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Sabato 4 Aprile 2020




Mancanza di dispositivi di protezione individuale: campagna di solidarietà a Napoli

mascherineSono sempre più numerose le sarte che stanno accogliendo l’appello di Gesco a fabbricare mascherine per la protezione individuale.  Un invito che sta ispirando iniziative analoghe non solo a Napoli ma anche in altre regioni d'Italia.

Di fronte a una confusione generale, occorre però fare chiarezza su alcuni punti fondamentali.

Fermo restando che per chi è a contatto diretto con pazienti positivi al Covid-19 le mascherine non bastano ma occorre un intero kit protettivo, al momento le uniche mascherine la cui efficacia è stata validata scientificamente sono le FFP2 ed FFP3, fatte di materiale impermeabile con particolari proprietà filtranti che le rendono sicure nell’evitare un eventuale contagio.

Tuttavia, in piena emergenza coronavirus e con una situazione di sostanziale carenza di dispositivi protettivi, solo dove il rischio di contagio è basso, è consigliabile, almeno in via precauzionale, anche utilizzare mascherine “non testate scientificamente”. Come quelle che, in queste ore, stanno cucendo sarte in tutto il Paese, in una grande gara di solidarietà che le vede in prima linea. Sta succedendo un po’ ovunque, da Nord a Sud: sarte e artigiani stanno realizzano mascherine di stoffa di diversa forma e colore.

Le mascherine vanno naturalmente disinfettate e sterilizzate, sono lavabili e quindi riutilizzabili, a differenza di quelle monouso.

Il tessuto consigliato è il lino, perché ha una trama più stretta, ma le persone stanno mettendo a disposizione diversi tipi di materiali, prevalentemente cotone, come le nonne pugliesi che hanno regalato a Irene Coppola - la sarta di Gallipoli che ha cucito in una notte sola 300 mascherine – antiche lenzuola di vecchi corredi molto resistenti e quindi utili allo scopo.

Ci sono poi le mascherine chirurgiche che, stando a ciò che raccomanda l’Istituto Superiore di Sanità, devono essere fatte indossare tempestivamente a tutti i pazienti che presentino sintomi respiratori acuti e devono essere messe in modo da coprire bene il naso, la bocca e il mento. La maschera, inoltre, deve essere cambiata se diviene umida, si danneggia o si sporca.

L’Agenzia Industrie Difesa (Stabilimento chimico farmaceutico militare) fornisce anche un vademecum su come sterilizzare le mascherine monouso.

Scarica qui il vademecum

La situazione a Napoli

La situazione in città cambia di ora in ora. Sui presidi socio-sanitari e nelle carceri ancora mancano, di fatto, i dispositivi di protezione individuale.

Di qui, la grande gara di solidarietà lanciata da Gesco, che ha fatto appello a tutte le sarte e alle persone abili con il taglia e cuci, che possano confezionare mascherine protettive. Servono come misura urgente per la protezione degli operatori impiegati sui servizi socio-sanitari in attesa della fornitura dei dispositivi di protezione individuale a norma che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

Il gruppo Gesco ha precisato che sta procedendo con ordini continui delle mascherine ma che questi restano inevasi, data l’emergenza nazionale. Parliamo di quantitativi enormi di cui necessitano gli operatori: ne servono almeno mille al giorno, e il totale è di 15mila se si considera l’emergenza per i prossimi 15 giorni.

Molte sarte hanno dato il loro contributo confezionando nella propria abitazione, mascherine in triplo strato di cotone da fornire agli operatori sociali. La notizia sta circolando attraverso la diffusione di un tutorial che spiega come fare.

Angela Giannini Zecca

Rosa Di Paola Tolino

mascherine 3

Guarda il tutorial

Per realizzare le mascherine servono pezzi di cotone di buona qualità ed elastici fini (per ogni ulteriore informazione è possibile scrivere a direttore@napoliclick.it). Ma non basta, bisogna fare di più.

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