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Domenica 22 Maggio 2022




I Girolamini e l’amore per i libri di Napoli

Intervista a Mauro Giancaspro

mauro giancasproI libri: oggetti di amore altruistico, ma talvolta anche di bibliomania che può condurre ai crimini più efferati, come il ladrocinio delle opere della Biblioteca dei Girolamini. Per difendere il suo patrimonio inestimabile è nata a Napoli l’associazione Amici della  Biblioteca dei Girolamini presieduta da Mauro Giancaspro.

Scrittore e bibliotecario per oltre 30 anni, Giancaspro, con il suo immancabile filo di ironia, ci racconta il valore della biblioteca dei Girolamini e l’amore per la cultura dei napoletani.

Può spiegare il valore culturale della biblioteca dei Girolamini?

La biblioteca dei Girolamini è stata la prima ad aprire al pubblico a Napoli ai primi del seicento. I suoi ambienti sono di grande fascino e suggestione. La grande Sala Vico è forse una delle più belle al mondo, accanto a quelle di Camberra, del Trinity College di Dublino, dell’Abbazia di San Gallo. Pur essendo biblioteca di una congregazione religiosa, quella degli Oratoriani di San Filippo Neri, la maggior parte delle sue collezioni librarie non è d’argomento religioso e catechistico, ma di area umanistica e soprattutto di area filosofica e scientifica; molte le opere di astronomia, matematica, filosofia. Influì nella costituzione delle collezioni la frequenza assidua di Giambattista Vico che suggerì l’acquisto della collezione  del Valletta. Per i suoi manoscritti miniati, per gli incunabuli, le edizioni del cinquecento e seicento, ma anche per la preziosissima collezione musicale si può affermare che la Biblioteca dei Girolamini è una delle più preziose al mondo.

Lettura dovrebbe far rima con libertà. Come può chi ama leggere impossessarsi di un patrimonio culturale pubblico, compiendo un tale scempio?

Nel passato ci sono esempi di bibliofili che si sono macchiati di crimini pur di avere libri come tale Georg Tinius il pastore protestante  di Poserna, in Sassonia,  che alla fine del settecento arrivò perfino all’omicidio per il possesso di libri. Più che amore della lettura si deve parlare di bibliomania.

Cosa si prefigge l’associazione Amici della  Biblioteca dei Girolamini e quale appello fa ai cittadini?

L’Associazione di propone di affiancarsi alla biblioteca per sostenerla nei suoi sforzi di risanamento dopo i ben noti scempi subiti, di promuovere una più partecipata conoscenza del patrimonio librario della biblioteca con la convinzione che ciò che è meglio conosciuto è meglio difeso, di convogliare energie per favorire una riapertura al pubblico, di raccogliere fondi per cominciare ad avviare il restauro di opere danneggiate. Nel prossimo incontro aperto alla cittadinanza del 25 gennaio ne parleremo più dettagliatamente (n.d.r. l’incontro si terrà lunedì 25 gennaio alle 18.00 nel Foyer del teatro Augusteo).

I napoletani si sono dimostrati sensibili rispetto a questa causa comune?

La sensibilità dimostrata intorno all’Associazione è soddisfacente. All’appello che abbiamo lanciato in rete le adesioni appaiono numerose e appassionate e provengono da diverse fasce di età e da diversi ambienti sociali e professionali. Del resto l’apertura straordinaria dell’11 ottobre scorso in occasione della “Domenica di carta” ha visto un’affluenza entusiastica di circa 4.000 persone che hanno per ore aspettato in paziente fila per via Duomo il proprio turno.  I napoletani hanno dimostrato di sentire la biblioteca dei Girolamini come cosa loro.

Napoli è in fermento, tante sono le piccole realtà che vogliono recuperare aree della città e restituirle alla comunità promuovendo esperienze culturali dal basso. Cosa ne pensa?

Noi Napoletani dobbiamo sforzarci di liberare le vie dell’informazione  che riguardano la nostra città, affollatissime dai mali, dalle negatività e dai luoghi comuni, per fare conoscere  il fermento di nuove realtà già come l’ex Asilo Filangieri, l’Opg, e Lanificio 25 e nuovi centri di aggregazione culturale, dovuti all’intraprendenza dei cittadini; tanto per citarne qualcuna: il Giardino di Babuk o lo Zurzolo Teatro Live. Ma penso anche alle iniziative dell’Intergallery, del centro HDE, dello Spazio Guida e di tantissimi altre piccole fucine di cultura. Per non parlare del Museo Nitsch, del Pan e del Madre, che sono grandi realtà nuove.

Crede che i giovani amino ancora la lettura nell'era del digitale? Leggere è ancora un valore?

Leggere è sicuramente un valore. La lettura è innanzitutto un atto di libertà. Lo sanno bene e lo hanno saputo tutti i regimi forti e totalitari che hanno temuto il libro e lo hanno osteggiato fortemente e per fortuna inutilmente. Il digitale non ostacola la lettura; la cambia. Dice uno scrittore americano, Nicholas Carr che chi legge un libro cartaceo vi si immerge come un palombaro e chi legge in rete naviga sulle superficie del mare in acquascooter. Personalmente amo l’immersione del palombaro. Napoli è una città che legge?

