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Giovedì 16 Luglio 2020




Scendiamo in piazza per il ritorno ad una normalità diversa

assemblea pubblicaLa “pausa di riflessione” obbligata dal Covid 19 ha portato in tanti a ragionare sulle condizioni precarie della società odierna a partire dalla precarietà e disuguaglianza nel lavoro. Il 30 maggio le Reti sociali di Napoli nell'emergenza del Covid19 terranno Rovesciare il mondo, un’assemblea pubblica in piazza Plebiscito e sono tante le altre realtà che si stanno mobilitando in nome dei diritti umani.

A restituire la fotografia di questo momento storico sono le lunghe fila di senzatetto e di poveri che si affollano per un pasto fuori le mense sociali, le residenze per anziani trasformate in lazzaretti, il collasso del sistema sanitario e della medicina di territorio falcidiati da trent’anni di tagli e privatizzazione, la spietatezza ideologica e propagandistica contro gli outsider del nostro sistema sociale, come migranti e detenuti.

Dopo i mesi del lockdown, che sono stati per tutte e tutti un'esperienza senza precedenti, le piazze e le iniziative di questi giorni raccontano l'urgenza e la voglia di riprendere in mano il proprio destino mentre ancora incombono il dramma e le incertezze della pandemia e si materializza una gravissima crisi sociale ed economica. Se la rivendicazione della sicurezza del reddito per tutti non garantiti e delle tutele per i lavoratori sono alcuni punti possibili di una piattaforma che può avere capacità ricompositiva di fronte ai provvedimenti asimmetrici e inadeguati del governo, l'esigenza di ripensare i servizi pubblici, le città, la scuola, la sanità, il bisogno di tenere insieme cura, resistenza e relazioni umane, di sfuggire alle retoriche del paternalismo autoritario, dimostra quanto sia messo in discussione il nostro stesso modello sociale, alle cui diseguaglianze e discriminazioni questa tragedia ha fatto la radiografia. Per questo è nata l'esigenza di mettere a confronto vissuti, esperienze e rivendicazioni pubbliche in una prima Assemblea cittadina in piazza del Plebiscito. Affinché la distanza fisica da misura di prudenza sanitaria non diventi invece "distanziamento sociale".

Dai lavoratori e lavoratrici dello spettacolo a quelli della logistica, dai comitati per la scuola pubblica e i diritti dei bambini alle reti del mutualismo, alle azioni per la riappropriazione dei parchi, per la difesa della sanità pubblica e dell'ambiente, quelle dei disoccupati, i precari, i lavoratori autonomi, lo sciopero dei braccianti, tutti scenderanno in piazza Plebiscito il 30 maggio alle 17.30 per la prima assemblea pubblica "in presenza" della città di Napoli.

Questo l'APPELLO con i punti di discussione e di rivendicazione che nascono da contributi e interazioni fra attivisti, le reti ed esperienze che si sono mobilitate dal basso in questo periodo:

https://mypads.framapad.org/mypads/?/mypads/group/appello-30-maggio-vd6087a0/pad/view/appello-30-maggio-v46187i1

Dal confronto con soggettività ed esperienze di base sono emersi alcuni nodi chiave per questa presa di parola che è essa stessa una mobilitazione:

- la costruzione di una piattaforma socio-economica dei soggetti non garantiti: il reddito di base incondizionato e sufficiente a vivere per tutte e tutti i non garantiti, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, l'imposizione di un forte tassa verso i grandi patrimoni verso la riappropriazione di una ricchezza sottratta dallo sfruttamento e dalla speculazione, il rilancio dei servizi pubblici, il diritto alla casa, la ripubblicizzazione degli immobili e una nuova forma di equo-canone di fronte al pericolo imminente di una pandemia di sfratti, il controllo dei lavoratori sulla messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, l’estensione agli esclusi dei diritti di cittadinanza.

 -    La difesa dell’ambiente e del diritto alla salute insieme alla riorganizzazione del sistema sanitario pubblico. Abbiamo visto che lo stesso emergere del Covid19, come di altri virus zoonotici è probabilmente connesso all’invasione degli ecosistemi da parte dell’urbanizzazione selvaggia e dell’agroindustria multinazionale. Cosi come il coinvolgimento dell’inquinamento atmosferico nella diffusione del virus è oggetto di continui studi. Quali gli strumenti reali di monitoraggio epidemiologico e di tutela collettiva nella prossima fase della pandemia, quale il ruolo che può finalmente ritrovare la medicina di territorio con test massificati, diagnosi precoci e cure domiciliari.

- La capacità di riprogettare e rilanciare la scuola e l’università durante e dopo l’emergenza. La scuola e l'università come spazio pubblico di confronto tra pari e tra generazioni, esperienza sociale e formativa che non sia ridotta alla virtualità della didattica a distanza, che non faccia del corpo (docente e discente), dei suoi desideri, delle sue relazioni e della sua memoria un fatto accessorio, che non sia consegnata agli interessi delle piattaforme proprietarie e alla compravendita dei metadati. L’importanza di ripensare integralmente i processi di apprendimento e che punti sul coinvolgimento e sulla stabilizzazione di una nuova generazione di docenti.

