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Mercoledì 29 Gennaio 2020




Una scuola senza muri: intervista a Laura Bosio sull’incontro

Laura BosioLaura Bosio, autrice del libro Una scuola senza muri ci racconta le radici e le ali di un racconto sulle migrazioni e i migranti raccolto in prima persona in qualità di direttrice della scuola di italiano Penny Wirton di Milano.

La Bosio sarà ospite alla rassegna di letteratura e musica prodotta dalla Fondazione Pietà de’ Turchini, a cura di MiNa vagante Il suono della parola. L’incontro condotto da Lorenzo Pavolini dal titolo Musica aperta, parole del Mondo si terrà domenica 8 dicembre alle 12.00 nel Teatro di Palazzo Donn’Anna, a Largo Donn'Anna a Posillipo 9, Napoli e vedrà l’autrice dialogare con la musica del violoncellista e compositore, Luca Signorini per mostrare quanto sia grande la potenza formativa dell'arte e della cultura per costruire un’apertura reale.

Vengono da lontano. Si chiamano Makan, Idowu, Teresa, Bomani, Trésor, Mariela, Amadou. I loro fragili passaporti li condannerebbero a restare dove sono, nel deserto della miseria e della guerra, ma non hanno altra scelta. Laura Bosio, che insieme a tanti volontari li accoglie nelle aule della sua scuola senza muri, dove “italiano” significa ascolto, dialogo, incontro inaspettato, dà voce alle loro storie, incrocia i loro sguardi, accoglie le loro reazioni nel libro Una scuola senza muri. 

Lei dirige la scuola di italiano Penny Wirton di Milano, ci racconta come è organizzata.

La scuola nasce nel 2015 su sollecitazione di Eraldo Affinati e ha lo spirito e il metodo tipici di tutte le Penny Wirton: accogliamo gli studenti tutto l’anno, non ci sono voti e classi e c’è il rapporto 1 a 1 tra allievo e insegnante. Rilasciamo un attestato di frequenza e aiutiamo i ragazzi a preparare i test di lingua per ricevere il permesso di soggiorno, ma non chiudiamo gli occhi di fronte alle difficoltà e cerchiamo di assisterli anche nella questione dei documenti grazie ad un avvocatessa che collabora con noi. L’anno scorso abbiamo avuto più di 320 allievi con 150 insegnanti tutti volontari. Ci autofinanziamo grazie agli stessi insegnati e all’organizzazione di cene e piccoli eventi. Il denaro che raccogliamo serve per il materiale didattico. È una scuola povera, ma non ci manca l’essenziale.

Il libro è a metà tra un romanzo e un saggio con brani tratti dalla Bibbia.

I racconti partono dall’esperienza della scuola e dalle mie riflessioni sulle migrazioni, cerco di spiegare chi sono i migranti, cosa ci portano e a quali difficoltà vanno incontro, quali sono le paure ingiustificate che scatenano. Sono una lettrice dei testi biblici e quando ho iniziato a scrivere il libro mi tornava in mente spesso l’episodio della lotta di Giacobbe con l’angelo: una battaglia che si svolge al buio con uno sconosciuto, Giacobbe non sa con chi lotta e questo gli fa scoprire la propria identità. Questa esperienza è vicina a quello che fanno questi ragazzi e ragazze: si imbarcano al fondo di una nave, verso una meta ignota, forse non sanno neanche cosa è il mare prima di partire. Questo processo di scoperta di sé e della propria individualità, che sono obbligati a compiere e che noi diamo per scontato, li rende uomini e donne consapevoli e forti.

Cosa è il pregiudizio?

Bomani, un ragazzo che in due anni ha preso il permesso di soggiorno e oggi lavora in una lavanderia industriale a tempo indeterminato, ad una sociologa che è venuta a scuola per una ricerca sulla percezione del razzismo, aveva fatto questo esempio: “Se alla fermata del bus mi avvicino ad una signora per chiedere informazioni sugli orari e la signora stringe la borsa e si allontana lo posso capire, anche tra di noi c’è brutta gente. Ma se io spiego alla signora che voglio solo chiedere l’orario e lei continua ad essere diffidente, questo è un pregiudizio”. Se uno si chiude può inventarsi tutti i pregiudizi e immaginare tutti i disastri possibili, se uno si apre all’esperienza diretta scopre che il pregiudizio non ha nessun fondamento. Vivere in assenza di odio, pregiudizio, paure infondate costruisce qualcosa di meglio per tutti. È l’esperienza di questa scuola che me lo dice.

Come è una scuola senza muri?

