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Giovedì 20 Gennaio 2022




Femme Chefs de Famille

Intervista a Mme Aminetou Mint Moctar

AminetouIn Mauritania, le donne sono prive dei diritti più elementari. Spose bambine, schiave, vittime di violenza. L'AFCF, Association des Femmes Chefs de Famille le difende. L'associazione che conta 1.2787 donne ed è presente con 13 sedi in tutte le Regioni è diretta da Mme Aminetou Mint Moctar.

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La presidente venuta in Italia per sostenere la causa di Mohamed Cheikh Ould M'kheitir, giovane ingegnere imprigionato con l'accusa di apostasia e in pericolo di morte, racconta la tragica situazione delle donne mauritane (solo nel 2014 l'AFCF ha raccolto 2.273 casi di violenza e 978 casi di matrimoni precoci) e lancia un appello alle associazioni femministe napoletane.

Quando è nata e come è diffusa l'associazione?

L'associazione è nata il 17 agosto 1999 in un momento di grande violenza, discriminazione, maltrattamento e schiavitù delle donne. E' diffusa in tutte e 13 regioni della Mauritania e lotta contro le violenze domestiche, sessuali, il lavoro domestico, soprattutto delle minorenni , la schiavitù , il razzismo e l'esclusione, ma anche contro la tratta e il matrimonio precoce poiché nel paese c'è una recrudescenza delle violenze e dei matrimoni precoci. Un altro obiettivo è l'accesso delle donne al livello decisionale. L'AFCF ha 6 centri a livello nazionale e 13 centri regionali in tutta la Mauritania. Lavoriamo quindi in tutta la Mauritania, con tutte le donne, intellettuali, rurali, donne nate schiave che non hanno diritto di decidere di se stesse, non hanno accesso all'educazione, al lavoro e alle risorse del governo, che sono marginalizzate, sfruttate, escluse e considerate una parte del bagaglio di beni del padrone.

Esiste ancora la schiavitù per legge in Mauritania? Come possono fare le donne per liberarsene?

La schiavitù è stata proibita dall'ordinanza 48 del 2007 scritta dalle associazioni che lottano per i diritti dell'uomo ed è stata adottata dallo Stato della Mauritania, ma malgrado l'esistenza della legge la schiavitù persiste ancora perché lo Stato non riconosce la sua esistenza e dunque non ci sono processi contro di essa.  Abbiamo una giustizia discriminatoria e schiavista diretta da magistrati feudatari e schiavisti. I casi di schiavitù non sono mai puniti, ecco che le donne vivono ancora la schiavitù, sia quella per discendenza/nascita sia la tratta moderna per motivi sessuali. Per quanto riguarda la schiavitù sessuale, nel 2014 solo nel data base dell'associazione abbiamo raccolto 2.273 casi di violenza e 978 casi di matrimoni precoci.
Sulla schiavitù per nascita non abbiamo dati poiché è un argomento tabù, ma ce ne sono molti soprattutto nelle zone rurali. Circa 260 casi sono arrivati alla capitale ma i dossier sono chiusi nei cassetti, le donne restano per strada e lo Stato rifiuta di giudicare i colpevoli.

Cosa fanno le donne quando si ribellano dalla schiavitù?

Oggi tutte le donne schiave che si ribellano finiscono per strada poiché non hanno soldi o proprietà e per loro non c'è alcun sostegno da parte dello Stato. In Mauritania non c'è lo spirito del donare da parte delle imprese o delle persone ricche, perciò il nostro lavoro è completamente di volontariato. Abbiamo un centro di accoglienza per donne vittime di schiavitù, ma al momento ci sono 145 bambini con le loro mamme vittime di violenza e schiavitù, e siamo noi che assicuriamo cibo, accoglienza e scuola per bambini e mamme. E' una situazione catastrofica.

Qual è la situazione generale delle donne?

Qualche piccolo passo in avanti a livello della partecipazione politica delle donne: abbiamo 8 donne ministro e il ministro degli esteri donna, ma sono un decoro in realtà, non fanno nulla per le donne. Per quanto riguarda la scolarizzazione è all'80%, ma i matrimoni precoci e le condizioni catastrofiche dei genitori che non hanno il modo di mandare le figlie a scuola, fanno si che la scuola sia abbandonata presto.  Se la scuola primaria è frequentata dall'80%, solo il 27% arriva alla scuola secondaria. Dunque nonostante le donne rappresentino il 53% della popolazione solo la minoranza va a scuola.
C'è una recrudescenza senza precedenza delle violenze, in particolare dello stupro. Piccole di 6 anni violentate e uccise con il collo rotto, Zeinep a 9 anni violentata e bruciata viva, una ragazza di 20 anni con un figlio di 3 anni incinta di 3 mesi è stata violentata e uccisa, gli occhi schiacciati, un'altra bambina di 8 anni violentata, uccisa, tagliata a pezzi e messa in un sacco, una di 13 anni sposata precocemente, incinta di 8 mesi è stata maltrattata e uccisa da suo marito. I genitori danno le figlie in sposa piccolissime o le vendono per la tratta nel golfo arabo: nel 2014 sono state inviate 200 ragazzine in Iraq. La donna è schiava non ha diritti sul suo corpo, è come una sedia, una scrivania. La donna in Mauritania non ha accesso alla giustizia anche quando è violentata, i magistrati le dicono che è colpa sua, che si è vestita con abiti corti o trasparenti o che si è truccata. Si cerca un alibi per incriminarla.  Non ci sono donne avvocato perché a causa delle pressioni e della discriminazione sono costrette a lasciare il proprio lavoro. C'è una sola donna avvocato che dirige un'associazione per i diritti dell'uomo ed è vittima di persecuzioni continue.

E infine Aminetou lancia un appello:

Siamo un'associazione che comprende 1.2787 donne in un paese di 3 milioni di individui che non è riconosciuta dalle istituzioni e ha un sacco di problemi, noi abbiamo bisogno di partenariati, di sostegno per raccogliere fondi per fare progetti insieme, di persone che ci aiutano nella ricerca di finanziamenti, creare una dinamica rispetto ai diritti delle donne.

Sito web AFCF: www.afcf-rim.org

Alessandra del Giudice

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