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Martedì 2 Giugno 2020




Scuola sicura dopo l’emergenza Covid-19: il modello del Caselli De Sanctis

imagesSe a settembre non ci saranno le condizioni di massima sicurezza sanitaria per gli studenti e gli insegnanti, l’anno scolastico 2020-2021 potrebbe iniziare, e forse anche proseguire, avvalendosi di quella Didattica a Distanza (DaD), che è stata adottata nella stragrande maggioranza delle scuole italiane, come risulta anche da un questionario della Cisl scuola inviato a 2600 istituti.

Quindi, se lo scenario che si presenterà sarà quello che si sta ipotizzando oggi, le scuole dovranno adeguarsi per tempo, in un clima difficile e con un quadro evolutivo complesso.

Purtroppo ancora oggi la situazione non è chiara! Ci troviamo a vivere situazioni come le scuole dello Yemen bombardato o della Siria durante la guerra civile, ma con la piccola differenza che le guerre, prima o poi finiscono, mentre noi non sappiamo come questo virus evolverà. Una sicurezza però c’è! Offrire agli studenti la miglior formula possibile.

Purtroppo non tutte potranno aprire in sicurezza, garantendo le distanze. Mentre ce ne sono altre che già precedentemente al covid19, hanno operato strategie con lezioni all’aperto, classi con numeri contenuti, potenziamento delle piattaforme digitali.

A Napoli un esempio di eccellenza in tal senso è rappresentato dall’Istituto ad “indirizzo raro” Caselli De Sanctis.

«La nostra è una scuola molto particolare – spiega Valter Luca De Bartolomeis, direttore dell’Istituto - che ha ricevuto il riconoscimento di “indirizzo raro” perché rappresenta un’eccellenza del Made in Italy da proteggere e proiettare verso il futuro.Da noi il territorio è considerato materia educativa, la comunità non è fatta solo di muri e professori, i numeri in classe sono contenuti, per scelta, perché crediamo che un percorso di qualità non possa essere condotto in una “scuola pollaio”. Le lezioni all’aperto le facciamo da sempre, siamo immersi nel Real Bosco di Capodimonte. Già da tempo, abbiamo implementato i processi arricchendo la nostra offerta formativa con esperienze a diretto contatto con la natura».

«Il Real Bosco – prosegue il direttore - è esso stesso una grande opera d’arte, è il nostro “augmented space” reale e non virtuale, un’esperienza che non si può descrivere con le parole. Abbiamo anche una sede a un passo dal mare, il nostro Piano dell’offerta formativa è costruito su questo incredibile percorso che abbiamo chiamato “la passeggiata borbonica” passando per le mille sfumature di verde della nostra città, da quello della collina delle arti (Capodimonte) al verde del mare che “bagna Napoli”».

Anche prima dell’emergenza sanitaria, l’istituto aveva avviato la sperimentazione di alcune classi 4.0, gestite con tablet e app. Tra le attività anche la modellazione con stampanti 3D per la laboratorialità in remoto: per questo il Caselli De Sanctis sarà in grado di offrire un progetto educativo in sicurezza quando le scuole riapriranno e intende aprire le porte anche alle altre scuole ed estere l’invito ad altri enti e istituzioni. «Questa nostra best practice – dice Valter De Bartolomeis - potrebbe essere d’aiuto allo sviluppo di un’ipotesi praticabile per la nuova scuola. Siamo aperti al territorio e crediamo nell’opportunità di fare rete. Crediamo che sia importante replicare il modello innovativo che abbiamo costruito e mettere a disposizione ogni nostra risorsa per una crescita di comunità. Invito quindi il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Istruzione e tutta la Task force a visitare questa realtà per condividere la nostra esperienza e costruire tutti insieme un modello replicabile sulla base di elementi concreti e sperimentati. Le nostre porte sono aperte a chiunque voglia dialogare con noi, cercando attraverso il confronto strade percorribili. Mi auguro che la nostra esperienza possa essere d’aiuto».

Anche altre scuole hanno adottato il sistema delle lezioni “speciali”, per esempio a Salerno i professori non salgono in cattedra, ma al parco. Un’iniziativa portata avanti dalla professoressa Gilda Ricci – insegnante di filosofia dell’istituto superiore Alfano I – che con il registro e i libri sotto il braccio, ha tenuto la sua lezione agli alunni delle sue classi all’aria aperta, per non perdere neanche per un attimo il programma scolastico, per l’emergenza Coronavirus.

E promette nuove passeggiate a settembre se la scuola ancora non aprirà in maniera tradizionale.

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Ma vediamo cosa si ipotizza per la riapertura, tre sono i possibili scenari. 

1- La scuola riapre, ma per motivi di sicurezza le aule possono contenere soltanto metà degli alunni, un’ipotesi avanzata anche da Roger Abravanel in un articolo sul Corriere della Sera del 7 aprile, intitolato “Una fase due anche in classe”.

Questa risulta la più fantascientifica in quanto il raddoppio delle classi, sia per indisponibilità di aule sia per i costi insostenibili dovuti anche alla duplicazione degli insegnanti.

L’unica soluzione percorribile sarebbe quella di alternare presenza e distanza per periodi di 15 giorni o un mese, ammettendo in aula il 50% degli studenti mentre l’altro 50% studierebbe a casa.

2- La scuola non apre fino a dicembre quindi si riprenderebbe con il sistema adottato fin da ora (DaD) ma con modalità certamente meno affannate e improvvisate. Si adottano due diverse metodologie formative, da sottoporre anche in questo caso alla valutazione e decisione dei Collegi, essendo la disponibilità dei docenti essenziale per il suo successo.

3 - La scuola non apre per l’intero anno scolastico 2020-2021, ipotesi improbabile, ma che se si dovesse attuare prospetterebbe un homeschooling di massa, bisognerebbe ripensare un po’ tutto: durata degli studi; obbligo scolastico/formativo a 18 anni; essenzializzazione delle indicazioni nazionali e delle Linee guida con l’indicazione di obiettivi interdisciplinari affidati alla responsabilità dei docenti (curriculum enrichment) con largo ricorso a piattaforme e prodotti multimediali; eliminazione delle bocciature attraverso la personalizzazione dei percorsi e l’adozione di criteri valutativi non selettivi (del tipo delle classificazioni del Quadro comune europeo delle conoscenze linguistiche – CEFR); sviluppare la didattica blended, con riduzione delle attività in presenza, del cooperative learning e valutazione formativa continua, estesa alle competenze personali e sociali (soft o character skills) come la capacità di interagire con gli altri, la capacità di affrontare e risolvere problemi, la creatività, il pensiero critico, la stabilità emotiva e soprattutto la capacità di imparare a imparare. Una grande riforma, insomma, per rispondere a una grande sfida.

Silvana Aricò