Genitori e figli separati durante il covid

Deve valere il buon senso umano e sociale, spiega l’avv. Valentina de Giovanni  

figli separatiDeve valere il buon senso umano e sociale, spiega l’avv. Valentina de Giovanni  

In questo momento di grande confusione e paura a pagare un prezzo più alto possono essere i figli dei genitori separati. L’associazione di Napoli Arcidonna insieme ad altre realtà femministe è scesa sul piede di guerra con una lettera inviata al Governo in cui si chiedono misure specifiche per la tutela dei figli di genitori separati e dei bambini nelle strutture protette. Partendo dal contenuto della missiva abbiamo chiesto all’avvocato Valentina de Giovanni, presidente dell’AMI (Associazione Matrimonialisti Italiani) di Napoli, come dirimere la questione “divisione dei figli”.

Cosa pensa delle richieste presentate al governo dalle associazioni femministe?

E’ un momento molto difficile e il Governo avrebbe dovuto dare qualche indicazione in più ai genitori separati con figli. Basta considerare che la modulistica per il permesso di uscita, solo il 26 marzo ha incluso con chiarezza la dicitura relativa all’affidamento dei figli. C’è quindi la necessità di un intervento chiarificatore, ma non concordo sull’impostazione della lettera che presta il fianco a delle critiche. Soprattutto mi sembra contraddittorio suggerire da un lato che i bambini rimasti nelle case famiglia possano entrare e uscire e dall’altro che in caso di genitori separati - che già hanno regole rodate di divisione del tempo dei figli - sia il genitore che convive con i figli a poter stabilire per entrambi i genitori se è un bene o no per l’altro veda i figli in questo momento storico. La regola generale è che i genitori vogliono il bene dei figli, dunque non si può pensare assolutamente che questa decisione si possa gestire sulla base della volontà del solo genitore coabitante. Un provvedimento del genere sarebbe sproporzionato e la richiesta/proposta, così come formulata,  rischia di vanificare il pur apprezzabile sforzo fatto.

La preoccupazione riguarda soprattutto le donne che si sono separate per violenza che denunciano atteggiamenti poco responsabili dei padri per ciò che riguarda la protezione dei figli dal virus.

Certo esistono le eccezioni alla regola: se il genitore non collocatario ha già dato prova in passato di non essere responsabile e quindi di aver esposto il figlio ad altri rischi è opportuno rivolgersi al giudice; ad esempio in questi giorni ho avuto modo di riscontrare che il Tribunale di Napoli  ha sospeso le visite perché il padre con il suo comportamento esponeva il figlio al rischio di contagio. I giudici per le questioni di urgenza, come quelle che riguardano la tutela di un minore, non hanno sospeso la loro attività, per tutte le situazioni in cui non è ravvisabile l’urgenza deve valere il buon senso umano e sociale.

valentina de giovanni 1

Quale deve essere il buon senso in questo momento?

Se entrambi i genitori hanno, come nella maggior parte dei casi, una relazione sana ed equilibrata con i figli, non c’è nessun motivo per negare al genitore non convivente e ai figli di incontrarsi. Quindi è giusto nel possibile mantenere il diritto di visita, tanto più che non è opportuno che si faccia carico solo il genitore convivente della difficile condizione esistenziale in cui soprattutto i minori si ritrovano in questo momento di restrizione. Sarebbe un carico eccessivo ed ingiusto.  Nel caso in cui c’è un oggettivo rischio di contagio per il genitore non affidatario o l’impossibilità di condurlo in un luogo sicuro l’altro genitore può opporsi. E’ l’eccezione che va disciplinata non la generalità. Proprio perché la maggior parte dei genitori hanno a cuore il bene dei figli, alcuni papà mi hanno cominicato di essere pronti a fare  un passo indietro per salvaguardare i figli, auto sospendendo le visite perché costretti a lavorare fuori casa oppure perché vivono con genitori anziani e non sanno dove portare i figli. Nei casi in cui il genitore non possa incontrarsi con i figli consiglio a quello convivente di non limitare la possibilità delle videochiamate.

Cosa pensa dei ragazzini allontanati dai genitori che in questo momento non possono vederli?

È effettivamente una discriminazione interrompere le visite dei ragazzini allontanati, privati dei contatti con la famiglia, d’altra parte se un minore è stato allontanato significa che la famiglia si trova in una qualche difficoltà quindi mandarli a casa può rappresentare un rischio sia per il minore che per gli operatori che metterebbero a repentaglio anche la loro salute. E’ necessaria una corresponsabilità sociale in questo momento. Ho comunque notizia di tante interessanti attività culturali e ludiche organizzate nelle case famiglia per alleggerire, per quanto possibile, il vuoto affettivo che certamente in questo momento si farà sentire ancora di più.

Molti genitori non affidatari sono in grande difficoltà economica, cosa possono fare se non riescono ad inviare il normale mantenimento?

Fermo restando che chi deve dare l’assegno è passibile di denuncia in caso di inadempimento, ho consigliato ai padri che effettivamente sono nell’impossibilità di versare il mantenimento di provare a coinvolgere l’altro genitore ragionando in termini di solidarietà. Raccomando anche in questo caso il buon senso. Chi è un buon genitore deve continuare ad esserlo al di là dell’odio e del rancore e in questi giorni difficili ancora di più. Quindi è da condannare chi ha riserve economiche e strumentalizza la situazione per sottrarsi ai propri obbilghi/doveri, mentre va sostenuto chi non ha risorse per sopravvivere. Dovrebbe intervenire il Governo con un fondo per le fasce più deboli con un accesso facilitato anche per i padri in difficoltà, in modo che il nucleo familiare non venga a subire le conseguenze di un inevitabile inadempimento.

Le denunce per violenza di genere sono diminuite drasticamente, come mai?

Probabilmente perché le donne risentono della grande incertezza e confusione causata dal virus. Penso a loro con grande tenerezza e sono vicina telefonicamente alle mie assistite che si trovano in difficoltà in questo senso. Di fatto è importante che le donne sappiano che il numero verde dedicato e i centri antiviolenza continuano ad essere attivi nonostante il covid e che possono ugualmente trovare accoglienza e consigli utili. 

Alessandra del Giudice