- Come ripensare e autogovernare lo spazio pubblico e la sua fruizione, degli eventi culturali, dei parchi, delle spiagge libere, quale allocazione di risorse è necessaria. Come rivendicare un welfare capace di abbandonare le strutture concentrazionarie e insalubri nell’assistenza agli anziani e alle persone più fragili.

-Il futuro della nostra città oltre la monocoltura del turismo e il suo attuale declino. Tra le conseguenze sociali della pandemia c’è la disintegrazione di un modello di economia in cui l'accumulazione di profitti e la rendita si reggono sul lavoro nero e precario, dall’indotto della gastronomia a quello dei b&b. La necessità di rilanciare un’economia mutualistica di vicinato e un modello di sviluppo per la città che non sia riassumibile nella sua fallimentare musealizzazione. Una prospettiva che non può che partire dall’analisi dell’impatto che la crisi e le scelte politiche avranno sul sud.

- Crisi sanitaria e crisi democratica: la città e le comunità oltre gli sche(r)mi del securitarismo. Durante il lockdown decine di migliaia di persone hanno ricevuto multe e denunce. Perfino i senzatetto o persone costrette ad andare al lavoro o i sit-in di attivisti che "distanziati" esponevano uno striscione… Erano davvero “necessarie” !? In una situazione in cui evidentemente i comportamenti per il contenimento della pandemia erano già rispettati dalla popolazione malgrado fondamentali diritti costituzionali fossero compressi. Il tentativo e il rischio di trascinare questo clima oltre il lockdown rende evidente che la militarizzazione dei territori (come un certo discorso sul "decoro") finisce soprattutto per colpire i/le non garantiti/e e serve a garantire invece il controllo sociale e deresponsabilizzare politiche pubbliche che hanno creato fasce sempre più ampie di marginalità.

- come immaginare, sperimentare, pretendere nuove forme di decisionalità comunitarie incentrate sulla democrazia diretta, oltre il meccanismo della delega, per rimettere al centro della cooperazione sociale il bene comune piuttosto che gli interessi e i profitti.

Riflessioni per Napoli - Secondo ciclo di incontri: Mobilità

Un’altra iniziativa per una trasformazione della vita sociale è il 4° appuntamento è lunedì 1 giugno alle 18 con: Anna Teresa Alfieri, docente di Rappresentazione Territoriale presso la Facoltà di Architettura della Federico II di Napoli; Alberto Ramaglia, ex amministratore unico di Anm, ingegnere specializzato nei trasporti. Coordina: Antonio Somigliato.

Organizzazione ciclo: dapprima analizzeremo le aree dedicate ai pedoni, con relativi punti di forza e debolezza, e come queste si inseriscono nel resto del contesto della mobilità. In seguito parleremo degli strumenti a disposizione dei cittadini, come i mezzi di trasporto pubblico e privato, e le relative carenze e storture. L'obiettivo che ci prefissiamo è alimentare il dibattito su questi temi al fine di individuare e proporre soluzioni efficaci ai problemi che si riscontrano nel quotidiano.

Obiettivo: Per abbattere le diseguaglianze è necessaria una mobilità adeguata che metta tutti nella condizione di raggiungere facilmente il luogo di lavoro, la scuola dove si studia, l'università che si frequenta ma anche i luoghi di svago e piacere, che contribuiscono alla formazione degli individui, come cinema, musei, parchi. Senza sottoporre i cittadini a lunghissimi viaggi che pongono una distanza quasi incolmabile tra quartieri di una medesima città con tutte le conseguenze sociali, ambientali e psico-fisiche che ne derivano. Soltanto così potremmo livellare le differenze tra centri e periferie, nel pieno rispetto della dimensione ambientale e personale. Evento: https://www.facebook.com/events/697272914375089/

Diritto allo studio

In Campania, come in molte altre regioni di Italia, nessuna risposta da parte delle istituzioni amministrative e accademiche sul sostegno da dare agli studenti. Finora solo poche briciole insignificanti rispetto alla situazione più che emergenziale di questo periodo.

L’Università Federico II partecipa alla settimana di agitazione nazionale "Sette giorni per stravolgere le proprietà dell'Università" per far capire a quelle stesse istituzioni che è arrivato il momento di invertire le priorità del mondo dell'istruzione. Qui le rivendicazioni degli studenti:

http://noirestiamo.org/2020/05/12/tasse-universitarie-se-nessuno-ci-ascolta-organizziamoci-per-bloccarle/

Gli studenti stanno anche raccogliendo le risposte ad un questionario per avere una panoramica dell’esperienza degli studenti: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfhjRflwKFI2PsgN2wyPMP0ro1Aw5wMY1M3VGL_grNB8g4N2Q/viewform

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