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Lunedì 1 Giugno 2020




Emergenza coronavirus: il grido di aiuto delle piccole e medie imprese

Falconio: “Subito fondi di garanzia per attività produttive e liberi professionisti”

cover“Le conseguenze psicologiche, sociali e soprattutto economiche della pandemia saranno enormi, e la ripresa sarà molto lenta e graduale, se non addirittura chimerica, se non si interviene con le giuste misure”. Parola di Dino Falconio, notaio, giornalista e scrittore. “Questa non è una guerra o un terremoto, in cui sono stati distrutti palazzi e si contano danni materiali.

Anche se contiamo i morti, siamo di fronte a una situazione diversa: non ci sarà una ricostruzione, perché le attività restano in piedi materialmente, ma i commercianti, i liberi professionisti, tutte le attività commerciali e produttive che adesso sono chiuse faranno molta fatica a riprendersi”. Falconio immagina uno scenario in cui, senza farci tante illusioni, la ripresa della vita “normale” è ancora molto lontana: il contenimento durerà ancora fino all’estate: “Certo, non ce ne andremo belli e spensierati a mare, come se nulla fosse successo, perché sarebbe vanificare ogni sforzo e basta un solo nuovo caso per tornare in emergenza. Dobbiamo non farci trovare dal virus, questa è la sfida”.

Un’emergenza gestita male sin dall’inizio

“Questa emergenza è stata gestita male sin dall’inizio, quando ci dicevano che sarebbe bastato lavarci le mani di continuo  - spiega Dino Flaconio - l’emblema è diventato Ponzio Pilato, con un doppio significato, quello di una banale misura di sicurezza ma anche intendendo il modo di affrontare il problema, senza considerare i rischi reali”. Ad oggi, l’unico sistema per evitare il contagio resta quello del distanziamento sociale, se non si vuole arrivare al vero e proprio biocontrollo, il sistema coreano con cui si tracciano e mappano gli spostamenti e i contatti umani delle persone contagiate fino a due giorni prima dal paziente che risulta positivo al tampone. “Anche questa potrebbe essere una linea di condotta possibile con cui dobbiamo fare i conti socialmente e anche giuridicamente. Passata l’emergenza, quando tutto sarà tornato gradualmente a regime, siamo certi di essere pronti a una controllo continuo e costante da un ente superiore che setaccia le nostre vite, ci controlla il cellulare, viola la nostra privacy”?.

“Riprendere in mano la nostra vita sarà una cosa graduale, ci sarà ancora distanza tra le persone, con una grave compromissione sociale, perché ricordiamoci che i Social, che oggi sono così importanti, non sostituiscono le relazioni reali”, conclude il notaio napoletano.

Le categorie più colpite: commercianti, piccole e medie imprese, liberi professionisti

“Nel momento in cui si passa dalla fase 2 alla fase 3 e si potranno riaprire le attività commerciali ci sarà un primo step di contenimento che porterà comunque a una riduzione della domanda e, quindi, degli introiti”, spiega il notaio Falconio. “Non crediamo che sarà così facile ripartire, soprattutto nella misura in cui interi settori erano già in crisi prima di questa emergenza e hanno già dovuto ricorrere ai loro risparmi, cambiare stile di vita nell’anno della recessione economica con crescita economica zero. Ora come faranno a resistere senza la rigenerazione di risorse?”.

Due le categorie economiche più colpite: in primis, le attività commerciali e produttive su cui si regge la nostra economia, quindi la piccola e media impresa, che non ha grossi capitali e vive dell’incasso corrente, quello che manca in questo momento. Questi piccoli imprenditori, negozianti, parrucchieri, dentisti, ad esempio, continueranno ad indebitarsi, perché se è vero che per titolari di partita iva e lavoratori autonomi il decreto “Cura Italia” prevede una sospensione delle spese fisse (tra cui pagamenti obbligatori e versamento contributi previdenziali), resta comunque il problema di come far fronte dopo ai debiti, non avendo generato alcun reddito nel frattempo e in mancanza di grossi capitali.

L’altra categoria professionale a rischio è quella dei liberi professionisti, quindi, avvocati, commercialisti, per fare qualche esempio, che, secondo Falconio “non sono ricchi né privilegiati, come si pensa nell’immaginario collettivo, si devono fabbricare ogni mese da soli la loro busta paga e sono già messi pesantemente in ginocchio dalle sciagurate liberalizzazioni del passato: una categoria che soffre, con dignità, ma soffre”. “A me ha fatto specie vedere l’exploit di domande a Napoli per il bonus di 600 euro da parte di avvocati, ricordiamo che è destinato a chi guadagna sotto i 35mila euro”, sottolinea il notaio.

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Le proposte per ripartire: risorse a fondo perduto e fondi di garanzia 

Insomma, le misure temporanee rivolte ai lavoratori autonomi, come la sospensione di alcuni pagamenti obbligatori e dei contributi previdenziali, non bastano, perché, prima o poi, il debito dovrà essere pagato e le imprese potrebbero non resistere, senza la rigenerazione di risorse. “È il momento di stanziare risorse a fondo perduto, con cui superare la crisi e poi riprendere la vita normale – dichiara Dino Falconio - Sia per le famiglie che per le imprese vale lo stesso discorso: giusto sostenere tutti con contributi momentanei che servono in questa contingenza ma non è sufficiente”.

L’altra soluzione sarebbe istituire fondi di garanzia di accesso agevolato al credito a tasso simbolico a medio termine per consentire liquidità immediata agli imprenditori che poi potranno, nel tempo, rimborsare il dovuto. “Non si tratta di elemosinare ma di avere subito a disposizione delle risorse che poi saranno rimborsate”, queste le proposte che il notaio napoletano rivolge al Governo ma prima ancora alla Regione Campania, che con De Luca e Cinque, ha già fatto un ottimo lavoro: “Si tratta ora di reperire risorse per professionisti e piccole e medie imprese, quelle su cui si regge l’economia del nostro Paese”.

Maria Nocerino

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