Napoli è anche la città dei libri, degli scrittori e delle biblioteche; ma anche dei lettori. Che sanno scegliere e riconoscere i libri che val la pena di leggere.  Basti pensare, tanto per fare un esempio, all’Associazione Amici di Marcel Proust presieduta da Gennaro Oliviero. Ma penso anche alle nuove librerie aperte a Napoli; per restare a quelle del mio quartiere: la bellissima Mooks e la straordinaria Io ci sto .

Si dice che in Italia ci siano più scrittori che lettori. Pensa che si possa essere bravi scrittori senza essere lettori?

Personalmente non ho conosciuto, o letto,  scrittori che non siano stati lettori. Quanto al numero degli scrittori ricordo un simpatico aforisma anonimo: “Presto ci saranno più scrittori che lettori e gli scrittori chiederanno l’autografo ai lettori”.

Cosa pensa dei giovani scrittori napoletani?

Parlerei innanzitutto di scrittori italiani che sono nati a Napoli e che vivono a Napoli. È un momento d’oro per loro che scrivono e per noi che li leggiamo. Sono tantissimi e bravissimi e attivissimi. E sono tutti più giovani di me, e pieni di verve e di fantasia e perciò resteranno sempre giovani. C’è solo l’imbarazzo della scelta.  Alcuni sono già affermati e hanno vissuto l’emozione di vedersi tradotti in altre lingue, altri si stanno affermando, altri si stanno proponendo. E per fortuna per loro ci sono nuovi editori, operanti a Napoli con grande grinta disposti a scommettere su di loro, e ci sono nuove occasioni anche simpatiche di iniziative collettive. Ripeto è un momento d’oro per gli scrittori nati e attivi a Napoli.   Ne apprezzo tantissimi, tanto che preferisco non citarne nessuno.

In un momento di grande disoccupazione, consiglierebbe ai giovani di intraprendere professioni umanistiche che hanno a che fare con la scrittura e la lettura, piuttosto che scientifiche?

Ci ripetono molto spesso che i beni culturali sono il “petrolio” dell’Italia. Ed è vero. Quelli che se ne occupano stabilmente sono tutti abbastanza avanti negli anni. Bisogna lasciare spazio ai giovani. Ma se i giovani non conoscono bene  la nostra storia, la  storia dell’arte e, non ce lo scordiamo, il latino  e perfino il greco antico, come faranno a occuparsi dei beni culturali? Ci sono stati momenti in cui mi sono pentito di essermi laureato in lettere. Ma se avessi diciotto anni farei la stessa scelta.

Per lei quanto ha contato essere lettore e scrittore? Quale passione è venuta prima?

Difficile rispondere. Sono state sempre passioni parallele.

 

A quale suo libro è più affezionato e perché?

Forse il Morbo di Gutenberg pubblicato nell’ormai lontano 2003. Scrivendolo ho scoperto che dal modo di conservare i  libri, dagli appunti che vi si possono ritrovare, dal modo di segnalare o sottolineare alcune parti è possibile scoprire segreti di chi li ha posseduti. Così  a contatto con i libri di mio padre ho risvegliato ricordi perduti e in qualche modo ho recuperato a posteriori parte di un rapporto che non è sempre stato facilissimo.

Al momento sta lavorando a qualche progetto di scrittura personale?

Si, ma sarà una sorpresa!

Mauro Giancaspro fa da trent’anni il bibliotecario; ha diretto per dieci anni la Biblioteca Nazionale di Cosenza e per 20 anni dal 1995 fino al 2014 la Biblioteca Nazionale di Napoli.

Ha pubblicato, tra l’altro, Leggere nuoce gravemente alla salute nel 2001, Il morbo di Gutenberg nel 2003, L’ottavo giorno creò il libro nel 2005, L’odore dei libri nel 2007, Mi pare che ci manchi un po’ di sale (i quatantanove epigrammi) nel 2008 ed Elogio del recupero nel 2014.
E’ tra gli autori di agendO 2014 edita da Gesco. (http://www.napolicittasolidale.it/portal/vivi-sociale/libri/5920-agendo-2016-sopraluoghi.html)
Collabora con il Mattino, Arte in, e L’Almanacco del bibliofilo.

 L’Associazione Amici della Biblioteca dei Girolamini nasce in sintonia con la Direzione Generale delle Biblioteche per dare impulso alla rinascita di una biblioteca vittima di uno scempio realizzato in soli dieci mesi dal  giugno 2011 all’ aprile 2012 . Dall’aprile del 2012 a oggi migliaia di opere sottratte sono state recuperate grazie all’attività della Procura della Repubblica di Napoli e dei Carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio, attività che tutt’ora continua pur nelle difficoltà derivanti dall’assenza di inventari del patrimonio preesistente.

Alessandra del Giudice

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