È uno scambio reciproco, noi insegniamo l’italiano e aspetti della cultura del nostro paese in cui sono approdati, loro ci portano il loro mondo e questo scambio si arricchisce nel tempo e arricchisce noi che insegniamo. Ad esempio c’è il nostro allievo Makan del Mali che ha scoperto venendo qui di saper fare dei disegni bellissimi e il suo talento è così evidente che è stata realizzata una sua mostra nell’ambito di Book City.  Abbiamo studenti delle scuole superiori che vengono a fare un percorso di alternanza scuola lavoro da noi, diventando insegnanti e questo è un modo esemplare di cittadinanza attiva perché non solo consente agli insegnanti di conoscere da vicino la situazione dei migranti, ma anche di essere un volano sociale speciale per il cambiamento. Alla ragazza, all’amico, ai parenti l’insegnante può dire: “Io ho insegnato, conosco, ci siamo capiti, ci siamo riconosciuti”. Quelli che nascono a scuola tra insegnante e allievo sono rapporti forti e i muri non si creano proprio. L’incontro manda via tanto buio.

Laura Bosio 1

I ragazzi raccontano le loro storie a scuola? Ce ne è una che l’ha colpita maggiormente?

Facciamo poche domande sul loro passato, ma si stabilisce un rapporto di fiducia e piano piano gli allievi si aprono, raccontano le storie un po’ per scorci, è il loro modo di ricucire le vite spezzate. L’apprendimento della nuova lingua li aiuta ad avere una nuova consapevolezza nel rileggere la loro vita. La storia che mi è rimasta più a cuore è quella di una donna del Senegal di 22 anni, analfabeta nella lingua di origine, mai andata a scuola, aveva una voglia di studiare e imparare commuovente. Veniva in classe con il bimbo di sei mesi che era assistito da una volontaria, ma lei lo avvolgeva di affetto e tenerezza appena poteva. Solo con il tempo è venuto fuori che il bambino era figlio di uno stupro in un lager in Libia. Quando è partita per il viaggio era incinta, giunta in Italia ha voluto tenerlo e lo ha chiamato Destiny. Lei continua a vivere qui, è entrata in un programma del Comune di Milano e ora frequenta una scuola dove c’è anche l’asilo. Un passo in più verso una vita più stabile è stato compiuto.

Crede che ci riprenderemo dal momento buio che stiamo vivendo?

In questi anni viviamo una crisi economica, politica, ma soprattutto c’è una crisi di umanità. Ho avuto momenti di sfiducia: qualche anno fa le persone che erano disperate a vedere foto del bambino riverto sulla spiaggia, qualche anno dopo pensavano o straparlavano di cose spaventose senza umanità. Oggi credo che ci siano molte persone che hanno voglia di ascoltare un altro modo di vedere le cose, lo testimoniano le tante sardine nelle piazze. Vedo il bicchiere mezzo pieno: la maggioranza delle persone mano mano si renderà conto che i migranti sono qui per ricordarci che c’è un altro modo di stare al mondo.

Quale è il modo di stare al mondo dei migranti?

Non credo che i paesi poveri siano meno sbagliati dell’occidente. I migranti vengono da paesi molto violenti, dove c’è ferocia, discriminazione, ci sono lotte tribali, dove non c’è una cultura pacifica infatti i migranti fuggono dalla devastazione, dalla guerra, dalla povertà, le persone che migrano non possono fare altro. Chi viene qui ha già fatto un passo per stare in un modo diverso al mondo. Nei loro gesti manifestano la cultura antica da cui provengono, penso ad un ragazzo del Ghana che aveva messo da parte una mela e l’aveva portata al suo insegnante. Io ho pensato che finché c’è qualcuno che ti regala una mela, il mondo forse è salvo.  

Alessandra del Giudice

Laura Bosio, nata a Vercelli, vive e lavora a Milano. Tra i suoi libri: I dimenticati (Feltrinelli, 1993, Premio Bagutta Opera Prima), Annunciazione (Mondadori, 1997, Premio Moravia; nuova edizione Longanesi 2008), Le stagioni dell’acqua (Longanesi, 2007, finalista Premio Strega), Le notti sembravano di luna (Longanesi, 2011) e, con Bruno Nacci, Da un’altra Italia (Utet, 2014) e Per seguire la mia stella (Guanda, 2017). Ha curato volumi antologici sull’esperienza mistica, filosofica e spirituale nella letteratura delle donne, confluiti in D’amore e di ragione. Donne e spiritualità (Laterza, 2012). Dal 2015 dirige a Milano la scuola di italiano per migranti Penny Wirton, nata a Roma nel 2008 per iniziativa di Eraldo Affinati e Anna Luce Lenzi e poi diffusa in molte città d’Italia.

Laura Bosio, Una scuola senza muri, Enrico Damiani Editore, in libreria e in e-book dal 7 novembre, ISBN 978-88-99438-46-3, pagine 136, Euro 14.00. Il libro contribuisce al sostegno della scuola Penny Wirton di Milano.

Tutti gli incontri della rassegna Il suono della parola sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili. Info: www.turchini.it; www.facebook.com/ilsuonodellaparola/

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