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Sabato 4 Aprile 2020




L’amore ai tempi del coronavirus: meno eros e più tenerezza

Ruggiero: “Le relazioni umane cambieranno per sempre dopo l’epidemia” 

corona amoreCome cambia l’amore ai temi del coronavirus? Meno contatto fisico ma più tenerezza, meno “eros” e più “filia”, nel senso di amicizia, rispetto, fiducia, complicità, comprensione. Tutto quello a cui stiamo rinunciando oggi, a causa delle restrizioni imposte dai Governi per evitare il contagio, dall’abbraccio al sesso, dall’incontro nella sua dimensione fisica allo scambio di sguardi dal vivo, acquisterà un valore enorme domani.

“Siamo fatti così, riscopriamo il valore di ciò che abbiamo solo quando lo perdiamo. Superata l’epidemia, nulla sarà più come prima in termini di relazioni umane e legami sociali. Ci accorgeremo dell’importanza di tutto questo e ciò ci renderà migliori”. Ne è certo lo psicoterapeuta Giuseppe Ruggiero (vice presidente AIMS) che ci racconta come sta giù tutto cambiando nel momento stesso in cui parliamo: siamo subito reperibili, parliamo da casa, in tutta calma, con una nuova dimensione del tempo. Insomma, qualcosa di buono questa epidemia ce la insegnerà, anzi ce la sta già insegnando.

Come cambia l’amore ai tempi del coronavirus?

L’amore ai tempi del coronavirus è meno “eros” e più “filia”. In tempi in cui fare l’amore, ma anche avere un contatto fisico ravvicinato, può essere rischioso, prevalgono la tenerezza, l’affetto, la leggerezza. È un amore nuovo questo, coltiva la fiducia e il rispetto. Naturalmente non tutto è oro ciò che luccica: nei contesti familiari dove ci sono violenze tra le mura domestiche o anche conflitti, occorre coltivare il rispetto dei confini, altrimenti potrebbe peggiorare la situazione con una convivenza coatta. Bisogna fare molta attenzione, soprattutto alle conseguenze che un aumento della litigiosità della coppia può avere sui minori.

In questo mondo già “nuovo” che ruolo hanno i Social?

Un ruolo vitale, ci aiutano a sentirci meno soli, ma soprattutto a percepirci come una comunità nel senso che siamo tutti nella stessa barca, preoccupati dalla situazione generale e con la speranza di uscirne al più presto. Anche il ruolo della rete, come quello delle relazioni umane, sta cambiando. Finora, eravamo abituati a un uso dei Social abbastanza indiscriminato: i contatti avevano sostituito le relazioni vere, ma oggi la situazione è ribaltata. Siamo costretti a comunicare a mezzo Social perché siamo stati privati della possibilità di incontrarci, abbracciarci, toccarci. Il paradosso è che stiamo riscoprendo il valore dell’incontro proprio perché è vietato incontrarci. È la privazione che aggiunge valore in un mondo in cui anche i legami più vicini, come quelli familiari, sono temporaneamente sospesi se non spezzati, almeno nella dimensione più espansiva cui siamo abituati. La differenza tra il prima e il dopo coronavirus è che ora i Social non sostituiscono le relazioni autentiche ma ne rappresentano un importante sostegno e veicolo, svelando al contempo quanto grande sia il desiderio di avere rapporti reali, ora più che mai. 

interno

Come sta cambiando la percezione del tempo, in un momento in cui siamo tutti invitati cautamente a starcene a casa?

Il tempo non è più tiranno, non si rincorre, il tempo c’è.  Oggi il tempo è dilatato, possiamo fare le cose con lentezza, anche se poi, finiamo anche in questo caso per impegnarci in tante di quelle cose che non ci sembra mai abbastanza. Certamente però abbiamo più tempo per noi, siamo soli, anche con noi stessi e possiamo riscoprire molte cose che non sapevamo. A cambiare è la qualità del tempo. 

Quindi, non tutto è perduto. Possiamo dire che questa “pandemia” già ci ha dato una lezione?

Quello che stiamo vivendo oggi non ha precedenti: stiamo scoprendo quanto tutti siamo estremante fragili ed è paradossale che un virus così microscopico da essere invisibile all’occhio umano stia mettendo in ginocchio il mondo intero, l’economia. Allo stesso tempo, in questa società globalizzata dove tutti siamo strettamente interconnessi, stiamo anche prendendo consapevolezza che dipendiamo gli uni dagli altri, quindi quello che succede in Cina non è più così distante, anzi ci riguarda eccome. Non possiamo più ragionare in termini individualistici. Naturalmente, pagheremo un prezzo molto alto per quello che sta accadendo ma di certo ne usciremo con una profonda trasformazione delle coscienze umane. Basti pensare a quello che sta succedendo nel mondo: infermieri e medici che stanno dando il tutto per tutto, il bisogno di sentirci vivi attraverso i flash mob, i legami sociali stanno già mutando.

Restare a casa: cosa fare per non deprimerci e non avvilirci?

Alcuni consigli per sopravvivere in termini psicofisici all’epidemia, soprattutto rispetto al rischio di depressione davanti a questo stato di ansia generalizzata: non bisogna sentire continuamente notiziari, occorre darci un limite, aggiorniamoci due, tre volte al giorno da fonti sicure, che sia la tv o i social ma è sbagliato stare perennemente sintonizzati per avere aggiornamenti da “bollettino di guerra”. È consigliato coltivare attività giornaliere anche se non in maniera rigida: basta darsi delle occupazioni, avere un tempo per sé, uno per i bimbi, uno per la lettura, uno per guardare un film, uno per riordinare e fare cose che prima non avevamo modo di fare. Soprattutto dobbiamo coltivare un pensiero aperto, sapere che ci sono morti, ma anche che si sta muovendo qualcosa, insomma dobbiamo coltivare la fiducia come sentimento. E quando si è in serie difficoltà, chiediamo aiuto ai professionisti, proprio in queste ore, ci sono tanti colleghi giovani e associazioni che si rendono disponibili all’ascolto anche in modo gratuito, soprattutto per le categorie più a rischio solitudine, come anziani e allettati.

Quale è l’arma più potente per uscirne?

Sicuramente la leggerezza e l’ironia possono aiutare. In questo, il popolo napoletano è maestro: non siamo solo quelli che sputano in faccia ai medici ma anche quelli che cantano, fanno satira e scherzano sulle “disgrazie” per sdrammatizzare ed esorcizzare la paura.

Maria Nocerino

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