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Giovedì 27 Febbraio 2020




Le case delle donne non si toccano: il presidio nazionale

Una manifestazione in Campidoglio per protestare contro la chiusura delle case delle donne.

cover primo pianoSi svolgerà martedì 18 febbraio dalle ore 16 alle 19,30 per iniziativa della Casa Internazionale delle Donne di Roma, che rischia ogni giorno lo sfratto, e la struttura Lucha y Siesta a cui, a giorni, saranno staccate le utenze sempre nella Capitale. Un dovere essere presenti per Lella Palladino, prima socia fondatrice della cooperativa sociale EVA (gruppo Gesco) e, fino a poco fa, presidente nazionale della D.i.Re Donne in Rete contro la violenza: “La casa siamo tutte. La Casa internazionale è un luogo simbolico oltre che uno spazio reale, è una priorità nazionale tutelarne il futuro. Siamo tutte idealmente in Campidoglio”.

Le Case delle donne non si toccano – si legge nel documento della manifestazione - Perché torniamo in piazza: perché la Casa Internazionale delle donne rischia ogni giorno lo sfratto. Da agosto 2018 il Comune di Roma ha revocato la convenzione ma le associazioni della Casa continuano a svolgere i servizi per tutte le donne, senza riconoscimento del loro valore sociale, senza alcun finanziamento da parte del Comune. Si cancellerebbe un luogo storico e simbolico del femminismo romano, patrimonio della storia dei diritti e delle libertà delle donne ma anche di tutta la città. Per Lucha y Siesta il 20 febbraio è previsto il distacco delle utenze, per volere di Atac spa con il sostegno del Comune, nella procedura di concordato per evitare il fallimento della municipalizzata più indebitata d‘Italia, nonostante la Regione Lazio abbia avviato le procedure per partecipare all’asta e acquistare l’immobile. Si vuole chiudere così un presidio sociale e politico contro la violenza e un luogo prezioso con 14 stanze in una città drammaticamente carente di posti in case rifugio e ben al di sotto degli standard previsti nella Convenzione di Istanbul. Lucha y Siesta e la Casa Internazionale delle donne sono laboratori culturali e politici riconosciuti che puntano sui sogni liberi ed autonomi delle donne che li attraversano. Noi siamo il sogno vivo, libero ed autonomo. Perché le Case delle donne devono restare aperte e moltiplicarsi in ogni territorio rivendicando progetti di sviluppo nati sui desideri delle donne che lì vivono. Perché si deve riconoscere la loro autonomia e il valore sociale, politico ed educativo che riversano intorno, sulle scuole, nelle associazioni e per le strade di tutti i quartieri. Noi siamo valore sociale, politico ed educativo. Perché il regolamento del patrimonio comunale in discussione disconosce di fatto il tessuto sociale, culturale e associativo che in questi anni ha tenuto insieme la città. Perché non siamo aziende e non ci curiamo di interessi privati, ma tuteliamo i nessi comunitari indeboliti dall'impoverimento culturale e dalla precarietà. Perché siamo in agitazione permanente verso lo sciopero globale femminista 2020”. Altre date importante: l’8 marzo sarà la giornata di mobilitazione sui territori e il 9 marzo si svolgerà lo sciopero femminista.

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La Casa Internazionale delle Donne

La Casa Internazionale delle Donne di Roma è situata nell’ ex complesso denominato “Buon Pastore” (fin dal ‘600 reclusorio femminile), destinato nel 1983 “a finalità sociali, con particolare riguardo alla cittadinanza femminile (Casa della donna, sede dei movimenti femministi)” (delibera n. 6325 del Comune di Roma), e assegnato, in parte, al Centro Femminista Separatista (CFS), costituito da dieci Associazioni e gruppi del Movimento femminista che, in cambio, lasciarono la Casa della donna di Via del Governo Vecchio.

L'occupazione nel 1987 dell'ala seicentesca - assegnata dal Comune con delibera d'urgenza all'Ente S. Croce alla Lungara - da parte di gruppi e associazioni di donne, poi federate nell’Associazione federativa femminista internazionale (Affi), rivendica la prevista destinazione, dando inizio alla lunga trattativa con il Comune per il restauro e la consegna dell'edificio all'associazionismo femminile.

Il progetto Casa internazionale delle donne, sostenuto dal Coordinamento donne elette del Comune di Roma e elencato tra le opere di Roma Capitale, viene approvato nel 1992. L’iter per la sua realizzazione porta alla Costituzione del Consorzio Casa Internazionale delle donne (oggi Associazione di Promozione Sociale) che sottoscrive con il Comune la convenzione, prevista dalla delibera di assegnazione, per gestire il complesso dell’ex Buon Pastore. La Casa Internazionale delle Donne è autofinanziata e non ha fini di lucro.

Nel tempo, è diventata una struttura aperta al territorio: un laboratorio dove si coniugano politica, impresa culturale e servizi, peraltro non concepiti disgiunti; un centro cittadino, nazionale e internazionale di accoglienza e incontro, promozione dei diritti, della cultura, delle politiche, dei saperi e delle esperienze prodotte dalle e per le donne.

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La Casa delle Donne Lucha y Siesta

La Casa delle Donne Lucha y Siesta nasce nel 2008 dal recupero e dalla valorizzazione di una palazzina degli anni ’20 di proprietà dell’Atac nella zona di Cinecittà. In sette anni questo luogo abbandonato si è trasformato in uno spazio di democrazia dal basso, luogo materiale e simbolico di autodeterminazione delle donne.

Un progetto di accoglienza abitativa e sociale al femminile che fornisce informazione, orientamento, ascolto e accoglienza alle donne che ne hanno necessità; dove si svolgono diverse attività culturali e produttive che rendono Lucha y Siesta uno spazio di socialità, condivisione di esperienze e competenze. In questi anni tantissime donne con le loro esperienze di vita hanno attraversato la casa e l’hanno plasmata, rendendola un luogo che contribuisce a rimettere in moto le intelligenze femminili calpestate, a ridare loro forza e valore.

Non una casa di accoglienza né un centro antiviolenza, sebbene il suo sportello di accoglienza faccia parte del circuito municipale antiviolenza, ma progetto di semi-autonomia nato dalla lotta e dall’autorganizzazione delle donne, un luogo che in poco tempo è divenuto un punto di riferimento nel panorama cittadino, che lavora in sinergia con servizi sociali, centri antiviolenza, sportelli per il disagio sociale, con realtà e associazioni delle donne, in un’ottica di autonomia e non di assistenza. Pur avendo avuto informali riconoscimenti dal mondo istituzionale, Lucha y Siesta non ricevendo finanziamenti, ha resistito semplicemente grazie ai contributi volontari di chi ha creduto nel progetto. 

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