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Mercoledì 19 Febbraio 2020




I profughi nel cuore dell’Europa di cui nessuno si occupa

L’allarme lanciato da Alfredo Nazzaro alla Giornata della Memoria di Psichiatria Democratica

COVER“Ci sono migliaia di profughi stipati in veri e propri campi di detenzione: succede a pochi passi da noi, tra Grecia e Turchia, nel cuore dell’Europa. Ma nessuno ne parla e l’Unione Europea, che pure sa, non sembra minimamente interessata a farsene carico”. L’allarme arriva dal medico Alfredo Nazzaro, tra i partecipanti alla Giornata della Memoria organizzata a Napoli il 7 febbraio da Psichiatria Democratica, responsabile della sezione medica della onlus umanitaria Stay Human operativa nei campi profughi della rotta turco-balcanica, a est del Mediterraneo.

Forse non tutti sanno che oltre tre milioni di persone vivono stipate in campi militarizzati, circondati da grate metalliche fatte di filo spinato, dove ricevono un trattamento vergognoso: non vivono, sopravvivono, dormono per terra senza materassi, ricevono due pasti al giorno di cibo preconfezionato gestito dall’Esercito e mezzo litro di acqua al giorno. Ricevono un contributo di 90 euro al mese. Il 20% è costituito da bambini, il 40% da donne. “Tutto questo accade nell’indifferenza totale dell’Europa, di loro non si occupa nessuno, la politica sa ma nasconde la polvere sotto il tappeto”, racconta Alfredo Nazzaro, che ha lavorato come medico nei campi greci e bosniaci, “veri e propri campi di detenzione”. 

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Chi sono queste persone?

Si tratta di profughi e rifugiati politici, arabi, iracheni, ma anche africani, sradicati violentemente dai loro territori perché in fuga da guerre e carestie. “Una popolazione sospesa nel niente, che non può tornare indietro - anche perché anche se queste persone tornassero al loro paese potrebbero non trovare più nulla della loro casa e famiglia - né andare avanti, perché impossibilitata a muoversi, veri e propri prigionieri in campi militarizzati”, spiega il medico di Stay Human.

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La Onlus, nata a Pesaro nel 2015 per iniziativa del macedone Musli Alevsky, che volle rispondere in qualche modo alla seconda ondata di profughi dalla Siria, ha denunciato più volte la situazione, come avevano già fatto altre Onlus e Ong, ma le denunce sono cadute nel nulla. Anche la stampa nazionale ha dedicato nei giorni scorsi un servizio alla condizione imbarazzante che va avanti nella totale indifferenza delle istituzioni, evidenza già rilevata del resto dall’europarlamentare Pietro Bartolo, il noto medico di Lampedusa, con una interrogazione parlamentare.

Un popolo che vive in un limbo di filo spinato

In Turchia i profughi sono 3milioni e mezzo; in tutta la Grecia sono 150mila persone, di cui quelle intrappolate nei campi sbarchi sono 60mila. Ricordiamo che sono circa 71 milioni i migranti in movimento in tutto il mondo in questo momento, tra migranti economici, climatici, chi scappa da guerre e carestie.

“In Grecia, dove al governo c’è la Destra di Alba Dorata e gli assalti ai campi rom sono all’ordine del giorno, spalleggiati dalla polizia – sottolinea Nazzaro - si trovano in isole come Chios e Samos, qui vivono in condizioni inumane molte più persone di quante potrebbero starci. Un esempio: nel campo di Moria, a Lesbo, vengono ‘ospitate’ 21mila persone su una capienza regolamentare di 3mila”. Non si immagina in che condizione imbarazzante vivano: anche se hanno la libertà di uscire, in realtà, stanno così lontani dai centri abitati e senza mezzi di trasporto che sono in trappola. Nel Paese non c’è alcun sistema di accoglienza né di integrazione, anzi, il Governo ha annunciato che, nei prossimi anni, queste persone saranno deportate in veri e propri campi di detenzione in isole deserte.

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La fine che fa chi prova a scappare e la responsabilità dell’UE

La rotta più facile per arrivare a noi è quella di attraversare i Balcani occidentali, ma meglio non provarci, stando a ciò che ha denunciato la Onlus di cui il dottor Nazzaro è responsabile medico.

“La cosa più gentile che fanno i poliziotti a chi prova a scappare è che gli tolgono le scarpe e li fanno tornare indietro nella neve, per cui queste persone si trovano a fare chilometri e chilometri a piedi e succede che, per via della cancrena, i piedi vengono poi amputati”.

La cosa più grave è che tutto questo accade nel cuore dell’Europa: l’UE ha una responsabilità enorme, ha scelto di rimuove il problema, un problema che conosce molto bene, ma ha semplicemente deciso di nascondere la polvere sotto il tappeto.

Maria Nocerino

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