio Siani.
Nella settimana del benessere si sono rivolti a me ragazzi disabili con le famiglie, malati oncologici, madri che sono venute a chiedere come capire l'orientamento sessuale dei figli.
Visto il successo dell'iniziativa il Sindaco mi ha chiesto di preparare un progetto per le scuole medie. Fondamentale anche la giovane dirigente delle scuole De Curtis e Ungaretti, Fabiana Esposito, particolarmente attenta alle dinamiche psico-sociali dei ragazzi, entusiasta del progetto.

Qualche mese fa c'è stata una grave polemica sull'educazione sessuale da parte delle associazioni estremiste che sostenevano che "si insegna la masturbazione a bambini di 4 anni"… 

Io come madre mi spaventerei se sentissi questa cosa. Ma sarebbe impensabile ed eticamente scorretto insegnare la masturbazione. Si tratta di una strumentalizzazione delle associazioni estremiste cattoliche delle linee guida dell'OMS che dicono che si può parlare di masturbazione come strumento di conoscenza del proprio corpo, ma questo resta un atto intimo, che si fa in luogo privato.

Il progetto è sperimentato in una fascia d'età, quella adolescenziale, particolarmente difficile proprio nell'approccio alle relazioni. I ragazzi riescono ad aprirsi? 

Anche se le linee guida dell'OMS dicono che l'educazione sessuale ed affettiva andrebbe iniziata all'età di 4 anni, con linguaggio ed obiettivi commisurati alle varie fasce d'età, per il progetto pilota abbiamo scelto di partire proprio da quella fascia d'età più difficile, in cui si innescano cambiamenti fisici ed emotivi fondamentali.
L'obiettivo non è dire cosa si può fare e cosa no ai ragazzi, ma fare attività pratiche insieme in cui emergono le risorse spontanee di ognuno e da cui nascono punti di riflessione e di crescita. Lo scopo è imparare a vivere serenamente e liberamente la sessualità, l'affettività e l'emotività.
Un progetto di questo tipo è trasversale a tante problematiche giovanili poichè muove i passi dagli interessi dei ragazzi per trovare soluzioni ai loro problemi. Si interfaccia ad esempio con il bullismo infatti in uno dei primi incontri in cui abbiamo parlato di amore, amicizia e corpo, ho portato l'esempio della ragazzina di 12 anni che si è buttata dalla finestra (e che fortunatamente si è salvata) poiché subiva atti di bullismo da parte dei compagni. Da lì abbiamo poi parlato di cyber bullismo.

Oggi la sessualità, sembra passare necessariamente per il virtuale… 

Esatto, oggi la sessualità è filtrata attraverso i media, il telefonino, il tablet e dunque attraverso la pornografia. I ragazzi si avvicinano alla sessualità guardando immagini e imparando cose false che vanno sfatate. L'affettività sviluppata dai ragazzi oggi è spesso slegata dalla sessualità: filtrando le emozioni attraverso il virtuale, hanno maggiore difficoltà ad esprimerle, non riescono a guardarsi negli occhi, a darsi la mano, hanno difficoltà con il contatto con il corpo e a mettersi in relazione diretta con l'altro.
Non a caso  il primo incontro sentimentale è spesso mediato dai cellulari.
D'altra parte emerge da parte dei ragazzi una forte curiosità e voglia di mettersi in gioco, ad esempio negli esercizi di bioenergetica, sento la loro voglia di conoscenza di cose che sono per loro paradossalmente nuove, come guardarsi in viso.

Che ruolo hanno i genitori nell'educazione affettiva e come vedono il corso? 

La maggior parte dei genitori non sanno affrontare queste tematiche coi figli, ho spesso notato una gravissima ignoranza, ma sono stati felici di delegare a me e mi hanno dimostrato fiducia e affetto. Tuttavia c'è la necessità di coltivare un terreno quando si smuovono le zolle, e i genitori dovrebbero continuare il lavoro a casa. Per fortuna i genitori rappresentanti delle sei classi hanno aderito in toto al progetto e hanno chiesto un incontro formativo in itinere con le famiglie.

Nel corso si affronta il tema dei diversi orientamenti sessuali?

C'è un incontro specifico sull'orientamento sessuale. Noto nei ragazzi una grandissima confusione nell'interpretare le parole e capire i concetti che riguardano l'eterosessualità e l'omosessualità,  a partire da ciò in cui sono simili e in cosa diversi ragazze e ragazzi. Spesso i pregiudizi sono legati al piano dell'affettività ed è evidente nel linguaggio utilizzato dai ragazzi. Per loro c'era il "ricchione" che va con gli uomini, non l'omosessuale che sceglie di amare un uomo o una donna. Ora, grazie al corso, i ragazzini dicono "omosessuale, lesbica". In generale c'è una grande curiosità per questi temi e devo dire che c'è anche una buona integrazione delle diversità, ad esempio a scuola ci sono dei ragazzi disabili e sono ben inseriti.

L'Italia è fanalino di coda in Europa per le politiche che riguardano i diritti lgbt, ma spesso anche i giovani italiani sostengono che l'Italia non è pronta per le famiglie "arcobaleno"…

La società italiana è intrisa di stereotipi di cui dobbiamo liberarci, ma è in evoluzione: il fatto stesso di poter avere questo approccio con gli adolescenti significa che qualcosa sta cambiando.
Uno degli incontri del corso si chiama "Le forme della famiglia". Io non posso formare dei ragazzi secondo i miei pensieri e non sto a dire la mia opinione, ma do delle informazioni sulla realtà: che esistono questo tipo di famiglie in altri paesi, che c'è il dda Cirinnà. Si parla di famiglia come amore. Si parte da questo e poi i ragazzi formulano la loro opinione. Discernere e formulare pensieri, smuovendo il cervello rispetto alle pressioni della società, della famiglia o della chiesa è cultura.

Cosa si augura per il futuro? 

Credo fortemente nell'impatto sociale di un progetto di questo tipo. Educare alla sessualità e all'affettività è inclusivo anche nei confronti di ragazzi con storie familiari difficili, di disabili, di bulli e di vittime di bullismo. Mi impegno gratuitamente per la società e per i miei figli, perché spero che questo tipo di progetto diventi un'istituzione e che vengano messi a disposizione i fondi e gli operatori competenti e formati, sia in ambito scientifico che in ambito relazionale, per attuarlo. Purtroppo i sessuologi accreditati e abilitati in Italia sono pochissimi,circa 2000, in Campania 5. Nell'educazione bisogna avere grande competenza, coscienza e coerenza perché se si danno informazioni sbagliate si finisce per formare la mente dei ragazzi in modo sbagliato.
Ho organizzato la manifestazione finale del corso il 6 maggio ad Ercolano in cui inviterò gli alunni e le  famiglie, per dimostrare cosa hanno raccolto e proietteremo un video realizzato nell'ambito del progetto dalla giornalista Simona Petricciuolo. Saranno i ragazzi ad insegnare ad altri ragazzi. Se l'educazioni alla pari riesce significa che abbiamo vinto.

AdG