| SEGUICI SU seguici su Facebook seguici su Twitter youtube
Sabato 4 Aprile 2020




Didattica a distanza. Docenti, famiglie e studenti nel tunnel del Digitale

didattica a distanzaDa un punto di vista sociale, la prima “vittima” dell’emergenza Coronavirus in Italia è stata la Scuola. Per ogni ordine e grado ragazzi a casa dal 4 marzo e fino al 3 aprile, ma con la buona possibilità che le “vacanze” forzate si protraggano anche oltre. Per risolvere almeno parzialmente il problema e non lasciare troppo indietro gli studenti nel programma scolastico è stato adottato il metodo della didattica a distanza.

Alunni, famiglie e insegnanti sono quindi finiti in un calderone in cui spesso ruoli, competenze e doveri sono stati, e sono ancora, confusi. Si, perché se è vero che le direttive del Ministero siano state chiare, non è altrettanto vero che quanto prescritto sia facilmente attuabile, considerando che l'efficacia della didattica “smart” richiede la coordinazione delle tre categorie sopra citate. Secondo decreto i dirigenti scolastici hanno attivato, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza, avendo fra l'altro riguardo delle esigenze degli studenti con disabilità. Gli insegnanti sono dunque in servizio seppure a lezione sospese. È loro compito non solo assegnare compiti ed esercizi, ma sviluppare delle vere e proprie azioni didattiche con la possibilità di confronti diretti usufruendo delle possibilità oggi offerte dal mondo del digitale: piattaforme quali Classroom o Padlet servono appunto a questo. I ragazzi, con il supporto delle famiglie, vi accedono collegandosi direttamente attraverso il sito delle scuole d'appartenenza. E mentre agli insegnanti si richiedono sicuramente un “know how” in materia di digitale e gli strumenti per una didattica innovativa non è così scontato che tali mezzi siano propri anche di famiglie e studenti.

Ad un paio di settimane dall'attivazione delle disposizioni ministeriali come procede questa esperienza? Ne parliamo con dirigenti scolastici, docenti, genitori e studenti, per una visione d'insieme che mette in luce una grande forza di volontà ma anche angoli oscuri. “La didattica a distanza è una risorsa che viene sperimentata per la prima volta in questa circostanza d'emergenza –  dice Claudio Finelli, docente al Liceo Scientifico Statale Caccioppoli di Napoli – I disagi sono conseguenza della mancata dimestichezza con le alternative didattiche, ma vengono compensati con un grandissimo sforzo degli insegnanti e dei dirigenti scolastici che stanno dimostrando tutti un'abnegazione al proprio lavoro fuori dal comune. Non sono un grande sostenitore del digitale perché, in situazioni ordinarie, ritengo che l'unico vero valore che possiamo trasmettere è quello che i “Millennial” non hanno: l'amore per il libro, le parole e l'umanità che vive nella trasmissione e nell'elaborazione libera e indipendente della cultura”. La mancanza del rapporto umano in quanto elemento insostituibile è espressa anche da Antonio Nebbia, docente della Scuola Secondaria di Primo Grado Aristide Gabelli: “Sentiamo la mancanza di un rapporto vis a vis, della reciprocità. E ci siamo sorpresi nell'osservare come i ragazzi abbiano manifestato un sentimento di nostalgia della quotidianità scolastica. Non abbiamo avuto difficoltà nell'utilizzo delle piattaforme on-line previste dalle direttive del Ministero, ma ne hanno avute le famiglie. Abbiamo quindi creato una rete telefonica in cui figure centrali sono state i colleghi di sostegno e i rappresentanti di classe, in modo da verificare la chiarezza delle indicazioni date. Un problema non considerato è quello delle famiglie non italofone: la nostra scuola è profondamente multietnica, e non è raro che le famiglie dei ragazzi non parlino bene la nostra lingua”. La difficoltà riscontrata dai genitori è espressa da Carla, mamma di Antonio, che frequenta la quarta elementare: “La prima criticità è relativa all'organizzazione della vita quotidiana: un bambino in età scolastica è a scuola cinque giorni su sette, dalle ore 8 alle 13e30: il concetto di scuola è legato a quel luogo e manca l'autorità anche fisica dell'insegnante. Per quanto riguarda lo svolgimento delle lezioni, molto dipende dalle materie: Abbiamo affrontato recentemente le divisioni con i numeri decimali ed è stato molto complesso. Un metodo didattico è proprio dell'insegnate che lo adotta e nessuno di noi genitori, indipendentemente dal nostro livello culturale, può renderlo proprio. Sapere delle cose è un fatto, insegnare, oltretutto a bambini così piccoli, è altra cosa”. E le scuole materne? “Il punto nevralgico per bambini così piccoli è principalmente il rapporto personale, la fiducia e la relazione anche d'affetto costruite faticosamente all'inizio dell'anno scolastico – dichiara Teresa, mamma di Gennaro e Nina, quattro anni e 18 mesi –   Le maestre sono molto presenti: ogni giorno ci segnalano attività da fare per lo sviluppare le loro capacità tattili, visive, motorie e di autonomia”.

Il quadro generale è fatto da Antonella Gesuele, dirigente scolastico napoletano a capo dell'Istituto Comprensivo Libero Andreotti di Pescia, in provincia di Pistoia: “Nonostante la scuola italiana preveda da anni modalità di didattica a distanza, le scuole si sono trovate dalla sera alla mattina a elaborare un progetto alternativo a quello tradizionale: i limiti sono da attribuirsi soprattutto a questo. Tenendo conto di ciò, nei risultati molto dipende dal corpo docente, dalla sua preparazione in materia di digitale, dalla capacità di coordinazione fra docenti e dirigente, dalla versatilità del team: tutto ciò è estremamente variabile. Altro punto nevralgico risiede nel concetto stesso di digitale. Si dà per scontato che i “nativi digitali” abbiano competenze in tutto ciò che riguarda il mondo del web ma non è affatto così. I ragazzi utilizzano soprattutto il cellulare, spesso non sanno cosa vuol dire scaricare un allegato o utilizzare una mail. E bisogna tener conto dei mezzi di cui dispongono le famiglie: si fa presto a dire utilizzate un pc e una connessione internet, ma di fatto il Ministero non ha considerato la possibilità di assistere a tal fine le fasce socio-economiche più deboli. In generale paghiamo uno scotto di un'infrastruttura digitale debole nel nostro Paese e questo sarà da considerare in seguito. C'è di buono che in questo momento di grandi incertezze, l'Italia si stia rendendo conto che almeno la scuola c'è. Ricevo quotidianamente, così come i docenti, mail e telefonate di genitori in cui ringraziano per gli sforzi che stiamo facendo”.

Interessante è il punto di vista dei destinatari di tutto questo: i ragazzi, i veri protagonisti di un' esperienza di rivoluzione scolastica sovrapposta a un clima di instabilità sociale generalizzato. “Con alcuni prof stiamo procedendo con video-conferenze in cui spiegano gli argomenti in programma, poi assegnano su Classroom, inviandoci file e video You Tube di approfondimento –  spiega Giuliana, al secondo anno del Liceo Scientifico Giordano Bruno di Grumo Nevano – Utilizziamo anche Docs, un programma che consente di svolgere esercizi con la supervisione in tempo reale dell'insegnante. Insomma, questa quarantena per noi non è affatto “riposo”: mi sveglio al mattino con un fitto programma di chat, conferenze e compiti da svolgere ma mi rendo conto che è necessario. Non sappiamo quanto questa emergenza durerà e rischiamo di riprendere la scuola con forti lacune”.

Chiara Reale