| SEGUICI SU seguici su Facebook seguici su Twitter youtube
Mercoledì 29 Gennaio 2020




“Non c’è un allarme sociale, ma la questione va affrontata in modo coerente e sinergico”

Minori e Alcol: ne parliamo con Anita Rubino della Asl Na1  

alcol e minoriNel periodo delle feste è emerso in modo ancora più evidente il tema della vendita e dell’abuso di alcolici da parte di minorenni nel Centro Storico e nei baretti di Chiaia. Per discutere dei rischi e delle possibili soluzioni al problema abbiamo incontrato Anita Rubino, referente della Promozione Salute del dipartimento delle dipendenze Asl Napoli 1.

Il fenomeno dell’uso e dell’abuso di alcolici da parte di minorenni è una novità? 

Sembrerebbe che tutta l’economia della vita notturna si basi sulla vendita di alcolici portata all’eccesso e sebbene ci siano dei controlli è difficile fare da filtro rispetto ai minori. E’ un fenomeno che abbiamo registrato da tempo, non tanto perché arrivano minori ai Serd, ma perché abbiamo raccolto informazioni grazie ad altri progetti di prossimità come Hybrid e nell’arco della sperimentazione della consulta degli operatori della notte nella seconda Municipalità, che avremmo voluto estendere anche al quartiere Chiaia. Inoltre tutti i Serd della Napoli 1 che incontrano gli studenti nelle scuole superiori sia per progetti sul consumo di sostanze che sull’educazione sulle malattie sessualmente trasmissibili ci hanno restituito uno spaccato dei consumi dei ragazzi prevalentemente orientato all’alcol e all’hascisc. Non siamo in una casistica da allarme sociale, ma la questione si sta ponendo con forza e ci fa interrogare: è importante coglierla velocemente.

Esiste un target di consumatori minorenni?

Non c’è un target, anche i ragazzi del primo anno del liceo di 14 e 15 anni hanno già esperienze con l’alcol. Spesso ci si trova di fronte alla sorpresa dei genitori: “Non me lo sarei mai aspettato”. Tuttavia l’idea che si inizi l’esperienza con l’alcol o con le droghe leggere perché ci sono dei problemi personali è falsa. Si inizia per curiosità e perché nella nostra società ogni fenomeno è portato all’estremo, dal possesso di oggetti di consumo, all’alcol, alle relazioni. Ma in fondo i ragazzi hanno gli stessi meccanismi di funzionamento o mal funzionamento del mondo degli adulti.

Quali sono i rischi dell’abuso in età così precoce?

Quando i ragazzi sono così piccoli c’è una questione fisiologica: poiché si trovano nel momento dello sviluppo hanno una difficoltà a regolarsi e il coma etilico e il collasso sono molto più frequenti e acuti perché l’organismo non consente di metabolizzare bene l’alcol. Ciò che va bene a 25 anni non va bene a 15 . Un altro problema è che gli amici anche loro molto giovani non sanno come reagire e scappano via invece di chiedere aiuto perché si sentono stigmatizzati. 

Qual è il modo giusto di affrontare la questione?

A partire dalla nostra esperienza sappiamo che le politiche proibizioniste ci aiutano a porre dei limiti, ma non ad affrontare la questione nella sostanza perché c’è bisogno delle regole come limite esterno, ma c’è anche bisogno che i genitori si riapproprino di una modalità diversa di ascoltare i propri figli per poi cogliere eventuali segnali d’allarme. Invece gli adulti non sono abituati ad ascoltare e tendono a stigmatizzare i comportamenti a priori, questo crea degli ostacoli nella comunicazione. Il genitore in questo momento deve avere la capacità di controllare le reazioni facendo si che i ragazzi raccontino cosa sta succedendo: solo se ci poniamo come adulti comunicativi e quindi significativi possiamo far passare informazioni utili. 

Anita Rubino

Quali sono i servizi che offrite come Asl Napoli 1 sulla questione alcol?

Ogni Municipalità ha un Serd dove è possibile rivolgersi per una consulenza infatti tanti genitori vengono a chiederci informazioni. Inoltre in molte scuole realizziamo, in collaborazione con il terzo settore, percorsi di promozione e prevenzione del rischio.

E’ un lavoro che riguarda gli insegnanti e gli studenti e abbiamo iniziato con successo anche corsi di formazione per i ragazzi pear to pear nei quali gli stessi ragazzi informano altri ragazzi sull’uso delle sostanze per moltiplicare l’effetto degli interventi. Tuttavia questi progetti andrebbero implementati e diffusi in modo capillare poiché ci sono quartieri bombardati di percorsi e altri in cui sono assenti, tanto è vero che come Asl stiamo monitorando la situazione sul territorio cittadino. Inoltre bisogna fare offerte ai ragazzi che siano appetibili, che li incuriosiscano e li facciano sentire presi in considerazione. Dai nostri feedback è evidente che i ragazzi hanno molta voglia di raccontarsi e scambiarsi esperienze e che la maschera del “so tutto” scompare velocemente per lasciare spazio al racconto di dubbi e paure. 

Quali sono le azioni da implementare o da mettere in capo per il futuro?

I percorsi nelle scuole, come dicevo, vanno incoraggiati e poi va assolutamente ripresa l’esperienza della consulta della notte estendendola ad altri quartieri e coinvolgendo i gestori dei locali affinché propongano offerte di consumo diverse ai minorenni. In ogni bisogna impegnarsi in un lavoro di rete a 360° in rapporto con: famiglia, genitori, Asl, locali della notte, nonché pediatri e medici di base mettendo poi a sistema le risposte. L’alcol va rimesso in circolazione in un dialogo. Un esempio significativo che andrebbe clonato è quello del Tavolo di Ponticelli che lavora da tanti anni sul tema dell’adolescenza facendo attenzione alla coerenza delle offerte formative nelle scuole senza che ci sia una sovrapposizione.

Alessandra del Giudice 

agendo 2020 banner
Prenota la tua copia inviando una e-mail a comunicazione@gescosociale.it
napoliclick
amicar 500

Archivio Napoli Città Sociale